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Le stime prevedono l'adv mobile in crescita dai 13 mld di dollari del 2013 ai 39 del 2018

A rivelarlo un rapporto di Juniper Research, che sottolinea le opportunità legate alla pubblicità ‘in-app’, citando il grande successo della strategia di monetizzazione delle app Facebook, con il mobile che ormai rappresenta il 41% dei ricavi pubblicitari globali del social network. Tra gli altri trend evidenziati dal report, la crescita esponenziale del Real-Time Bidding (RTB), nuovo elemento trainate della spesa in advertising mobile.
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Grazie all’introduzione di formati innovativi e di nuovi meccanismi di acquisto degli spazi, la pubblicità mobile inizia a mostrare il suo potenziale di crescita. La spesa per le inserzioni sui dispositivi è prevista in forte rialzo dai 13 miliardi di dollari previsti per il 2013 ai 39 nel 2018.

A rivelarlo un rapporto di Juniper Research, che sottolinea le opportunità legate alla pubblicità ‘in-app’, citando il grande successo della strategia di monetizzazione delle app Facebook, con il mobile che ormai rappresenta il 41% dei ricavi pubblicitari globali del social network. Tra gli altri trend evidenziati dal report, la crescita esponenziale del Real-Time Bidding (RTB), nuovo elemento trainate della spesa in advertising mobile.

Il mercato pubblicitario delle aste in tempo reale (RTB), ossia l’acquisto immediato degli spazi sui siti internet, rappresenta la nuova frontiera della pubblicità sui dispositivi mobili consentendo di offrire annunci pubblicitari in tempo reale a un pubblico mirato.

Secondo gli analisti Juniper però alcune aziende sono ancora caute verso questo tipo di advertising, per via del fatto che molti utenti potrebbero percepire gli spot sul cellulare come inappropriati o invadenti. Rispetto, quindi, all’alto livello di coinvolgimento degli utenti nei confronti del cellulare, la spesa pubblicitaria resta ancora molto bassa, se confrontata alle cifre spese per gli altri media. Anche se per l'autore del rapporto, Sian Rowlands, è in corso “un cambiamento nella percezione dei consumatori, dovuto all’uso dei sistemi di opt-in da parte degli inserzionisti e una pubblicità più mirata, basata sui big data e la raccolta di info sulla posizione degli utenti”.

MF