
Celebrazione - ricorrenza
L'Italia protagonista ai Mondiali di calcio 2026 con la cerimonia di chiusura a New York targata Balich Wonder Studio. Al debutto il primo halftime show della storia del torneo, con la direzione creativa di Chris Martin
L'Italia non era presente in campo, ma è stata comunque tra le grandi protagoniste della finale dei Mondiali FIFA 2026. Se gli Azzurri hanno mancato l'appuntamento con il torneo, il nostro Paese ha lasciato il segno attraverso una delle sue eccellenze riconosciute a livello mondiale: l'industria degli eventi.
Dopo avere prodotto le tre cerimonie di apertura (leggi news), Balich Wonder Studio ha realizzato anche la spettacolare cerimonia di chiusura andata in scena prima della finale di domenica 19 luglio 2026 al New York New Jersey Stadium, confermando ancora una volta la leadership italiana nella progettazione e nella produzione dei grandi eventi internazionali.
Un risultato che va oltre il calcio e che rappresenta un motivo di orgoglio per tutto il settore italiano degli eventi, sempre più protagonista nei grandi appuntamenti globali e sempre più riconosciuto come esportatore di competenze, innovazione e creatività

Prima del calcio d'inizio, lo stadio si è trasformato in un grande palcoscenico dove musica, sport, tecnologia e live entertainment hanno dato vita a uno show pensato per celebrare il viaggio della prima Coppa del Mondo disputata con 48 nazionali. Una produzione che ha raccontato simbolicamente il percorso del torneo attraverso Stati Uniti, Canada e Messico, mettendo al centro i tifosi, le città ospitanti e la forza universale del calcio.
Più che una cerimonia protocollare, è stato un grande evento di entertainment, capace di confermare come le manifestazioni sportive siano oggi sempre più esperienze immersive, nelle quali la componente creativa e spettacolare assume un ruolo strategico tanto quanto quello agonistico.
A guidare questa macchina organizzativa è stato ancora una volta Marco Balich, già autore di alcune delle più importanti produzioni internazionali degli ultimi decenni.
"È una cerimonia che parla di musica, di sport, di energia e di gioia. A me interessa celebrare le cose che uniscono e non le differenze: per me è un mantra", ha spiegato Balich ai giornalisti a margine dell'evento organizzato dal Consolato d'Italia a New York.
Il direttore creativo ha anche sottolineato come la cerimonia di una finale mondiale abbia caratteristiche molto diverse rispetto a quella olimpica. "Non è una cerimonia come quella delle Olimpiadi, dove il racconto deve essere molto articolato. Qui è soprattutto intrattenimento e il desiderio della FIFA di coinvolgere tantissimi artisti è andato proprio in questa direzione."
Parole che sintetizzano perfettamente l'approccio adottato per uno show costruito per parlare a un pubblico globale attraverso linguaggi universali come la musica e lo sport.

Il cast internazionale ha confermato questa visione. Sul palco si sono esibiti Laura Pausini, Robbie Williams, Nicole Scherzinger, Post Malone e il creator IShowSpeed, mentre l'apparizione speciale di Tom Cruise ha aggiunto ulteriore spettacolarità a una produzione pensata per alternare emozione, ritmo e coinvolgimento.
Per l'Italia, il momento più significativo è stato senza dubbio quello che ha visto protagonista Laura Pausini, impegnata insieme a Robbie Williams e Nicole Scherzinger nell'esecuzione di "Desire", l'inno ufficiale dei Mondiali FIFA 2026. Una presenza che ha ulteriormente rafforzato la firma tricolore all'interno dello show.
Pochi minuti prima dell'ingresso delle squadre in campo è stata invece Jennifer Hudson a interpretare l'inno nazionale degli Stati Uniti, regalando uno dei momenti più intensi della produzione.
La cerimonia è iniziata novanta minuti prima del calcio d'inizio e ha coinvolto gli spettatori fin dall'apertura dei cancelli con attività di engagement, contenuti esperienziali e momenti di intrattenimento, trasformando l'attesa della finale in un evento nell'evento.
"Le grandi celebrazioni non appartengono alla politica né alle singole organizzazioni: appartengono al mondo e alla gente. L'unico timore che ho è quando la politica cerca di cavalcare questi momenti, mentre dovrebbe semplicemente celebrarli" ha commentato Balich

La finale ha segnato anche il debutto del primo halftime show della storia dei Mondiali FIFA, una novità assoluta per la competizione. Una produzione supportata dal team di Balich Wonder Studio e sviluppata dal punto di vista creativo da Chris Martin.
Ad aprire lo show è stata Madonna con una versione energica di "Music", seguita dall'ingresso a sorpresa di BTS, protagonisti di una coinvolgente esibizione di "Dynamite".
Justin Bieber ha poi abbassato i ritmi con una performance più intima prima di lasciare spazio a Shakira e Burna Boy, che hanno interpretato "Dai Dai", l'inno ufficiale del Mondiale 2026.
A chiudere lo spettacolo sono stati il PS22 Chorus e gli stessi Coldplay, regalando un finale emozionante accompagnato da una scenografia di luci e giochi pirotecnici.
L'intero spettacolo è durato circa undici minuti, mentre l'intervallo complessivo della finale si è esteso ben oltre i tradizionali quindici minuti per consentire il montaggio e lo smontaggio della struttura allestita sul terreno di gioco. Una scelta che aveva fatto discutere nelle settimane precedenti, ma che FIFA aveva difeso come parte di una nuova visione dell'evento calcistico più seguito al mondo.
Oltre all'aspetto artistico, l'Halftime Show ha avuto anche una finalità benefica. Organizzato insieme a Global Citizen, l'evento ha contribuito a promuovere il FIFA Global Citizen Education Fund, iniziativa dedicata a sostenere programmi di istruzione e accesso allo sport per milioni di bambini nel mondo.
Sui social network lo spettacolo ha immediatamente diviso il pubblico. Molti hanno apprezzato la qualità della produzione e il respiro internazionale del cast, definendolo un momento storico per il calcio mondiale. Altri, invece, hanno criticato la crescente "americanizzazione" della finale dei Mondiali, ritenendo che un intervallo così lungo rischi di interrompere il ritmo della partita e allontanare il torneo dalle sue tradizioni.

