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Linkontro/Barns (Nielsen): è il momento della coopetion. Fitoussi: l'Europa dia vita a politiche espansive
Santa Margherita di Pula (CA). In apertura dei lavori al 30° appuntamento con la community dei consumi, il ceo di Nielsen invita le aziende a una maggiore collaborazione. Il politologo ed economista francese punta invece il dito alla politica europea che, troppo concentrata a ridurre il debito pubblico e poco determinata ad aumentare la produzione, non ha saputo dare vita a scelte in grado di sviluppare l'economia reale. Dal risparmio degli italiani può ripartire la ripresa del paese.
Santa Margherita di Pula (CA). In apertura dei lavori al 30o appuntamento con la community dei consumi, il ceo di Nielsen invita le aziende a una maggiore collaborazione. Il politologo ed economista francese punta invece il dito alla politica europea che, troppo concentrata a ridurre il debito pubblico e poco determinata ad aumentare la produzione, non ha saputo dare vita a scelte in grado di sviluppare l'economia reale. Dal risparmio degli italiani può ripartire la ripresa del paese.
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È successo in America nel caso dei più importanti quotidiani che si scambiano servizi come la stampa o la distribuzione per realizzare economie di scala a vantaggio di tutti i player coinvolti. "La crisi rappresenta il momento migliore per cambiare le regole del gioco". Il cambiamento deve iniziare dal vertice delle aziende, che deve convincere il proprio team che il nuovo modo di affrontare il mercato è migliore rispetto a quello vecchio.
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In sostanza, si tratta di dare vita a politiche espansive e non restrittive, e di privilegiare una crescita di tutta la società e non soltanto di poche élite economiche.
"La disuguaglianza è una delle cause della crisi. Se la crescita non è condivisa non si può parlare di vera crescita. Negli USA il pil aumentava ma diminuiva il salario medio. Quindi pochissimi diventavano sempre più ricchi e le classi medie e povere sempre più povere. Nei Brics la disuguaglianza è stata ancora più clamorosa, e certamente non è un fatto positivo per una democrazia".
Fitoussi non ha parole tenere per la finanza, causa della situazione in cui ci troviamo oggi. "La deregulation dei mercati finanziari non si è dimostrata positiva, ma non è stata colpa della finanza, perché le è stato lasciato uno spazio che invece doveva essere occupato dall'economia reale cui spetta il compito di costruire il futuro e non di prevederlo. Quello che è successo e che l'economia finanziaria è diventata più grande dell'economia reale, che è ne diventata preda".
Allora, come si esce dalla crisi? "La politica deve favorire la crescita dell'economia reale, non focalizzarsi sulla riduzione del debito pubblico. È aumentando il pil che il debito si riduce, non attraverso politiche di austerità".
Il problema dell'Europa, quindi, non è economico ma politico. "Perché non abbiamo creato un titolo di stato unico, che non lascia più spazio alla speculazione sul singolo paese?", si chiede Fitoussi, che aggiunge: "In fondo con l'Euro abbiamo cancellato la speculazione sulle singole monete. Con la creazione di un governo europeo che dia vita a politiche coerenti, se ne avvantaggerebbero tutti i paesi dell'Unione".
Il debito, ribadisce lo studioso francese, non è l'obiettivo prioritario della politica economica che, invece, deve essere la piena occupazione. Il che significa più produzione, più consumo e aumento del reddito pro capite. In cinque anni di crisi l'Europa ha invece inseguito soltanto politiche restrittive che hanno depresso l'economia, con la conseguenza che il debito di molti paesi invece che diminuire è aumentato.
C'è una speranza anche per l'Italia: "È vero, è un paese fortemente indebitato ma è un popolo di risparmiatori. Spetta dunque al capitale privato il compito di fare ripartire i consumi. E al potere politico quello di dare vita a iniziative espansive e non restrittive".
Salvatore Sagone