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Ricerca Gfk Eurisko per Sodalitas: la sostenibilità è una scelta obbligata

“Le prospettive della Responsabilità Sociale in Italia” è il titolo dell'indagine realizzata da Gfk Eurisko intervistando 46 top manager di imprese aderenti a Fondazione Sodalitas. Imprese nazionali e multinazionali, attive nei più diversi settori di mercato, le cui risposte illustrano ampiamente i principali trend della sostenibilità nel nostro paese.
Nei mesi di febbraio e marzo 2010, GfK Eurisko ha intervistato il top management (presidente o amministratore delegato) di 46 imprese aderenti a Fondazione Sodalitas, un campione in cui erano adeguatamente rappresentate le diverse tipologie di imprese - le piccole e le grandi, le italiane e le multinazionali - e i diversi settori produttivi. Soprattutto, come ha spiegato oggi al Sodalitas Day il vicepresidente dell'istituto di ricerca, Paolo Anselmi (nella foto), un campione di aziende all'avanguardia sul fronte della responsabilità sociale, dalle cui risposte è possibile desumere i trend che da qui a poco tempo diventeranno mainstream. Un’indagine qualitativa che ha consentito quindi di fare il punto su quali siano oggi - aldilà di differenze riconducibili alla dimensione delle aziende e alla natura del loro business - la visione più evoluta e le prospettive della responsabilità sociale.

“È risultata innanzitutto condivisa la convinzione che la CSR, o piuttosto la 'sostenibilità' come viene preferibilmente definita, è oggi una scelta obbligata, una priorità strategica, l’unico modo per un’impresa per stare sul mercato ed essere competitiva - ha esordito Anselmi -: superata è la concezione come investimento filantropico o di iniziative di charity finalizzate essenzialmente al miglioramento dell’immagine e destinate a divenire facilmente un costo da tagliare nei periodi di crisi”.

Proprio la crisi, in realtà, sembra aver agito come acceleratore dell’impegno, rafforzando la convinzione che la sostenibilità rappresenti una via per uscire dalla crisi, una scelta per contribuire a ricostruire su basi nuove un rapporto di fiducia tra imprese e società. Non va inoltre dimenticato, ha commentato Anselmi, che la crisi è nata anche a causa della mancanza di responsabilità di alcuni operatori!

L'impatto economico

Il tema del 'ritorno economico' è uno snodo fondamentale della riflessione sulla sostenibilità, anche se su questo punto i pareri degli intervistati non sono stati unanimi.
La maggioranza, ha spiegato Anselmi, riconosce che un impegno serio nella sostenibilità può comportare una riduzione dei profitti a breve in cambio di un rafforzamento della performance nel medio o nel lungo periodo; altri preferiscono sottolineare piuttosto gli aspetti che possono garantire un vantaggio economico anche nel breve termine (risparmio energetico, maggiore coesione interna e commitment dei dipendenti, migliori rapporti con le comunità locali e riduzione della conflittualità con stakeholder importanti come sindacati e associazioni ambientaliste); altri infine hanno richiamato la motivazione 'etica' che deve sostenere la scelta a favore della sostenibilità che deve essere adottata non per ottenere vantaggi ma per contribuire a un mondo migliore e per responsabilità verso le future generazioni.

Ancora, la sostenibilità viene giudicata dalle imprese aderenti a Fondazione Sodalitas come una leva strategica, un elemento costitutivo della qualità complessiva di processi e prodotti e un criterio-guida dei processi di innovazione. Può essere, naturalmente, uno strumento a sostegno della reputazione: una strategia di comunicazione adeguata è fondamentale, così come la misurazione dei risultati della sua implementazione. Ma la CSR non è e non deve essere cconsiderata una leva di marketing. “Anzi - ha commentato Anselmi -, in molti casi oggi è proprio la scarsa convinzione del marketing a rappresentare un ostacolo alla sua diffusione...”.

Il ritardo italiano e il ruolo del management

Oltre ai timori suscitati dalla complessità del processo di rendicontazione, gli intervistati concordano sul permanere di un ritardo italiano dovuto principalmente a un ostacolo di carattere culturale: lo schiacciamento di molti manager su una visione a breve termine, orientata ai risultati trimestrali, che favorisce una percezione della CSR come costo e non come investimento.
Per suprare tale ostacolo, dunque, e dare maggior forza alla creazione di una cultura della sostenibilità, è da tutti giudicato necessario l’impegno personale dei vertici dell'impresa e quindi la creazione di una cultura capillare all’interno dell’azienda stessa, puntando sulla comunicazione interna e sulla formazione e anche - aspetto sottolineato soprattutto dalle multinazionali - sul volontariato d’impresa come modalità efficace di coinvolgimento diretto dei dipendenti.
Inoltre, nella gestione dell'intero processo, il ruolo del CSR manager è ormai ritenuto dai più indispensabile.

Una nuova corporate governance

È opinione condivisa del campione di aziende intervistate che la crisi economica (considerata quasi unanimemente non congiunturale) e l’aggravarsi di alcuni aspetti della questione ambientale (in particolare: il mutamento climatico e la scarsità energetica) impongano alle imprese una revisione profonda del proprio modello di business e delle proprie strategie verso un nuovo modello di corporate governance fondato sulla centralità degli stakeholder.

È condivisa anche la consapevolezza di una forte discontinuità rispetto al passato, una sensibilità ampia e condivisa nei confronti del tema della sostenibilità sociale e ambientale che ha ormai acquisito una rilevanza irreversibile ed è destinato ad acquisire un peso ancora maggiore in futuro.
Tale sensibilità appare destinata a tradursi in un impegno concreto e coerente: la sostenibilità appare oggi una prospettiva assai meno “cosmetica” che in passato e si prospetta piuttosto come un tema concreto di “riprogettazione”, una scelta cosciente dell’impresa e del management adottata per garantire all’impresa continuità e stabilità nel tempo.

Le principali direzioni per il futuro

Le responsabilità verso i dipendenti, verso l'ambiente e verso i consumatori, rappresentano gli aspetti prioritari per l'impegno futuro e concreto delle aziende intervistate.
Nell'ambito lavorativo: salute e sicurezza sul posto di lavoro, responsabilità nei processi di ristrutturazione, impegno a garantire pari opportunità, diversity management, forte investimento nella formazione…
Sotto il profilo ambientale: risparmio di risorse e di energia, utilizzo di fonti rinnovabili, riduzione degli sprechi in ogni fase del processo, ricerca di prodotti a basso impatto ambientale, confezioni ridotte ed ecologiche, sostenibilità della filiera…
Per i consumatori: progettazione di nuovi beni e nuovi servizi pensati come ingredienti di un nuovo stile di vita sostenibile, educazione (risparmio, recupero, riciclaggio, ecc.) e informazione per metterli in grado di apprezzare e valorizzare le scelte sostenibili compiute delle aziende…

Centrali anche le attenzioni verso il mercato, con riferimento in particolare alla gestione sostenibile della catena di fornitura e alla trasparenza verso clienti e investitori, e verso le comunità e il territorio con cui l’impresa sarà sempre più interessata a co-progettare risposte efficaci ai bisogni sociali abbandonando un approccio di pura filantropia.
A queste condizioni, il 'ritorno' economico - nel medio se non nel breve termine - sarà garantito dal miglioramento dell’efficienza dei processi (risparmio energetico, riduzione degli sprechi…), dalla maggiore soddisfazione e fidelizzazione della clientela, dal miglioramento del clima interno e del senso di appartenenza/fedeltà dei dipendenti.

TR