Nielsen
Nielsen: 2012, il mercato pubblicitario chiude a -14,3% e torna al '91. L'anno peggiore degli ultimi 20
"Il calo pubblicitario è strutturale, non congiunturale" ha commentato Dal Sasso (Nielsen). Il mercato scende per la prima volta dal 2003 sotto la soglia degli 8 miliardi a prezzi correnti. In termini reali, al netto dell’inflazione (ISTAT), si torna addirittura a livelli del 1991. Il calo riguarda tutti i mezzi, tranne internet (+5,3%,). Meno negativo il numero degli inserzionisti, calato meno della media del mercato (-2,4%) e con risultati in linea per tv (-0,4%) e in crescita per Internet (+20%). Previsto trend negativo a doppia cifra per gennaio 2013.
Il mercato della pubblicità chiude il suo peggiore anno degli ultimi 20 con una performance negativa del -14,3%, scendendo per la prima volta dal 2003 (secondo il perimetro misurato da Nielsen) sotto la soglia degli 8 miliardi di Euro a prezzi correnti. In termini reali vale a dire che, al netto dell’inflazione (ISTAT), si torna addirittura a livelli del 1991; questo fa quindi pensare ad un cambio strutturale e non congiunturale nella sua composizione, osserva Nielsen.
Una nota abbastanza positiva per il mondo della comunicazione, è la sostanziale tenuta del numero degli inserzionisti in Italia (-2,4% nel complesso, circa 20.000 imprese ) rispetto al crollo del mercato.
In televisione le imprese investitrici sono calate dello 0,4% mentre in internet sono cresciute del 20%, passando dalle 3.773 del 2011 alle quasi 5000. In generale, l'investimento medio è sceso del 12% e il numero degli annunci è aumentato del 15,3%.
Se da una parte questo fenomeno segnala qualche tensione sui prezzi, dall’altro è indice di una fiducia da parte delle aziende nella leva della comunicazione, nonostante il periodo economico difficile, ha osservato Alberto Dal Sasso (nella foto), Business Unit Director Nielsen, nella conference call di oggi con i giornalisti.
Il calo pubblicitario è strutturale, non congiunturale, ha commentato Dal Sasso. “Fino al 2009 l’andamento del mercato pubblicitario è sempre stato ciclico. Un andamento omogeneo che ogni otto anni si ripeteva più o meno allo stesso modo: ai primi due anni di calo è sempre seguita la ripresa. Dal 2009 il mercato pubblicitario è sceso del 13,6% con una ripresa del 7,9% l’anno successivo e un calo nel 2011 (-3,9%) e nel 2012 (-14,3%)".
L’andamento del mercato è peggiorato da gennaio 2012: " Nel primo trimestre segnava - 7,2,%, nel secondo trimestre si è passati a -11,4%, il terzo trimestre ha chiuso a -20,5% e il quarto a -21%" ha aggiunto, anticipando che per gennaio 2013 le previsioni parlano di un trend comunque negativo, intorno al -20%. Solo dal 2014 si potrà comprendere se ci saranno le basi per un ciclo positivo o un’ulteriore fase di turbolenza.
Sul fronte dei mezzi, ad eccezione di internet, che cresce del 5,3%, anche se in ralenty, e con investimenti a quota 664,5 mln (9% del totale), il calo interessa tutti quelli rilevati da Nielsen. In particolare, arrancano il cinema (-18,7%), i periodici (-18,4%), i quotidiani (-17,6%).
La Tv segna -15,3% ma con una raccolta di 4 mld continua a fare la parte del leone nel mercato pubblicitario.
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Nel confronto tra il 2012 e il decennio 1002 - 2002, la stampa rallenta e segna -15%, la tv resta stabile (la quota passa dal 53,5% di allora all’attuale 53,6%), la radio cresce dell’1,5% mentre internet, 10 anni fa ancora assente nei database Nielsen, ora si assesta su una quota intorno al 15% - 18% considerando keywords, youtube, e i nuovi social network.
Per quanto riguarda i settori, lo snellimento dei budget ha riguardato tutte le grandi aree, ad eccezione di turismo/viaggi (+5,1%), grazie anche alla competizione aereo/treno sulla tratta Roma Milano. Questa crescita, osserva Dal Sasso, non riesce a equilibrare il calo di settori ad alto spending come alimentari (-15,9%), tlc (-18%), e automotive ( -15,7%).
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Già nell'editoriale di inizio anno del direttore (leggi news) ADVexpress aveva posto l'accento sul pesante passo indietro degli investimenti pubblicitari e sul fatto che questa situazione poteva fornire lo stimolo al mercato ad assumere una nuova fisionomia, a ripartire su basi nuove fatte di fiducia, trasparenza e innovazione. Spingendo gli attori, ovvero aziende, agenzie e mezzi, a riformulare il proprio rapporto su condizioni diverse. Come era avvenuto nel 2002.
Che servano coraggio e innovazione per ripartire lo ha ribadito anche il presidente dell'Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi, che per ridare slancio agli investimenti nel nostro Paese e rivitalizzare i consumi ha lanciato al nuovo Governo la proposta di tre anni di credito d'imposta sull'incremento degli investimenti pubblicitari, con un tetto del 10% (leggi news).
Ipotesi che ha subito ottenuto l'appoggio di Assorel, TP, APE e di Assocom, anche se il presidente Massimo Costa sposta il perno della questione sulla necessità di svecchiare la comunicazione italiana allineandola agli standard europei, sostenendo che senza un new deal digitale il Paese non riparte (leggi news).
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In televisione le imprese investitrici sono calate dello 0,4% mentre in internet sono cresciute del 20%, passando dalle 3.773 del 2011 alle quasi 5000. In generale, l'investimento medio è sceso del 12% e il numero degli annunci è aumentato del 15,3%.
Se da una parte questo fenomeno segnala qualche tensione sui prezzi, dall’altro è indice di una fiducia da parte delle aziende nella leva della comunicazione, nonostante il periodo economico difficile, ha osservato Alberto Dal Sasso (nella foto), Business Unit Director Nielsen, nella conference call di oggi con i giornalisti.
Il calo pubblicitario è strutturale, non congiunturale, ha commentato Dal Sasso. “Fino al 2009 l’andamento del mercato pubblicitario è sempre stato ciclico. Un andamento omogeneo che ogni otto anni si ripeteva più o meno allo stesso modo: ai primi due anni di calo è sempre seguita la ripresa. Dal 2009 il mercato pubblicitario è sceso del 13,6% con una ripresa del 7,9% l’anno successivo e un calo nel 2011 (-3,9%) e nel 2012 (-14,3%)".
L’andamento del mercato è peggiorato da gennaio 2012: " Nel primo trimestre segnava - 7,2,%, nel secondo trimestre si è passati a -11,4%, il terzo trimestre ha chiuso a -20,5% e il quarto a -21%" ha aggiunto, anticipando che per gennaio 2013 le previsioni parlano di un trend comunque negativo, intorno al -20%. Solo dal 2014 si potrà comprendere se ci saranno le basi per un ciclo positivo o un’ulteriore fase di turbolenza.
Sul fronte dei mezzi, ad eccezione di internet, che cresce del 5,3%, anche se in ralenty, e con investimenti a quota 664,5 mln (9% del totale), il calo interessa tutti quelli rilevati da Nielsen. In particolare, arrancano il cinema (-18,7%), i periodici (-18,4%), i quotidiani (-17,6%).
La Tv segna -15,3% ma con una raccolta di 4 mld continua a fare la parte del leone nel mercato pubblicitario.
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Nel confronto tra il 2012 e il decennio 1002 - 2002, la stampa rallenta e segna -15%, la tv resta stabile (la quota passa dal 53,5% di allora all’attuale 53,6%), la radio cresce dell’1,5% mentre internet, 10 anni fa ancora assente nei database Nielsen, ora si assesta su una quota intorno al 15% - 18% considerando keywords, youtube, e i nuovi social network.
Per quanto riguarda i settori, lo snellimento dei budget ha riguardato tutte le grandi aree, ad eccezione di turismo/viaggi (+5,1%), grazie anche alla competizione aereo/treno sulla tratta Roma Milano. Questa crescita, osserva Dal Sasso, non riesce a equilibrare il calo di settori ad alto spending come alimentari (-15,9%), tlc (-18%), e automotive ( -15,7%).
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Già nell'editoriale di inizio anno del direttore (leggi news) ADVexpress aveva posto l'accento sul pesante passo indietro degli investimenti pubblicitari e sul fatto che questa situazione poteva fornire lo stimolo al mercato ad assumere una nuova fisionomia, a ripartire su basi nuove fatte di fiducia, trasparenza e innovazione. Spingendo gli attori, ovvero aziende, agenzie e mezzi, a riformulare il proprio rapporto su condizioni diverse. Come era avvenuto nel 2002.
Che servano coraggio e innovazione per ripartire lo ha ribadito anche il presidente dell'Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi, che per ridare slancio agli investimenti nel nostro Paese e rivitalizzare i consumi ha lanciato al nuovo Governo la proposta di tre anni di credito d'imposta sull'incremento degli investimenti pubblicitari, con un tetto del 10% (leggi news).
Ipotesi che ha subito ottenuto l'appoggio di Assorel, TP, APE e di Assocom, anche se il presidente Massimo Costa sposta il perno della questione sulla necessità di svecchiare la comunicazione italiana allineandola agli standard europei, sostenendo che senza un new deal digitale il Paese non riparte (leggi news).