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Space Available Here. I barbari alle porte
Lo scorso anno si chiudeva con la definizione di “L'Anno del Fake”.
Questo si chiude con la definizione “L'Anno della Fusione Assocom/Unicom.”
Premesso che mi pare un passo in avanti, noto che a maggioranza dei commentatori è entusiasta, perché era da anni che si lavorava per arrivare ad un'unica forma di rappresentanza del mercato nei confronti, soprattutto, dei clienti.
Qualcuno però lavorava esattamente per il contrario e, diciamolo ancora più chiaramente, la fusione avverrà, ma non senza qualche perdita in entrambi gli schieramenti. Speriamo solo che qualcuno, incautamente, non cerchi la via di una terza, nuova, associazione.
Depositata la polvere dei commenti istantanei, provo a dare un piccolo contributo ai due presidenti, Nenna e Ubertis. Li conosco entrambi, so che da tempo si spendevano per questa soluzione, so che le dichiarazioni ufficiali (“Fusione strategica e culturale”, “Un'unica grande entità per l'Industry”) corrispondono davvero alle volontà ed alla fatica che hanno dovuto mettere in campo per convincere i loro associati che, questa è una mia opinione, pensano spesso e soprattutto ai propri interessi personali, prima che a quelli del mercato. La storia degli ultimi dieci anni lo certifica ampiamente.
Ma proprio qui sta il nodo della faccenda.
La preoccupazione, per gli osservatori che come me credono che questa cosa sia importante, è che forse arriva troppo tardi. Al di là della lunga crisi che si è mangiata remunerazioni e reputazione delle agenzie, associate o libere, il vero tema è che si accetta la fusione perché il mercato, ormai, è dominato, o quanto meno ribaltato, dalla presenza di nuovi player (neanche tanto nuovi per la verità) che hanno cambiato non solo i metrics economici, ma anche gli standard professionali.
Inutile nascondersi. Non sembra un caso che la fusione avvenga oggi, con Accenture e tutte le altre grandi società di consulenza che si stanno pappando le parti più gustose del mercato. Non è avvenuta quando, bene o male, le agenzie riuscivano ancora a presidiare il mercato, usando il media (e i DN) come grimaldello.
Insomma, più che la Fusione, alle porte ci sono i Barbari.
Che ormai non si nascondo nella boscaglia, ma marciano in campo aperto.
Alessandro Diana, il boss di Accenture Digital, annuncia più clienti nuovi in una settimana che tutte le agenzie tradizionali messe assieme.
Per questo, il suggerimento ad Alessandro ed Emanuele è a lavorare, davvero, con un nuovo senso di aggregazione.
Prima modesta proposta: chissà che il passo più importante non sia provare a portare in questo nuovo contenitore proprio i “barbari”: hanno innovato il mercato, magari allearsi con loro sarà davvero la maniera migliore per provare a ritornare ad essere, come Industry, realmente rappresentativi nei confronti di UPA.
Seconda considerazione. credo sia importante non dimenticare che il mercato è coriandolarizzato anche in tante realtà individuali, che la forma associazione di persone non può più pienamente rappresentare. Magari perché, come ADCI, esprime solo la parte più qualitativa della creatività, dimenticando la grande platea dei professionisti indipendenti dei mestieri creatvi (e da socio lo posso tranquillamente dichiarare). O perchè, come TP, semplicemente non esiste più una realtà che possa rappresentare gli uomini di gestione indipendente di queste professioni.
La causa che ha generato la grande crisi, non dimentichiamolo, è stato l'approccio puramente finanziario. Ritornare a rappresentare anche gli uomini, oltre che le holding, potrebbe essere la vera chiave del ritorno a tempi belli di questa Industry
Pasquale Diaferia (twitter @pipiccola)

