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Cannes débacle. Manfroni:'In un mercato modesto pubblicità modesta'

Continua l'approfondimento di ADVexpress sullo stato della creatività italiana avviato durante il Festival di Cannes. Ecco la replica del direttore creativo esecutivo di McCann Erickson e giurato italiano a Cannes Paola Manfroni alle forti critiche rivolte oggi all'Adci da Aldo Biasi, anche in merito alla scelta del giurato italiano.

Continua l'approfondimento di ADVexpress sullo stato della creatività italiana e sui problemi strutturali che ne impediscono il successo sulla scena internzaionale, avviato durante il Festival di Cannes attraverso articoli, servizi e interviste sul TgCannes .  

Tra i diversi commenti e prese di posizione registriamo la provocazione di Aldo Biasi (nella foto a destra),  diffusa attraverso l'editoria specializzata, nella quale l'amministratore unico di Aldo Biasi Comunicazione lancia un appello (approfondito in un'intervista - vedi notizia correlata) invitando l'Adci, la comunità dei creativi e degli utenti a fare autocritica per emergere dal "limbo triste" in cui si trovano.

Paola Manfroni (nella foto a sinistra), direttore creativo esecutivo di McCann Erickson e giurato italiano a Cannes nella categoria film, contattata da ADVexpress replica ribadendo la posizione espressa nei precedenti interventi (vedi notizia correlata), e indicando nella 'relativa libertà del mercato' una delle principali cause dello scarso livello qualitativo della pubblicità italiana.

Ritiene di aver fatto il possibile per promuovere il lavori italiani a Cannes?
Assolutamente sì. Durante la votazione la short list viene creata 'automaticamente' attraverso votazioni personali fatte tramite computer, senza alcuna possibilità di discussione e confronto tra giurati. Concretamente si vota, da 1 a 9, avendo in mano un palmare e senza poter parlare. La somma finale dei voti produce la short list, in maniera insindacabile.

Io, come gli altri giurati, non ho potuto fare nulla.

La posizione di Biasi sembra adombrare l'ipotesi che il mio nome come giurata non sia giustificato. Ci tengo invece a dire che sono una delle poche donne con una reputazione creativa in Italia e pretendo rispetto.

In short list i lavori italiani erano due... (Vodafone, soggetto 'Maldive Pizza+bambini', di 1861 United e Mercurio Cinematografica, e 'Pesce d'Aprile' per Mtv di Arnold Italy e H Film, ndr)
Entrambi i film italiani, compreso Vodafone, sono entrati con un punteggio talmente basso che non è stato nemmeno possibile intavolare la discussione per un eventuale premio. I lavori italiani erano semplicemente inferiori rispetto agli altri.

Detto questo, ci tengo ad aggiungere che la mia esperienza come giurata è stata molto bella, all'interno di una giuria pulita e seria. Se qualcuno desiderava da me che facessi 'l'untuoso giurato lobbista' hanno sbagliato. Se svessi potuto fare qualcosa per un prodotto italiano in cui credere, l'avrei fatto.

Non crede che l'Adci possa fare di più per stimolare la creatività?
Il vertice dell'Adci non può fare niente. Sono i clienti, le singole agenzie e le cdp che dovrebbero avere l'ambizione di vincere.

Quali sono i problemi del nostro mercato e cosa si può fare per cambiare la situazione?

I problemi del nostro mercato sono diversi. Innanzitutto il fatto che è limitato dal punto di vista delle dimensioni. I paesi che vincono, se lo notate, sono UK , Usa, America Latina e Asia. Tutte realtà di una certa 'stazza', in cui la produzione di lavori è enorme. In questa massa, è anche più facile che esistano delle 'eccellenze'. Da un certo punto di vista, noi siamo 'numericamente svantaggiati'.

In Italia, poi, dobbiamo considerare che il mercato spesso non è effettivamente libero. Le grosse aziende puntano più a favori e agevolazioni 'statali' piuttosto che a una vera competizione sul mercato, e quindi non credono fino in fondo alla leva della pubblicità.

Noi creativi non ci accorgiamo solo a Cannes che la nostra produzione è mediocre. Le frustrazioni sono quotidiane.

La situazione, in ogni caso, non credo sia irrimediabile e la ricetta è la sempre la stessa: rimboccarsi le maniche.

C'è un'ultima cosa che vuole dire ad Aldo Biasi?

Ho appena sentito Biasi, arrabbiata. Il confronto, ora, ha per lo meno assunto un tono costruttivo.

Matteo Vitali