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Parisi: dallo sviluppo dell’economia digitale un aumento di Pil del 4-5% in 3 anni
Dal primo “Italian Digital Agenda Annual Forum”, Confindustria Digitale lancia un grande progetto di sviluppo per il nostro Paese. Stefano Parisi: l’Agenda digitale diventi volano della crescita. Entro il 2013 recupero del gap con l’Europa su servizi Internet e avvio azioni di sistema su Pa, scuola, sanità, e-commerce, start up, digital divide, formazione digitale.
“Internet cambia l’Italia” è racchiuso in questo slogan, il senso del primo Italian Digital Agenda Annual Forum tenutosi a Roma, con cui Confindustria Digitale, la nuova Federazione delle imprese dell’Ict, ha voluto chiamare a confronto il Governo sulla grande opportunità che lo sviluppo dell’economia digitale rappresenta per rilanciare la crescita e modernizzare il Paese. “Le imprese italiane dell’Ict offrono la piena collaborazione al Governo perchè l’Agenda Digitale diventi un grande progetto nazionale in grado di aprire il Paese a un nuovo ciclo economico - ha affermato Stefano Parisi (in foto), presidente di Confindustria Digitale, che ha recentemente presentato un piano al Governo per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Agenda digitale europea entro il 2015 (leggi news correlata).
“Il completo switch off verso il digitale della Pa - ha spiegato Parisi - può contribuire all’azione di spending review, riducendo finalmente la spesa pubblica annua in modo strutturale e recuperando risorse per oltre 56 miliardi di euro. La maggiore disponibilità di servizi pubblici e privati on line consentirebbe un risparmio di circa 2.000 euro l’anno a famiglia. Se le imprese italiane raddoppiassero gli investimenti in Ict, si avrebbe una crescita della produttività tra il 5 e il 10%, mentre se aumentassero solo dell’1% il loro fatturato estero attraverso le vendite on-line, le nostre esportazioni totali aumenterebbero dell’8% pareggiando il saldo import-export di beni e servizi. Se dunque, come sta accadendo nei principali paesi, lo sviluppo dell’Internet economy diventerà anche da noi il centro delle politiche per la crescita, il contributo all’aumento del Pil potrebbe essere dell’ordine del 4-5% nei prossimi tre anni”.
Oggi l’economia digitale in Italia pesa il 4% sul Pil, dato che segnala il ritardo del nostro Paese, dove l’uso di Internet è ancora limitato al 50% della popolazione (68% la media Ue27), la pratica dell’ e-Government riguarda non più dell’8% (21% Ue27) e quella dell’e-commerce il 15% (43% Ue27). Anche dal lato delle imprese il gap è forte: solo il 4% delle imprese italiane effettua vendite direttamente on-line a fronte di una media Ue27 del 12%.
“Per questo l’obiettivo prioritario da raggiungere entro il 2013 - ha concluso il presidente di Confindustria Digitale - deve essere quello di recuperare il gap con l’Europa sull’uso dei servizi Internet, mentre vanno contemporaneamente messe in atto una serie di azioni, indispensabili per consentire all’Italia di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Agenda digitale europea per il 2015. Dopo i sacrifici necessari per scongiurare il rischio di default, è ora possibile dare al Paese, spingendo l’acceleratore sul percorso digitale, un segnale immediato e concreto di nuovi e migliori servizi, di nuove opportunità occupazionali e imprenditoriali”.
All’incontro, oltre al presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi, sono intervenuti Neelie Kroes, commissaria europea con delega all’Agenda Digitale e i ministri dello Sviluppo economico Corrado Passera e dell’Istruzione Francesco Profumo, responsabili della Cabina di regia, che hanno sottolineato come il Governo Monti ci abbia "messo la faccia" e si stia giocando la propria reputazione sul tema dell'agenda digitale che può avere implicazioni epocali per una crescita sana e sostenibile del nostro paese.
La tavola rotonda che ha aperto i lavori della giornata è stata l'occasione per entrare nel dettaglio di alcune best practices da parte di amministrazioni publiche, associazioni e imprenditoria privata.
Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha sottolineato come il processo di digitalizzazione aumenti inevitabilmente l'efficienza dell'autorità fiscale e contemporaneamente, riducendo i costi della macchina pubblica, sia in grado di liberare risorse re-investibili in nuove iniziative capaci di innestare un circolo di amministrazione virtuosa.
Riccardo Donadon ha presentato alla platea il progetto H-Farm Ventures di cui è presidente: un incubatore di idee e di imprenditoria giovanile in grado di innestare la new economy nei luoghi che hanno creato la prima economia, quei casali del nord-est in cui la crescita dell'impresa è in grado di armonizzarsi con il territorio al momento principalmente italiano ma con l'obiettivo di varcare i confini nazionali e connettersi con omologhe esperienze europee e internazionali.
Carlo Maccari assessore alla digitalizzazione della Regione Lombardia, ha ricordato il ruolo di programmazione che è proprio delle amministrazioni regionali e ha esortato a "fare squadra" perché l'agenda digitale non può essere la stessa per tutte le regioni italiane per via di vissuti e storie differenti ma un percorso comune è necessario.
Marco Polillo presidente di Confindustria Cultura Italia ha lanciato l'allarme sul regime fiscale dei prodotti editoriali digitali che non può essere di 17 punti più alto dei prodotti editoriali cartacei (21% vs 4%) e ha ricordato l'importanza del contenuto nel processo di digitalizzazione della cultura.
Infine il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha portato il punto di vista della classe politica di fronte al successo della rete e dei social network.
Per Renzi "Internet dona alla politica trasparenza, efficienza e credibilità" a patto che il suo utilizzo sia in grado di portare conseguenze concrete e miglioramenti alla vita reale delle persone e che il nostro paese, anche grazie a un utilizzo sempre più importante del digitale, non smetta di sognare e costruisca la sua visione del futuro.
Andrea Gervasi

