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Space Available Here. Riconoscenza, Etica, Semplicità, Intelligenza Estesa: le parole d’ordine al Wobi sempre più italiano e sempre più creativo
La due giorni milanese del World Of Business Ideas comincia a darsi obiettivi sempre più ambiziosi. Nata tredici anni fa come manifestazione nazionale sulla leadership e la formazione della classe dirigente nazionale, si sta trasformando sempre più nel massimo momento di stimolo alla presa di coscienza del vero ruolo dei manager italiani.
E’ diventata, anche nella tipologia dei relatori, sempre più adatta agli spiriti creativi, come ormai si sentono i dirigenti delle grandi organizzazioni nazionali, schiacciati tra una crisi che sembra senza fine ed una rivoluzione tecnologica e sociale che costringe tutti a non avere più punti di riferimento comodi, stabili, rassicuranti. Da cui il tema di quest’anno, Be Beta: la necessità di essere perennemente in uno stato di prototipo da perfezionare, sia come individui che come organizzazioni.
Anche per questo i relatori al Wobi provengono sempre più del mondo della creatività, e si registra una presenza sempre maggiore di italiani. Quest’anno Di Montigny e Morace hanno incantato raccontando la società e gli individui del nostro Paese come solo dei nostri concittadini possono fare. Il primo è partito dal suo nuovo libro sugli eroi per arrivare alla riscoperta di un’etica individuale e collettiva guidata dalla necessità di fare profitto per l’azienda come dalla realizzazione dell’individuo eroico, inteso come “persona per bene”. Il sociologo invece ha raccontato come le clusterizzazioni sociali e anagrafiche debbano essere rispettate e superate al tempo stesso. Perché non si può parlare con lo stesso linguaggio ai Baby Boomers come ai Millenials, ma con grande tempismo si deve lavorare contemporaneamente tra gli interstizi di tutte queste generazioni, anche qui alla ricerca di temi più ampi, legati alla riconoscenza nei confronti del pianeta che ci ospita ed alla gratitudine che ogni marca deve provocare nei suoi ConsumAutori, come li definisce Morace. Clienti che ormai hanno una dimensione attiva e partecipativa che non possiamo più ignorare quando ci mettiamo in relazione con loro.
Anche i relatori stranieri hanno lavorato sullo stesso mantra. Che nel caso di Ken Segall, storico collaboratore di Steve Jobs, diventa la Semplicità, un dovere prima che una pratica quotidiana per i manager che vogliono costruire relazioni profonde e durature con chi comprerà i loro prodotti. Jaichi Ito, successore di Nicholas Negroponte come direttore del Media Lab del MIT, si è soffermato sull’agilità mentale come principale strumento per aziende ed individui nel mantenersi nello stato beta. Solo questa flessibilità di pensiero permetterà di utilizzare al meglio l’Intelligenza Estesa delle reti dell’innovazione, la condivisione continua del lavoro di ricerca produttiva che sta dominando la scena globale dei laboratori scientifici avanzati. Per Adam Grant, anche lui consulente di estrazione creativa, essere Beta significa soprattutto diventare Anticonformisti nel modo di agire e pensare in azienda, rifiutando il default e le soluzioni preconfezionate. Perfino Arianna Huffington, creatrice del fenomeno editoriale che porta il suo nome, ha chiuso la kermesse ribadendo che prima di qualunque tecnica di gestione, gli uomini di azienda di questi tempi rivoluzionari devono imparare a recuperare la propria umanità ed il benessere fisico, senza il quale nessun pensiero originale potrà mai essere concepito.
Insomma, di una tale propensione alla creatività dei clienti, alla capacità di rinnovarsi ogni giorno delle aziende, quelli che fanno il nostro mestiere non dovrebbero che essere felici. Ma forse è venuto il momento di essere Beta anche per chi fa la comunicazione in Italia. Anche quest’anno i creativi italiani erano i grandi assenti al Wobi, ormai la manifestazione italiana più importante sul valore delle idee corporate . E forse proprio per questo è il vero problema. Se il sistema delle agenzie snobba i luoghi in cui si forma la coscienza innovativa delle aziende, non ci si può lamentare che poi i clienti non riconoscano la leadership creativa nelle loro agenzie.
Pasquale Diaferia twitter@pipiccola

