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Cannes 2015. Al Gore e Martin Sorrell: appello all'industria della comunicazione per accelerare la soluzione al climate change
"Mettiamo da parte la rivalità e troviamoci tutti insieme per combatterre il cambiamento climatico": questo l'invito rivolto dal Ceo del Gruppo WPP, Sir Martin Sorrell ai suoi colleghi/competitor delle altre 5 grandi holding della comunicazione mondiale - Omnicom, Publicis, IPG, Dentsu e Havas - nel corso del Cannes Debate in cui ha discusso con l'ex vice presidente USA, Al Gore, sulle politiche e le iniziative necessarie ad accelerare il cammino verso l'era della "zero pollution & zero poverty".
(Cannes. Dal nostro inviato Tommaso Ridolfi) Tornato sul palco del Festival nel suo più consueto (per Cannes) ruolo di intervistatore anziché di intervistato (vedi notizia correlata), Sir Martin Sorrell, CEO di WPP Group, ha dato vita, insieme all' ex vicepresidente USA e oggi chairman di The Climate Reality Project, Al Gore, a un serrato scambio di opinioni che ha spaziato dalla miopia di aziende e politici che puntano esclusivamente ai risultati di breve termine al ruolo dei media digitali e l’eccesso di advertising nella politica USA. In primo piano, la necessità di vincere il più rapidamente possibile le sfide legate al cambiamento climatico.
Sorrell ha raccontato della visita ricevuta da Gore 18 mesi fa, quando l’ex VP ha chiesto aiuto a WPP per aumentare la pressione sui politici e sull’opinione pubblica in vista del vertice di Parigi del prossimo dicembre: “Sarà un appuntamento decisivo - ha spiegato Gore -: sono certo che la lotta al cambiamento climatico sarà vinta, ma dobbiamo fare più in fretta. Ogni giorno il mondo produce e libera nell’aria 110 tonnellate di gas inquinanti, liberando un’energia pari a 400 bombe atomiche ogni 24 ore che resta intrappolata dalla sottilissima atmosfera terrestre…”.
C’è però chi dice che queste cifre non siano provate, ha commentato Sorrell, e che l’argomento del climate change non sia supportato da dati scientifici…
“Ma andiamo…! - ha risposto Gore -. I negazionisti sono solo gruppi che temono una regolazione dall’alto, e si stanno comportando esattamente come quando l’industria del tabacco e i suoi lobbisti fecero indossare un camice bianco a degli attori spacciandoli per dottori per fargli sostenere che il fumo non provoca alcun danno alla salute. Un atteggiamento malvagio, distruttivo e immorale”.
Il sentimento generale sta cambiando, ha ripreso Sorrell, e mostra alcuni segnali incoraggianti come l’accordo fra USA e Cina che ha la fama di paese più inquinato e inquinatore al mondo…
Un passo importante, ha confermato Gore: “Non molti lo sanno, ma proprio la Cina da tempo ha imboccato una strada completamente nuova rispetto al passato, scottata da un’aspettativa di vita che nell’ultimo secolo si è accorciata di 5,5 anni dopo la rapidissima industrializzazione e l’inquinamento esplosivo da questa generato, investendo sempre di più nelle fonti rinnovabili”.
Le energie rinnovabili sono ormai più convenienti anche dal punto di vista economico rispetto a quelle fossili, ha aggiunto Gore, “Anche senza considerare i costi ‘nascosti’ in termini di salute e sussidi governativi a questa industria, la cui lobby, ancora una volta, afferma esattamente il contrario”.
Quella ‘dell’energia fossile’ è un’industria in via di estinzione, e non perché stiano finendo le risorse: “Come ha detto anni fa un ministro saudita, l’èta della pietra non si è conclusa per mancanza di sassi, ma perché sono apparse alternative più efficienti. Per fare un paragone: oggi che esistono i cellulari quale telco investirebbe nello sviluppo di linee fisse stendendo cavi telefonici in rame?”.
Il discorso si è quindi spostato sul piano della politica.
Negli ultimi 20 o 30 anni - è la tesi di Al Gore - la democrazia americana è stata ‘violata’. “Gli Stati Uniti sono diventati il paese leader perché sapevano prendere decisioni migliori degli altri grazie alla ‘saggezza collettiva’ della sua popolazione, filtrata dalla costituzione e da un sistema elettorale rappresentativo. Ma il ruolo dei soldi ha snaturato questo concetto azzerando la qualità delle decisioni: e oggi gli interessi economici possono bloccare qualsiasi tentativo di riforma”.
Per il bene degli USA e del mondo intero, quindi, urge trovare una soluzione, perché “Fin quando i politici passeranno la maggior parte del loro tempo a cercare soldi per finanziare le proprie campagne pubblicitarie per essere eletti o rieletti, le cose non miglioreranno e le decisioni saranno sempre e comunque faziose anziché nell’interesse pubblico”.
Echeggiando quanto lo stesso Sorrell afferma da tempo a proposito dell’atteggiamento delle aziende, Gore ha quindi denunciato l’ottica di ‘breve periodo’ della politica e della finanza come pericolosissima: “Parlare di breve termine è quasi un cliché… Fra digitalizzazione, algoritmi e real time il business finanziario ha ormai quasi preso la forma di una scommessa”.
In tema di digital Gore è però ottimista nel considerare il ruolo fondamentale che potrà ancora essere giocato dai media: quando la stampa era più forte - ha osservato - ciò che contava era la circolazione delle idee; con l’arrivo del broadcast e della televisione, ciò che ha contato di più sono stati i soldi e la pressione unidirezionale sull’opinione pubblica. “Con la internet revolution e la democratizzazione della rete le persone hanno finalmente uno strumento per rispondere”.
Ecco perché si deve accelerare questo cambiamento digitale, tornando alla ‘saggezza del popolo’: solo persone informate e partecipative possono prendere decisioni non viziate dalle distorsioni dei soldi.
Gore, che ha co-fondato e presiede la società di venture capital Generation Investment Management, che investe nello sviluppo di società con un modello di business socialmente responsabile, ha fatto presente come oggi molte aziende siano più avanti su questo percorso rispetto ai governi, perché hanno compreso che la sostenibilità e la crescita economica sono strettamente interconnessi. Il 19 settembre, ha perciò annunciato, si terrà a Parigi un nuovo concerto ‘Live Earth’ (come quello del 2007) intitolato ‘The Road To Paris’, che si propone di aumentare l’awareness rispetto al vertice mondiale di dicembre e al duplice obiettivo di sconfiggere definitivamente il cambiamento climatico e azzerare la povertà.
A conclusione della chiacchierata, anche Sorrell ha lanciato la sua proposta: “È vero che nel business di tutti i giorni siamo competitor - ha detto Sir Martin -, ma su questo tema sono sicuro che siamo tutti d’accordo e mi piacerebbe che l’anno prossimo le ‘6 big’ della comunicazione - IPG, Omnicom, Publicis, Havas e Dentsu Aegis, insieme a WPP - si riunissero su questo palco per stimolare ancor di più il dibattito e idealmente fare qualcosa di concreto e accelerare il processo di cambiamento”.
E se l’idea si materializzerà, Gore ha già accettato l’invito di Sorrell di tornare a Cannes per contribuire a indicare la strada migliore.
La conferenza stampa di Sorrell
Subito dopo il seminar con Al Gore, Sir Martin è stato ospite della sala stampa per un breve faccia a faccia con i giornalisti di settore e ha offerto una panoramica a volo radente sullo stato dell’arte del Gruppo WPP in vari paesi e continenti.
“Digitale, new media e mercati in espansione - ha dichiarato -, sono da tempo le nostre priorità di crescita. A queste aggiungerei anche l’orizzontalità… Oggi il 37% del nostro business deriva dal digital e stiamo rispettando la tabella di marcia per arrivare all’obiettivo del 40-45%. I nostri investimenti e le acquisizioni più recenti sono state quasi tutte nelle aree dei dati e dei contenuti: sono queste le aree in cui le agenzie devono dimostrare il proprio valore aggiunto.
Da un punto di vista geografico la quota di fatturato che deriva dai paesi in espansione è di circa il 30%: l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia (anche se per le aziende straniere è un mercato difficilissimo da penetrare), e in particolare l’America Latina da cui viene circa il 10% delle nostre revenue totali grazie a Brasile, Argentina e Messico”.
A proposito del Brasile, paese dove per legge non esistono agenzie media, Sorrell ha abbastanza sorprendentemente detto di condividerne il modello unico: “E’ un modello che funziona, è applicato e produce ottimi risultati creativi. Non avrei alcuna obiezione se si diffondesse ovunque!”.
Venendo all’Europa, i ‘Big 5’ - Gran Bretagna, Germania, Francia Spagna e Italia -, restano dominanti. Come in Giappone, pur se per motivi diversi, anche in Scandinavia le agenzie multinazionali fanno molta fatica: “I paesi scandinavi sono diversi l’uno dall’altro, i mercati non sono enormi e i creativi tendono a rimanere indipendenti. Ma è interessante che la Danimarca sia stata il primo paese al mondo in cui il digital è diventato il primo mezzo, anche prima del Regno Unito”.
Occhio attento per lo sviluppo della Turchia: "Stiamo crescendo molto rapidamente e le revenue turche di WPP sono circa 125 milioni di dollari. E', come si dice, un ponte fra Europa e Asia, ma personalmente mi piacerebbe vederla entrare nella UE".
Su questa scorta Sorrell ha quindi ripreso il discorso sulla possibile uscita della Gran Bretagna dal mercato comune, riaffermando che tale decisione sarebbe fortemente negativa tanto per il paese quanto per l'intera comunità. "L'impatto stesso del referendum è potenzialmente dannoso: rappresenta un elemento di rischio e causa incertezza su tutti i mercati".
Una domanda sull’Australia, dove a fine 2014 uno scandalo ha coinvolto Mediacom (l’agenzia media è stata scoperta a falsificare i numeri nei report ai clienti), e più in generale sul tema dei rebates ha dato il là a Sir Martin per parlare di trasparenza.
“La trasparenza è necessaria - ha detto - e ciò che è successo in Australia è inaccettabile. Ma abbiamo gestito la situazione in modo trasparente e tutti i numeri di WPP in termini di billing, fee, fatturato e risultati netti, sono trasparenti. Dovreste voi giornalisti convincere i nostri competitor a esserlo attrettanto… Ma non guarderei solo dentro i confini delle agenzie perché ci sono problemi di trasparenza anche altrove: chi sa come funzionano gli algoritmi di Facebook o di Google? In termini di profittabilità, il margine delle agenzie varia fra il 10% e il 16% al netto. Vogliamo parlare di quello di Facebook e Google che si avvicina spesso all’80%-90%?”.
A una domanda più specifica sui diritti di negoziazione Sorrell ha risposto che “I Dn non ‘capitano’ sui mercati per caso. Quando sconti e rebates sono vietati - come in Francia dalla Loi Sapin, che proibisce alle agenzie l’acquisto di spazi ‘all’ingrosso’ da rivendere al dettaglio ai singoli clienti, e che fra l’altro è stata estesa pochi mesi fa per includere in questo discorso anche tutti i media digitali - il mercato e la remunerazione delle agenzie si adattano di conseguenza in termini di fee e commissioni, creando un differente equilibrio”.
Sorrell ha raccontato della visita ricevuta da Gore 18 mesi fa, quando l’ex VP ha chiesto aiuto a WPP per aumentare la pressione sui politici e sull’opinione pubblica in vista del vertice di Parigi del prossimo dicembre: “Sarà un appuntamento decisivo - ha spiegato Gore -: sono certo che la lotta al cambiamento climatico sarà vinta, ma dobbiamo fare più in fretta. Ogni giorno il mondo produce e libera nell’aria 110 tonnellate di gas inquinanti, liberando un’energia pari a 400 bombe atomiche ogni 24 ore che resta intrappolata dalla sottilissima atmosfera terrestre…”.
C’è però chi dice che queste cifre non siano provate, ha commentato Sorrell, e che l’argomento del climate change non sia supportato da dati scientifici…
“Ma andiamo…! - ha risposto Gore -. I negazionisti sono solo gruppi che temono una regolazione dall’alto, e si stanno comportando esattamente come quando l’industria del tabacco e i suoi lobbisti fecero indossare un camice bianco a degli attori spacciandoli per dottori per fargli sostenere che il fumo non provoca alcun danno alla salute. Un atteggiamento malvagio, distruttivo e immorale”.
Il sentimento generale sta cambiando, ha ripreso Sorrell, e mostra alcuni segnali incoraggianti come l’accordo fra USA e Cina che ha la fama di paese più inquinato e inquinatore al mondo…
Un passo importante, ha confermato Gore: “Non molti lo sanno, ma proprio la Cina da tempo ha imboccato una strada completamente nuova rispetto al passato, scottata da un’aspettativa di vita che nell’ultimo secolo si è accorciata di 5,5 anni dopo la rapidissima industrializzazione e l’inquinamento esplosivo da questa generato, investendo sempre di più nelle fonti rinnovabili”.
Le energie rinnovabili sono ormai più convenienti anche dal punto di vista economico rispetto a quelle fossili, ha aggiunto Gore, “Anche senza considerare i costi ‘nascosti’ in termini di salute e sussidi governativi a questa industria, la cui lobby, ancora una volta, afferma esattamente il contrario”.
Quella ‘dell’energia fossile’ è un’industria in via di estinzione, e non perché stiano finendo le risorse: “Come ha detto anni fa un ministro saudita, l’èta della pietra non si è conclusa per mancanza di sassi, ma perché sono apparse alternative più efficienti. Per fare un paragone: oggi che esistono i cellulari quale telco investirebbe nello sviluppo di linee fisse stendendo cavi telefonici in rame?”.
Il discorso si è quindi spostato sul piano della politica.
Negli ultimi 20 o 30 anni - è la tesi di Al Gore - la democrazia americana è stata ‘violata’. “Gli Stati Uniti sono diventati il paese leader perché sapevano prendere decisioni migliori degli altri grazie alla ‘saggezza collettiva’ della sua popolazione, filtrata dalla costituzione e da un sistema elettorale rappresentativo. Ma il ruolo dei soldi ha snaturato questo concetto azzerando la qualità delle decisioni: e oggi gli interessi economici possono bloccare qualsiasi tentativo di riforma”.
Per il bene degli USA e del mondo intero, quindi, urge trovare una soluzione, perché “Fin quando i politici passeranno la maggior parte del loro tempo a cercare soldi per finanziare le proprie campagne pubblicitarie per essere eletti o rieletti, le cose non miglioreranno e le decisioni saranno sempre e comunque faziose anziché nell’interesse pubblico”.
Echeggiando quanto lo stesso Sorrell afferma da tempo a proposito dell’atteggiamento delle aziende, Gore ha quindi denunciato l’ottica di ‘breve periodo’ della politica e della finanza come pericolosissima: “Parlare di breve termine è quasi un cliché… Fra digitalizzazione, algoritmi e real time il business finanziario ha ormai quasi preso la forma di una scommessa”.
In tema di digital Gore è però ottimista nel considerare il ruolo fondamentale che potrà ancora essere giocato dai media: quando la stampa era più forte - ha osservato - ciò che contava era la circolazione delle idee; con l’arrivo del broadcast e della televisione, ciò che ha contato di più sono stati i soldi e la pressione unidirezionale sull’opinione pubblica. “Con la internet revolution e la democratizzazione della rete le persone hanno finalmente uno strumento per rispondere”.
Ecco perché si deve accelerare questo cambiamento digitale, tornando alla ‘saggezza del popolo’: solo persone informate e partecipative possono prendere decisioni non viziate dalle distorsioni dei soldi.
Gore, che ha co-fondato e presiede la società di venture capital Generation Investment Management, che investe nello sviluppo di società con un modello di business socialmente responsabile, ha fatto presente come oggi molte aziende siano più avanti su questo percorso rispetto ai governi, perché hanno compreso che la sostenibilità e la crescita economica sono strettamente interconnessi. Il 19 settembre, ha perciò annunciato, si terrà a Parigi un nuovo concerto ‘Live Earth’ (come quello del 2007) intitolato ‘The Road To Paris’, che si propone di aumentare l’awareness rispetto al vertice mondiale di dicembre e al duplice obiettivo di sconfiggere definitivamente il cambiamento climatico e azzerare la povertà.
A conclusione della chiacchierata, anche Sorrell ha lanciato la sua proposta: “È vero che nel business di tutti i giorni siamo competitor - ha detto Sir Martin -, ma su questo tema sono sicuro che siamo tutti d’accordo e mi piacerebbe che l’anno prossimo le ‘6 big’ della comunicazione - IPG, Omnicom, Publicis, Havas e Dentsu Aegis, insieme a WPP - si riunissero su questo palco per stimolare ancor di più il dibattito e idealmente fare qualcosa di concreto e accelerare il processo di cambiamento”.
E se l’idea si materializzerà, Gore ha già accettato l’invito di Sorrell di tornare a Cannes per contribuire a indicare la strada migliore.
La conferenza stampa di Sorrell
Subito dopo il seminar con Al Gore, Sir Martin è stato ospite della sala stampa per un breve faccia a faccia con i giornalisti di settore e ha offerto una panoramica a volo radente sullo stato dell’arte del Gruppo WPP in vari paesi e continenti.
“Digitale, new media e mercati in espansione - ha dichiarato -, sono da tempo le nostre priorità di crescita. A queste aggiungerei anche l’orizzontalità… Oggi il 37% del nostro business deriva dal digital e stiamo rispettando la tabella di marcia per arrivare all’obiettivo del 40-45%. I nostri investimenti e le acquisizioni più recenti sono state quasi tutte nelle aree dei dati e dei contenuti: sono queste le aree in cui le agenzie devono dimostrare il proprio valore aggiunto.
Da un punto di vista geografico la quota di fatturato che deriva dai paesi in espansione è di circa il 30%: l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia (anche se per le aziende straniere è un mercato difficilissimo da penetrare), e in particolare l’America Latina da cui viene circa il 10% delle nostre revenue totali grazie a Brasile, Argentina e Messico”.
A proposito del Brasile, paese dove per legge non esistono agenzie media, Sorrell ha abbastanza sorprendentemente detto di condividerne il modello unico: “E’ un modello che funziona, è applicato e produce ottimi risultati creativi. Non avrei alcuna obiezione se si diffondesse ovunque!”.
Venendo all’Europa, i ‘Big 5’ - Gran Bretagna, Germania, Francia Spagna e Italia -, restano dominanti. Come in Giappone, pur se per motivi diversi, anche in Scandinavia le agenzie multinazionali fanno molta fatica: “I paesi scandinavi sono diversi l’uno dall’altro, i mercati non sono enormi e i creativi tendono a rimanere indipendenti. Ma è interessante che la Danimarca sia stata il primo paese al mondo in cui il digital è diventato il primo mezzo, anche prima del Regno Unito”.
Occhio attento per lo sviluppo della Turchia: "Stiamo crescendo molto rapidamente e le revenue turche di WPP sono circa 125 milioni di dollari. E', come si dice, un ponte fra Europa e Asia, ma personalmente mi piacerebbe vederla entrare nella UE".
Su questa scorta Sorrell ha quindi ripreso il discorso sulla possibile uscita della Gran Bretagna dal mercato comune, riaffermando che tale decisione sarebbe fortemente negativa tanto per il paese quanto per l'intera comunità. "L'impatto stesso del referendum è potenzialmente dannoso: rappresenta un elemento di rischio e causa incertezza su tutti i mercati".
Una domanda sull’Australia, dove a fine 2014 uno scandalo ha coinvolto Mediacom (l’agenzia media è stata scoperta a falsificare i numeri nei report ai clienti), e più in generale sul tema dei rebates ha dato il là a Sir Martin per parlare di trasparenza.
“La trasparenza è necessaria - ha detto - e ciò che è successo in Australia è inaccettabile. Ma abbiamo gestito la situazione in modo trasparente e tutti i numeri di WPP in termini di billing, fee, fatturato e risultati netti, sono trasparenti. Dovreste voi giornalisti convincere i nostri competitor a esserlo attrettanto… Ma non guarderei solo dentro i confini delle agenzie perché ci sono problemi di trasparenza anche altrove: chi sa come funzionano gli algoritmi di Facebook o di Google? In termini di profittabilità, il margine delle agenzie varia fra il 10% e il 16% al netto. Vogliamo parlare di quello di Facebook e Google che si avvicina spesso all’80%-90%?”.
A una domanda più specifica sui diritti di negoziazione Sorrell ha risposto che “I Dn non ‘capitano’ sui mercati per caso. Quando sconti e rebates sono vietati - come in Francia dalla Loi Sapin, che proibisce alle agenzie l’acquisto di spazi ‘all’ingrosso’ da rivendere al dettaglio ai singoli clienti, e che fra l’altro è stata estesa pochi mesi fa per includere in questo discorso anche tutti i media digitali - il mercato e la remunerazione delle agenzie si adattano di conseguenza in termini di fee e commissioni, creando un differente equilibrio”.





