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Stillacci: 'La gara Ferrarelle? Una vergogna!'
"Anche in Francia le gare sono frequenti, ma vengono gestite con serietà, anche grazie agli advisor, in Italia le agenzie non sanno fare corpo". Il fondatore e presidente di Herezie, nonché presidente di giuria agli ADCI Awards, esprime il suo disappunto in merito alla querelle Ferrarelle. Guastini: "I creativi devono bypassare AssoComunicazione e andare a parlare con UPA".
Andrea Stillacci (nella foto) ha fondato l'agenzia Herezie un anno fa, in Francia, che ora vanta uno staff di 24 persone, per 11 clienti e 3,5 milioni di fatturato. Una struttura senza reparto account, che si basa solo su creativi, producer e planner perchè, come afferma lo stesso Stillacci, "dato che l'unica cosa che conta è il valore aggiunto, è inutile tenere account che prendono un cerino e danno fuoco solo per giustificare il loro stipendio da pompiere".Oltre a Chevrolet, l'hub si è aggiudicato la comunicazione di Essilor, azienda attiva nella commercializzazione di lenti progressive, della società finanziaria francese di prestiti Cofidis e, recentemente, ha vinto la gara per l'on air in Europa di Spotless Group, proprietaria di vari marchi, tra cui, in Italia, Acchiappacolore. L'agenzia è inoltre attualmente in gara per una compagnia di assicurazioni e per il gruppo sanitario Pfeizer.
Proprio Stillacci è stato scelto per il nuovo ruolo di presiedente di giuria degli ADCI Awards, il Premio che l'Art Directors Club dedica alla creatività italiana. Al timone della giuria Design, composta da 3 soci AIAP, Giuliano Garonzi. Il 21 maggio i giurati si sono riuniti a Milano, all'Accademia della Comunicazione, per stabilire a quali campagne assegnare ori, argenti, bronzi e l'ambito Grand Prix. I risultati verranno resi noti tra qualche giorno.
All'incontro organizzato con Andrea Stillacci prima dell'apertura dei lavori della giuria per parlare degli ADCI Awards si è finiti, neanche a dirlo, per riflettere nuovamente sulla spinosa questione della remunerazione, tornata sotto i riflettori dopo il recente caso Ferrarelle, che ha scaldato gli animi e provocato reazioni da più parti nel mondo della comunicazione e della pubblicità (vedi notizie correlate).
"L'azienda si è comportata in modo vergognoso - ha detto il creativo -, al di là del rimborso, non è possibile che tra sei diverse proposte, elaborate dopo mesi di lavoro, il direttore marketing non ne abbia identificata neanche una valida: significa che non sa fare il suo lavoro".
"Comunque - ha continuato Stillacci -, il problema fondamentale è che, in Italia, da parte delle agenzie manca uno spirito di corpo, mentre dal lato clienti la questione è soprattutto culturale, perchè le aziende spesso sono portate a guardare più alla convenienza che alla correttezza. Se a tutto questo si aggiunge la corruzione, che si nota soprattutto nell'ambito delle gare pubbliche, non è difficile capire per quale motivo ci si trovi in questa situazione".
Eppure, il modo per far cambiare le cose ci sarebbe. Basterebbe adottare come unico criterio quello della qualità del lavoro, che peraltro nel nostro Paese non manca. "Nel comparto creativo italiano ci sono moltissimi talenti, che però spesso si perdono in rivoli sbagliati - ha affermato il presidente della giuria ADCI Awards -, senza tener conto della poca valorizzazione dei giovani, che invece costituiscono l'humus da cui possono nascere gli esempi di creatività più innovativa, come ci insegnano i Paesi in cui il sistema funziona".
Basterebbe, poi, condurre i pitch in modo più corretto, come avviene in altre realtà, ad esempio la Francia, dove Stillacci ha fondato un anno fa la sua agenzia. "Anche in Francia le gare sono molto frequenti - ha spiegato -, ma vengono gestite da due strutture super partes che fungono da consulenti/advisor, Vtscan e Pitchville, suggerendo ai clienti le agenzie da mettere in long list e seguendo tutto il processo. Il lavoro delle agenzie creative viene sempre rimborsato, con un fee che va dai 3 ai 10.000 euro. Il vincitore paga anche l'advisor oppure è direttamente il cliente ad occuparsi anche di questo".
Se Oltralpe l'AACC (ovvero l'AssoComunicazione francese, ndr.) suggerisce delle linee guida a cui tutti si attengono, in Italia la situazione è un po' diversa e i rapporti tra le stesse agenzie e l'Associazione non sono sempre ottimi. "Bisogna ripartire dai fondamentali e non accettare di partecipare a consultazioni non condotte in modo serio - ha affermato Massimo Guastini, presidente ADCI -. Ritengo che i creativi debbano bypassare AssoComunicazione per instaurare un dialogo diretto con UPA".
Serena Piazzi

