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Le nuove tecnologie porta d'accesso a una nuova età dell'oro del giornalismo
Secondo Pedro J. Ramírez (El Mundo), la rivoluzione in corso nel panorama mediatico non porterà alla morte dell'editoria ma, al contrario, a una valorizzazione del giornalismo di qualità. D'accordo Ferruccio de Bortoli (Corriere della Sera), a patto che i giornalisti sappiano rinunciare all'autoreferenzialità, e Andrea Monti (La Gazzetta dello Sport). Queste le riflessioni emerse all'incontro 'I mezzi di comunicazione senza frontiere'.
La presentazione al mercato della nuova piattaforma Orbyt (vedi notizia correlata), è stata l'occasione per un interessante dibattito sul presente e il futuro dell'editoria. Ferruccio de Bortoli, direttore de Il Corriere della Sera, Andrea Monti, direttore de La Gazzetta dello Sport, e Pedro J. Ramírez, direttore de El Mundo, si sono confrontati in Sala Buzzati, nell'ambito dell'incontro 'I mezzi di comunicazione senza frontiere', sul tema 'La Reinvenzione dei Mezzi di Comunicazione'. A moderare Maria Latella, direttore di A. "Alcuni hanno pronosticato la morte dei giornali tradizionali nel 2027 in Spagna e nel 2024 in Italia - ha spiegato Ramirez (nella foto a sx)-, ma sono sicuro che ci sia la vita dopo la morte e che il giornalismo così come lo intendiamo oggi continuerà ad esistere. Detto questo, è ormai assodato che le modalità di fare e distribuire informazione debbano cambiare: la distribuzione delle testate attraverso supporti elettronici, attraverso il meccanismo proposto da Orbyt, è una valida soluzione".
"Nonostante la convergenza dei linguaggi e i l'avvento dei nuovi mezzi, il ruolo del giornalista resterà lo stesso - ha continuato il direttore de El Mundo - . Indipendentemente dal supporto attraverso cui vengono veicolati, infatti, i giornali devono continuare a fornire un punto di vista e un'interpretazione della realtà, per portare il lettore alla riflessione. Ormai le semplici notizie si possono apprendere da più fonti, il giornalista deve saperne cogliere il senso e riuscire a trasmetterlo nel modo intellettualmente più corretto, come è stato abituato a fare. Se per McLuhan 'il mezzo è il messaggio', ora si apre una nuova era in cui 'la marca è il messaggio': la marca nell'editoria, corrisponde alla testata, in grado di garantire affidabilità e autorevolezza all'informazione veicolata, a prescindere dal mezzo. Se dunque i giornalisti continueranno a svolgere il loro lavoro al meglio, garantendo un'informazione di qualità, le nuove tecnologie non potranno che essere un aiuto, la porta d'accesso a una nuova età dell'oro del giornalismo".
Anche per il direttore del Corriere della Sera, il marchio ricopre un ruolo fondamentale. "Il marchio di una casa editrice è custode di valori, appartenenze, tradizione, per questo bisogna investire nella sua tutela", ha affermato de Bortoli, che ha anche sottolineato la necessità di essere tempestivi nell'adeguare i propri prodotti ai trend in atto e di sperimentare di più.
In chiusura, de Bortoli ha puntalizzato: "In editoria le nuove tecnologie hanno bisogno dei protagonisti della tradizione, altrimenti si rischia di dare vita a delle autostrade vuote, senza contenuti. Invece la rivoluzione mediatica in atto deve portare anche a una maggiore valorizzazione dei contenuti e della professionalità"."Possiamo reinventare i mezzi - ha convenuto Andrea Monti (nella foto a sx), direttore de La Gazzetta dello Sport -, ma il giornalismo non deve essere reinventato, perchè è proprio quello che è in grado di fare la differenza. Guardando a Gazzetta, a esempio, oggi il quotidiano ha come competitor i media sociali, in grado di stimolare il dibattito e di offrire l'informazione spicciola, ma non l'informazione di qualità, ed è proprio su questo terreno che la Gazzetta deve dimostrare la propria superiorità. Certo, resta il problema di riuscire a convincere il lettore a pagare per i contenuti affidabili e di qualità che vengono elaborati, ma sono convinto che prima o poi una soluzione si troverà".
Serena Piazzi

