Live Communication

Assocom. Puntare sul mobile, hub mediale capace di connettere online e offline

Le informazioni, l’intrattenimento e lo shopping passano attraverso un numero sempre maggiore di dispositivi intelligenti e connessi, come smartphone, tablet e wearable technology. Per avere un’idea del boom che sta vivendo il mobile, si pensi che, a oggi, sono ben 15 milioni gli italiani che accedono a Facebook ogni giorno via mobile, mentre solo un anno fa il dato era fermo a 10 milioni, ma al mese. Le piattaforme digitali, da Google a YouTube, passando per le soluzioni di programmatic buying, rappresentano asset strategici capaci di aumentare l'efficienza della comunicazione, creando un dialogo più diretto ed efficace con i consumatori.
 
clicca per ingrandire
Cambiamento e ottimismo. Queste le due parole chiave del convegno annuale Assocom, intitolato 'Comunicare Domani', svoltosi quest’oggi a Milano. A vedere il bicchiere ‘mezzo pieno’ è sicuramente Marco Muraglia, chairman Starcom Mediavest Group, il quale ha sottolineato i grandi passi in avanti fatti dal nostro Paese sul fronte del digitale. “Certo - ha osservato Muraglia - c’è stato un ritardo iniziale, ossia una fase di lentezza che ha impedito di cogliere le grandi opportunità aperte dal digitale, ma abbiamo imboccato la strada giusta. Non va dimenticato però che c’è ancora un problema di digital divide da risolvere, ma entro il 2020 l’Italia sarà in linea con i Paesi più evoluti, che da sempre guidano il mercato digitale”.
 
A dare una bella spinta alla crescita del digitale nel nostro Paese sono sicuramente le tecnologie mobili. A oggi, le informazioni, l’intrattenimento e lo shopping passano attraverso un numero sempre maggiore di dispositivi intelligenti e connessi, come smartphone, tablet e wearable technology
 
Addirittura, rifacendoci all’intervento di Giuliano Noci, professore ordinario di Marketing presso il Politecnico di Milano e presidente Explora, potremmo spingerci ad affermare che la vera chiave di volta per comprendere il customer journey è il mobile. Quest’ultimo, però, non va inteso come un semplice canale che si aggiunge agli altri, bensì come un ‘integratore di mezzi’, capace di connettere ‘contenuti digitali’ con ‘esperienze reali offline’.
 
In altre parole, per sfruttarne al meglio le potenzialità, le aziende dovrebbero approcciare il mobile concependolo come un punto di snodo, un hub mediale, una sorta di finestra aperta sul consumer journey. Non a caso, il dispositivo mobile è l’unico che per il 95% della nostra vita quotidiana è a meno di un metro di distanza da noi.
 
A fornire un esempio nitido della crescita del mobile è stato Luca Colombo (in foto in alto a sinistra), country manager Facebook Italia, il quale ha evidenziato come, a oggi, siano ben 15 milioni gli italiani che accedono a Facebook ogni giorno via mobile, mentre solo un anno fa il dato era fermo a 10 milioni, ma non al giorno, bensì al mese.
 
“Facebook - ha aggiunto Colombo - ascolta i bisogni delle persone e cerca di intuire le potenziali aree di sviluppo per il mercato, con una costante evoluzione della piattaforma e l’implementazione di progetti di ampia portata, volti ad accelerare l’interazione e l’innovazione. In questo scenario ricco di sfide e di opportunità, un ruolo centrale è rivestito da agenzie, aziende e Pmi da cui dipende la crescita e la competitività del nostro Paese. È necessario, infatti, affrontare con positività e consapevolezza la nuova era del digitale, e comprendere come far leva sulle potenzialità di una piattaforma come Facebook, per comunicare con i consumatori, e raggiungerli in modo rilevante e mirato. Da parte nostra c’è la massima disponibilità nel supportare la diffusione di queste nuove modalità di comunicazione e promozione, diventando un partner strategico e una guida per il territorio”.
 
Sulla stessa linea anche Fabio Vaccarono (in foto a sinistra), country managing director Google Italia, il quale ha messo in risalto le differenze di ‘passo’ tra imprese e persone: se da un lato i consumatori si dimostrano ogni giorno più consapevoli dei cambiamenti in corso, spaziando in maniera fuzzy da online e offline, superando ogni artificiosa distinzione tra i vari media e utilizzando, di volta in volta, il device più appropriato al contesto in cui si trovano; dall’altra parte “le aziende non sempre sono altrettanto pronte a raccogliere la sfida. In questo contesto la tecnologia e le piattaforme digitali, dal motore di ricerca a YouTube, alle soluzioni di programmatic buying, rappresentano grandi alleati per aumentare l'efficienza della comunicazione, creando un dialogo più diretto ed efficace con i consumatori”.
 
“Crediamo - ha concluso Vaccarono - che attraverso una più intensa collaborazione con i diversi player del mercato, l’intero ecosistema della comunicazione potrebbe migliorare. Per questo negli ultimi anni abbiamo intensificato i nostri sforzi con programmi e iniziative specifiche per centri media, aziende e agenzie creative, mostrando il grande potenziale che il digitale rappresenta per l’intero sistema”.
 
Tuttavia, come messo in luce da Giovanna Maggioni (in foto a sinistra), direttore generale Upa, è necessario lavorare su alcune criticità: “Occorre costruire un modello che sia in grado di aumentare le sinergie tra la parte 'creativa' e la parte 'media', tenendo conto dei contributi di tutti gli attori della filiera, che devono relazionarsi tra loro in un’ottica di partnership”.
 
Un modello che, riprendendo l’intervento del professore e sociologo Domenico De Masi, deve far leva su quattro valori fondamentali, che sono: uno, ‘meticciato’, due, ‘contemplazione della bellezza’, tre, ‘saggezza’ e quattro, ‘armonia’. Valori che Stefano Del Frate, direttore generale Assocom, ha provato a riportare nell’ambito della comunicazione, declinandoli rispettivamente in: uno, ‘multicanalità’, due, ‘creatività’, tre, capacità di governare l’enorme mole di dati, passando ‘dai big data agli smart data’, e infine quattro, ‘condivisione’, intesa come capacità del modello di mettere insieme i punti di vista di tutti soggetti coinvolti.
 
Tornando alle criticità, Maggioni ha evidenziato anche un grande problema legato alle Pmi: “Molte piccole e medie imprese del nostro Paese, anche se molto promettenti, non hanno ancora compreso le opportunità aperte dalla comunicazione, è un problema culturale di mancanza di fiducia”.
 
Molto spesso, in realtà, si tratta di una questione di ‘certezza dei risultati’. Come ricordato da Valentino Cagnetta, ceo Media Italia, le aziende, a cominciare dalle Pmi, devono sapere “quali risultati portare a casa implementando una certa attività di comunicazione; ecco perché il ‘programmatic’ rivestirà un ruolo sempre più strategico e centrale nel prossimo futuro”. 

Mario Garaffa