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“Le parole possono uccidere”, la campagna di A.Testa, Famiglia Cristiana, Avvenire, la (FISC) contro la discriminazione

La campagna per sensibilizzare la popolazione, e in particolare i giovani, sul tema del razzismo e della discriminazione, sarà “on air” a partire da oggi sulle testate e i siti dei promotori e sarà veicolata in forma di locandine in oltre 10mila parrocchie, oratori e scuole. “Le parole possono uccidere” vuole essere la prima iniziativa di altre, raccolte sotto il concept #migliorisipuò, con l’intento di promuovere una comunicazione sociale di qualità, che possa affrontare nel tempo temi di rilevanza pubblica e per promuovere una nuova cultura e sensibilità sociale, stimolando il cambiamento. Il progetto, nato dalla Unit dedicata alla responsabilità sociale di Armando Testa, ha la direzione creativa di Vincenzo Celli e Dario Anania, art Cristina Macchi, copy Vincenzo Celli.
E' stata presentata oggi a Roma, alla Camera dei Deputati e alla presenza del Presidente Laura Boldrini, la campagna sociale “Le parole possono uccidere” che Famiglia Cristiana ha realizzato insieme ad Avvenire, alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici (FISC) e all’agenzia di pubblicità Armando Testa per sensibilizzare la popolazione, e in particolare i giovani, sul tema del razzismo e della discriminazione.

 

La campagna, patrocinata da Camera e Senato della Repubblica, nasce come risultato di una partnership sociale tra Armando Testa e Famiglia Cristiana, a cui si sono aggiunti anche Avvenire e i 190 settimanali diocesani della FISC, oltre ad un gran numero di organizzazioni non profit che sostengono l’iniziativa e che contribuiranno a diffonderla nei loro circuiti. La campagna sarà “on air” a partire da oggi sulle testate e i siti dei promotori e sarà veicolata in forma di locandine in oltre 10mila parrocchie, oratori e scuole. “Le parole possono uccidere” vuole essere la prima iniziativa di altre, raccolte sotto il concept #migliorisipuò, con l’intento di promuovere una comunicazione sociale di qualità, che possa affrontare nel tempo temi di rilevanza pubblica e per promuovere una nuova cultura e sensibilità sociale, stimolando il cambiamento.

I contenuti della campagna

Un punto di vista inconsueto, quello del linguaggio, che è la porta più accessibile alla discriminazione. Un linguaggio a cui si dà spesso poco peso, ascoltato a casa, per strada, ripetuto a scuola, negli stadi, ai semafori... Il visual, realizzato in quattro soggetti, mostra il primo piano di un uomo di colore, di un uomo di etnia araba, di una donna rom e di un giovane sovrappeso. Il loro cranio è perforato da quello che può essere interpretato come un proiettile, ma che in realtà è una parola, che entra da sinistra e fuoriesce a destra, causando una frantumazione che evidenzia il potere distruttivo dell’insulto, del pregiudizio razziale o dell’ironia discriminatoria. Il testo sottolinea il senso della campagna: “Anche le parole possono uccidere” No alla discriminazione, l’altro è come me.

 

Famiglia Cristiana, Avvenire, i settimanali FISC approfondiranno il tema e sui siti www.famigliacristiana.it , www.avvenire.it, www.fisc.it sarà possibile sottoscrivere l’iniziativa, lasciare un messaggio o raccontare una propria esperienza.

I commenti all’iniziativa

Marco Testa (foto 3), Presidente del Gruppo Armando Testa, ha dichiarato:  “Fin da quando è nata, l'Armando Testa ha cercato di dare il proprio contributo volontario alla comunicazione sociale, sostenendo progetti e associazioni. Fa parte della mission di un’agenzia di comunicazione promuovere idee efficaci che, al servizio dei valori, diventano strumenti importanti di cambiamento. Per questo ho sollecitato la nostra Unit dedicata alla Corporate Social Responsibility, affinché sviluppasse progetti di comunicazione sociale, per dare noi stessi un contributo di valore sociale, proprio nell’ambito che meglio conosciamo. Da qui è nato #migliorisipuò e l’ambizioso progetto con Famiglia Cristiana che, non solo ha aderito all’idea, ma ha anche lavorato per estenderla ad altri partner e per dargli un importante supporto redazionale, un contributo di pensiero inestimabile.” Marco Testa prosegue: “Ci auguriamo che i messaggi sociali che proporremo agli italiani, saranno uno stimolo per tutti per contribuire a cambiare in meglio il paese in cui viviamo. E l’Italia, se parliamo di comunicazione sociale, ha un grande bisogno di campagne di qualità. Noi ci abbiamo messo lo stesso impegno con cui approcciamo il lavoro dei nostri migliori clienti”.

Il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino (foto 4), ha commentato: “E’ molto comune essere oggi, nel nostro Paese, oggetto di discriminazione. Basta essere immigrati, o anziani o donne. Se poi si è di religione musulmana, oppure obesi o di etnia rom, ancor di più. La cronaca è purtroppo piena di episodi che sembravano scherzi ma sono tragedie. Un giornale, specie se cattolico, non può rimanere inerte, mettere in cronaca l’ennesimo episodio di bullismo, di discriminazione sessuale o di razzismo e passare ad altro. L’ha detto Papa Francesco: “Parlar male di qualcuno equivale a ‘venderlo’, come fece Giuda con Gesù”. Con questa iniziativa vogliamo raccogliere il monito di Francesco. Vogliamo farlo, come nello spirito della nostra congregazione, usando codici di comunicazione attuali, comprensibili, efficaci come quelli realizzati da Armando Testa. Vogliamo farlo insieme agli altri giornali cattolici. Vogliamo farlo anche se sappiamo che queste immagini ci attireranno anche critiche, susciteranno anche incomprensioni.Vogliamo farlo come battaglia di civiltà per il nostro Paese. Vogliamo farlo con i nostri lettori e con i lettori di tutta la stampa cattolica e con tutti coloro che raccoglieranno il nostro appello a venire sui nostri siti internet per lasciate un messaggio, raccontare un’esperienza. Migliori si può. Diciamolo a voce alta”.

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, ha aggiunto: “Non c’è soltanto un modo per fare migliore il mondo, ma imparare a usare le parole con l’intelligenza e il rispetto che le persone (e le stesse parole) meritano è un modo davvero alla portata di tutti. Dovremmo saperlo bene in un tempo come il nostro, segnato da un altissimo livello di scolarizzazione. Eppure le cronache di ogni giorno, anche nel nostro Paese, dimostrano che non lo sappiamo abbastanza. È un problema serio. Usiamo le parole come armi, e questo viene detto con esplosiva efficacia attraverso le immagini costruite dall’Armando Testa per la campagna che accomuna Famiglia Cristiana, i settimanali cattolici riuniti nella Fisc e il giornale Avvenire. Testate giornalistiche caratterizzate da percorsi diversi e da stili informativi differenti, ma portatrici di una stessa cultura di base e motivate da una condivisa vocazione a stare dalla parte delle vittime, degli sconfitti, degli emarginati, degli imperfetti, di quelli dei quali ‘si dice ogni male’. Ecco perché Avvenire ha deciso di aderire, dandole pieno sostegno, all’iniziativa ‘Anche le parole possono uccidere’. Un progetto di comunicazione sociale che ha il pregio di poter raggiungere e toccare le persone più colte e le sensibilità più semplici e che anche per questo affianca, in maniera naturale ed esemplare, il lungo e quotidiano impegno informativo del “giornale nazionale d’ispirazione cattolica”.

Il Presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (FISC), Francesco Zanotti, ha commentato: “Uso spesso l’immagine delle parole come pietre. Anzi, aggiungo, le parole scritte sono peggio delle pietre perché queste cadono, mentre le parole restano stampate (oggi in rete) per sempre. La campagna realizzata assieme ha il grande merito di fare comprendere con immediatezza la potenza della parola. Parole come pallottole: colpiscono la persona e la distruggono. A questo pericolo si può rispondere solo con la responsabilità. Con la penna o con il computer in mano, ma anche con ciò che diciamo, possiamo causare gravissimi danni. Non possiamo dimenticarlo, soprattutto noi giornalisti. La parola, come un proiettile, arriva, colpisce e fa disastri, come le immagini molto eloquenti di Armando Testa mostrano con efficacia”. Infine, sulle sinergie tra media cattolici: “Mi pare un gran bel segnale, questa campagna realizzata e attuata assieme: Famiglia Cristiana, Avvenire e i settimanali diocesani della Fisc. Mi limito a una considerazione: basta volerlo. Ricordo il versetto di San Paolo ai Romani: “Gareggiate nello stimarvi a vicenda”. La stima e l’amicizia tra noi dovrebbero essere il nostro tratto caratteristico. Il resto viene di conseguenza, come questa compagna istituzionale che farà di certo parlare di sé”.

I credits della campagna
La campagna, sotto la direzione creativa di Vincenzo Celli e Dario Anania, art Cristina Macchi, copy Vincenzo Celli, è potente e provocatoria. Racconta, da dentro, il dolore che molte persone provano nell’essere considerate diverse. Racconta, in una sola immagine, sintetica, la storia di molte esistenze ai margini, colpite da pregiudizi e dalla colpevole superficialità di molte persone, come purtroppo diversi episodi di cronaca, anche recente, dimostrano.

Il progetto, nato dalla Unit dedicata alla responsabilità sociale di Armando Testa, è caratterizzato dalla totale gratuità di tutti i partner coinvolti. L’agenzia offre il proprio contributo creativo e professionale. Famiglia Cristiana, Avvenire e FISC offrono spazi pubblicitari e un appassionato sostegno redazionale, per far sì che dallo spunto pubblicitario possa nascere un fertile terreno di dibattito, allargato all’opinione pubblica. Esecutivi e impianti sono sviluppati dalla Cooperativa sociale Pensieri e Colori, attiva nel campo della comunicazione e, parallelamente, del reinserimento lavorativo di persone in difficoltà. La post produzione delle immagini è stata curata dal prezioso intervento di Marco Pignatelli e Danilo Giovannini.



EC