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Zona: "Vergognosa l'assenza del congressuale dal piano per il Turismo"
Sulle 89 pagine del documento, presentato dal Ministro Gnudi, all’industria degli eventi è dedicato solo un cenno a pagina 56. Questo, malgrado i numeri parlino chiaro circa il suo valore. "Adesso abbiamo capito perché al CB nazionale è stata fatta fare la fine che ha fatto" è il commento del presidente di Federcongressi&eventi.
Lo scorso 18 gennaio la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero per gli Affari Regionali, il Turismo e lo Sport hanno presentato il Piano Strategico per lo sviluppo del Turismo in Italia.
Non si è fatto attendere il commento del presidente Federcongressi&eventi Paolo Zona (nella foto): «È vergognoso, oltre che assai improprio dal punto di vista strategico, dare un ruolo così secondario proprio al segmento del turismo cui le statistiche assegnano il primo posto nel giro d’affari, nella capacità di spesa degli utenti e nell’indotto. Il nostro Osservatorio Congressuale ha registrato nel 2011 400.164 incontri tenutisi nel nostro Paese, per un totale di quasi 33 milioni di partecipanti, oltre 48 milioni di giornate di presenza e 20 milioni di pernottamenti (vedi notizia correlata a fondo pagina). Sono numeri enormi, soprattutto se si considera che siamo in un periodo di recessione".
Il documento, preparato da un gruppo di lavoro presieduto dal Ministro Piero Gnudi sulla base di un progetto elaborato da The Boston Consulting Group, consta di 89 pagine ricche di dati e di dettagliate proposte di azione, dalle quali però il congressuale è quasi completamente assente.
A esso è riservato poco più di un cenno a pagina 56, là dove, per la precisione, si menziona l’azione numero 33, intitolata appunto 'Sviluppo del turismo congressuale', con l’obiettivo di «rilanciare, attraverso la nuova Agenzia Nazionale del Turismo, una struttura finalizzata allo sviluppo di questo segmento che rappresenti il nuovo punto di riferimento per il settore MICE (Meetings, Incentives, Conferences, Exhibitions) e per i Convention Bureau locali, definire dei Poli congressuali da lanciare sul mercato internazionale e incentivare i privati a investire su questa attività, supportare i Convention Bureau locali a potenziare l’offerta sui segmenti di clientela più coerenti e colmare i principali gap competitivi».
Per quanto sopra viene indicata una tempistica di 24 mesi.
"Di più - prosegue Zona: i dati evidenziano un +3,20% di delegati dall’estero, mettendo in luce un’opportunità d’oro per attenuare gli effetti negativi della crisi economica interna. Di fronte a ciò, amareggia molto dover prendere atto che il Ministero e l’Enit ci trattano come l’ultima ruota del carro. È una grave prova di leggerezza e di miopia. E adesso risulta anche chiaro il motivo dell’ingloriosa fine che è stata riservata al Convention Bureau nazionale, del quale non si sa più nulla dopo la decisione del CdA dell’Enit di rinunciare ad assumerne il controllo rispedendo al mittente (Promuovitalia, ndr) la responsabilità di procedere con lo scioglimento. Contemporaneamente, però, il Piano Strategico affida a 'una nuova struttura' dell’Enit il compito di promuovere un’azione entro 24 mesi: due anni!".
"Evidentemente - conclude Zona - o non sanno neppure che cosa sia la meeting industry e quali potenzialità abbia, o, a onta di una messe di dati contrari, la considerano una spesa inutile, oppure vogliono solamente utilizzare in modo diverso i quattro milioni di euro del Convention Bureau. Se questi sono i nostri rappresentanti, c’è da tremare per le sorti del turismo, altro che rilancio. Auguriamoci, per le imprese del settore, che dalle prossime elezioni politiche esca una maggioranza in grado di esprimere una guida competente e una strategia davvero illuminata».

