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Newspapers' World 2011: news sempre più 'mobile', ma la carta stampata resiste

L'evoluzione della tecnologia che ha portato alla nascita di iPad, smartphone, iPhone e nuovi tablet cambia lo scenario dell'informazione online, dove le notizie sono sempre più 'mobile' e personalizzate. Tra i Paesi emerge la Cina, che nel 2012 sarà il 3° mercato pubblicitario mondiale, con introiti vicini ai 27 miliardi di dollari, superando Uk e Germania. E' quanto emerge dall'indagine sull'editoria mondiale presentata da Blei. La concessionaria chiude il 2010 con 35 mln di euro di ricavi, in crescita del 10%.
Blei ha presentato oggi a Milano Newspapers' World, la IV edizione della ricerca sui quotidiani condotta dalla concessionaria. ( Nella foto Elia Blei, publisher, marketing e development director). La concessionaria guidata dall'ad Pietro Mezzanzanica, nel 2010 ha raggiunto i  35 mln di euro di ricavi, in crescita del 10%. Stanno per aggiungersi al portfolio un importante network internazionale e un gruppo editoriale austriaco operativo nel mercato della carta stampata.

L’ultima  indagine, quella del 2007, si estendeva alla carta stampata e al web di tutti i 26 Paesi Europei; Italia esclusa.
La nuova ricerca itiene conto dei cambiamenti avvenuti negli ultimi 4 anni ed ha l'obiettivo di fare ordine  nei mezzi che offrono news su carta, online e mobile, di capire come l’Europa si inquadra nello scenario mondiale, estendendo lo sguardo anche alle realtà negli altri continenti.

L'indagine parte dal nuovo scenario multimediale dell'informazione, scandito da alcune date importanti: dal 1999 la tecnologia RSS di Netscape nata per i PC innesca in sordina una rivoluzione nel modo di informarsi. Nel 2007 il lancio dell’I-Phone. Il 10 luglio 2008, appena un anno e mezzo dopo il lancio di I-Phone, Apple apre AppStore. Il 27 gennaio 2010 Apple lancia l’I-Pad e si diffondono i tablet. I Social Networks, in testa Facebook e Twitter,  contano un bacino di utenti interattivi di primaria importanza dovunque. L’ I-Pad2 debutta sul  mercato europeo.
I quotidiani in tutto il mondo, anche se a velocità diverse, si sono impadroniti di questi nuovi canali e hanno mutato pelle adeguandosi alla nuove esigenze.

Nel 2007, a fine ricerca, erano emerse due importanti affermazioni che avrebbero potuto tracciare le linee guida dello scenario mediale. Arthur Sulzberger (Direttore del New York Times): 'Non so se fra 5 anni stamperemo ancora il Times. Internet è un posto meraviglioso...' (febbraio 2007). Bill Gates: 'Gli abbonamenti e le vendite dei quotidiani sono in declino inevitabile perché diventerà abitudine leggere il giornale online'. (maggio 2007)

Oggi ad aprire la presentazione dell'indagine sono la dichiarazione di Ruperth Murdoch di due mesi fa: “tempi nuovi richiedono un nuovo giornalismo.” E la risposta di Mathias Döpfner (AD di Axel Springer): “La stampa vivrà più a lungo di quanto si pensi”.

Sul tema LETTORE: UOMO O DONNA? l''indagine nel 2007, evidenziava che i quotidiani d’informazione avevano raggiunto quasi la parità uomo donna sicuramente nei Paesi scandinavi e nel nord Europa, con uno scarto del 5% nell’Europa centrale e del 10% nel sud del nostro continente.
Gli economico finanziari mantenevano il 50/50 nei Paesi dell’est dove abbiamo a suo tempo semplicemente rilevato una condizione storico/culturale consolidata ma presentavano una forbice del 20% nel resto d’Europa. I giornali sportivi al contrario raccoglievano una preponderante maggioranza di lettura maschile nei Paesi dell’Europa orientale mentre riducevano il gap uomo/donna del 10% nei Paesi occidentali.

La nuova indagine, invece, rivela che per i quotidiani d’informazione, oggi la parità 50/50 si è infiltrata anche negli altri Paesi dell’Europa orientale tra la Germania e i Balcani. Tre punti hanno una prevalenza maschile del 10% medio: ad ovest la Penisola Iberica, al centro la Polonia e ad est la Grecia. Il resto dell’Europa mantiene un gap uomo/donna del 5% in favore del primo.
I quotidiani economico-finanziari restano a maggioranza maschile anche se ampliano la bolla 50/50 riscontrata nel 2007 verso i Paesi al nord dei Balcani.
I giornali sportivi, dove ci sono, continuano ad essere una lettura maschile per l’80 o 90% tranne il Belgio che continua nella sua anomalia ma perché è anomalo il quotidiano stesso. Il solo che c’è.

I lettori restano concentrati nei Paesi scandinavi, nei Paesi dell’Europa orientale e inl’Europa occidentale.  Il Nord ed Est Europa sono appassionati di quotidiani tabloid e il Sud Europa di quotidiani sportivi, quest’ultimi assenti in Paesi insospettabili come Germania e Uk.

Riguardo alla free-press, nata in Nord Europa nel 1995, si è stabilizzata con 66 titoli in tutta Europa.
Germania, Cipro e Malta sono i tre Paesi dove la free press non è riuscita nell’intento. Le due isole sono due piccoli scenari media molto tradizionali. La Germania invece resiste grazie alla forza degli innumerevoli quotidiani regionali e locali che già aggiornano in modo capillare i cittadini delle principali città. E grazie al fedele attaccamento ai titoli consueti, attaccamento che, a parità di scenario regionale in Uk, non impedisce invece il successo della free-press non solamente nella città di Londra. Per il resto d’Europa i Paesi dove ha meglio attecchito sono in primis la Svezia, dove tutto è nato, seguita da Francia, Olanda e Spagna.

Per rispondere alla  domanda 'DOVE SI LEGGE' l'indagine ha ampliato l’analisi a quella parte di offerta editoriale che i quotidiani propongono “extra-carta”: l’online e tutte le sue modalità di utilizzo.

Nel 2007 le evidenze erano che tutti i quotidiani nazionali avevano aperto un proprio sito web di news dove permettevano l’accesso ai contenuti pubblicati sulla carta, sotto diverse forme. Principalmente con l’e-paper, più o meno tecnologicamente sofisticato, da semplice pdf al più familiare 'sfoglio elettronico'.

Nel frattempo cresce la richiesta di interattività. I contenuti cominciano a raggiungere il lettore sul proprio PC attraverso le newsletters, per il momento il miglior mezzo di aggiornamento di notizie. La tecnologia si diffonde a livello di massa, i computer portatili e i cellulari diventano uno strumento a larga diffusione. I quotidiani comprendono prontamente che il lettore è raggiungibile direttamente applicando la tecnologia elaborata da Netscape alla fine degli anni 90. Nasce poi il RSS inizialmente acronimo di Rich Site Summary “il ricco sommario del sito”, un invito ad accedere al quotidiano online per aggiornarsi. Poi l’acronimo si trasforma in Really Simple Syndication.
La vera rivoluzione editoriale nel mondo delle news è il quel Really Simple; concettualmente significa “è veramente semplice raggiungerti”. In tempo reale testate di informazione online aggiornano le notizie attraverso la tecnologia RSS e la esportano verso il lettore.

Comincia a farsi strada anche nel lettore stesso l’idea di scaricare sul proprio portatile, e in seguito sul proprio cellulare, una applicazione ossia un programmino ad hoc che ti permette di accedere all’offerta RSS personalizzata sia in termini di referente che di tipologia di contenuti. Sostanzialmente, invece di andare ogni volta su un certo sito per vedere se ci sono novità, basterà aprire l'aggregatore RSS e sarà lui stesso a collegarsi al sito ed eventualmente mettere in evidenza che c'è un articolo, una notizia, in generale un contenuto nuovo su quel sito che potremmo andare a consultare. A gennaio 2007 Apple lancia sul mercato l’I-Phone.

A luglio 2008 Apple lancia l’AppStore: I siti di news si adeguano alla commercializzazione della nuova tecnologia; studiano applicazioni più o meno complesse e raggiungono così il lettore, già sensibilizzato ad essere raggiunto direttamente sul proprio PC in tempo reale e pronto ad essere raggiunto direttamente sul proprio cellulare. O meglio sul proprio Touch Screen. L’offerta si arricchisce di nuovi contenuti e di collegamenti coi motori di ricerca, con i video di YouTube prima e con l’informazione video poi fino a creare vere e proprie Tv online facilmente fruibili grazie alla semplicità di utilizzo dei Touch Screen e alla qualità della definizione d’immagine degli Smartphones, in testa a tutti l’I-Phone, che continua a migliorare.

Ma è già in corso una trasformazione aggiuntiva: le Communities. Si esaspera la necessità di condivisione della notizia che diventa un’abitudine mentale oltre ad un potente mezzo di comunicazione. Molti giornali nel mondo creano la propria Community di fedeli lettori online del proprio quotidiano con tanto di tesseramento virtuale; la maggioranza si appoggia invece ai due grandi Social Networks del momento: Facebook e Twitter trasformandoli in Social Media.

Poi, un anno fa Apple lancia l’IPad e in un anno se ne vendono quasi 15 milioni, 5 volte più delle previsioni al momento del lancio.
2010: si apre il mondo dei tablet. Si stima di venderne 115 milioni entro il 2014.

Non crollano gli abbonamenti come sosteneva Bill Gates nel 2007, anzi le campagne abbonamenti si moltiplicano diventando multi propositive. Le notizie possono raggiungere il target a casa col postino mentre fa colazione, sul PC in ufficio, sul cellulare in metropolitana o al supermercato a costi molto contenuti. Per fare un esempio di attualità., il NY Times che ha appena reso a pagamento l’accesso ai contenuti del giornale, salvo una ventina di articoli al mese gratuiti, chiede per l’abbonamento digitale poco meno di 4 dollari a settimana pagabili facilmente online con carta di credito. Si sono abbattuti quindi anche tutti i vincoli spazio/temporali. Ovunque si può leggere il giornale preferito. Più semplice che cercare la copia cartacea.

Ecco allora la necessità di monitorare il traffico web dei giornali online. Molte nazioni hanno un Ente indipendente che monitora il traffico web; in genere si tratta di estensioni degli enti che monitorano le diffusioni della carta stampata. Per altre nazioni meno organizzate invece, in assenza di queste, c'è un operatore online.

Il monitoraggio delle letture mobile comincia adesso a produrre i primi numeri, almeno in Europa. Negli Stati Uniti dove i monitoraggi sono più avanti e più rodati già non si fa più distinzione tra lettori di quotidiani di carta e lettori online; sono unificati tutti sotto la voce lettori del giornale e poi specifiche a parte. Si tratta, ossia della verifica di quanti lettori sono raggiunti dai contenuti indipendentemente dallo strumento di lettura.


L'EUROPA

Esattamente la metà dei Paesi europei ha tutti i principali quotidiani nazionali e regionali online.
Le percentuali di Francia ,Germania e Uk non arrivano a 100% unicamente perché hanno una varietà di quotidiani regionali amplissima che si raccoglie intorno a Case Editrici che editano più titoli e che hanno ottimizzato l’offerta online conglobando più titoli in un unico sito.
Praticamente la totalità dei quotidiani economico-finanziari e sportivi sono online.

Riguardo invece i servizi e le applicazioni offerte: in tutti i Paesi europei i giornali offrono applicazioni per I-Phone o Smartphone, tranne i giornali estoni e maltesi, ma con percentuali sensibilmente diverse che variano tra un minimo del 4% ad un massimo del 70%.
Le applicazioni per I-Pad o tablet sono presenti su 18 dei 26 Paesi esaminati e variano da un minimo del 2% ad un massimo del 42%.
L’e-paper e l’RSS sono le applicazioni/abbonamenti diffuse in tutti i Paesi europei con percentuali minime comunque a due cifre.
I giornali del nostro continente preferiscono Facebook a Twitter

Internet Stats ha stimato gli Utenti Facebook europei e questo è il risultato: un terzo dei Paesi europei ha una penetrazione Facebook maggiore del 30% ma senza mai arrivare al 50. Un altro terzo conta utenti Facebook tra il 20 e il 30% degli internauti nazionali mentre l’ultimo terzo sta al di sotto del 20%. Addirittura tre nazioni sono sotto il 10%.

La presenza su Facebook dei quotidiani è proporzionale alle comunità di utenti? Dai risultati, percentuali di quotidiani sono tutte più alte. Per esempio in Francia si stima che il 30% degli internauti sia su Facebook, ma il 72% dei giornali è su Facebook. I soli giornali che non amano esserci sono quelli lettoni. Almeno fino a fine 2010.

La Media matematica per l’intero continente rivela che :
Il 93.4% dei quotidiani stampati sono anche online di cui: il 91.8% di quotidiani d’informazione, il 90.5% di quelli economico finanziari, il 96.8% degli sportivi, le applicazioni RSS sono le più diffuse con un 66% seguite da gli e-papers col 61%, le applicazioni mobile raggiungono rispettivamente il 30.5% per gli I-Phone e il 9.7% per gli I-Pad.
I Social Networks piacciono ai giornali europei: per il 46% Facebook e quasi il 33% Twitter che sembra essere invece una realtà extra europea. Twitter stesso annovera tra i primi 10 mercati performanti nel mondo solo due nazioni europee: Olanda e Uk, la prima e la decima. In mezzo America e Asia.

Come si confronta il nostro continente con gli altri?

Sono stati scelti 8 mercati ai 4 angoli del globo,tra quelli che più interessano gli advertisers italiani:  i due Paesi di prossimo ingresso in Europa: Croazia e Turchia; la Russia; gli Emirati Arabi; Cina e India; il Brasile; gli Stati Uniti (America);

5 di questi 8 Paesi e precisamente India, Usa, Cina, Brasile e Russia sono i primi 5 al mondo nel Ranking monitorato dalla World Association of Newspapers per quantità di titoli quotidiani pubblicati. Bisogna arrivare all’VIII posto per trovare il primo paese europeo, la Germania.

In Croazia vivono 4 milioni e mezzo di croati con un’età media di 41 anni e un reddito pro-capite stimato a 13.100 euro. Al contrario la Turchia ha quasi 78 milioni di turchi con un’età media giovane, intorno ai 28 anni, e un reddito pro-capite di 9.200 euro.
Anche lo scenario media è opposto: 4 quotidiani nazionali d’informazione in Croazia contro 21 in Turchia. Entrambi hanno due quotidiani economico-finanziari. 4 sportivi per i turchi contro uno solamente per i croati. Scarna la produzione regionale croata, ricchissima quella turca che ha impedito l’ingresso della free press: sono stati lanciati due giornali nel 2008 chiusi poi nel 2009. Riguardo l’offerta di news online la Croazia conta 2.244.000 utenti con una penetrazione del 50% contro i 35 milioni in Turchia con il 45% di penetrazione. Se confrontiamo i quotidiani e i servizi online con la media europea che avevamo ricavato., possiamo verificare che tutti i quotidiani di entrambi i Paesi sono online; che l’offerta di Apps Iphone sono entrambe superiori alla media mentre è assente quella per Ipad. I Turchi preferiscono l’e-paper e i croati l’RSS; questi ultimi sono appassionati sopra la media europea di Social networks i turchi al contrario sotto la media.

La Russia. Territorio sterminato coperto da 6 meridiani abitato da quasi 140 milioni di russi, di cui 120 contabilizzati da Gallup come potenziali lettori adulti e la metà, ossia 60 milioni., la soglia degli utenti web rilevata da InternetStats (42.8% della popolazione). Il 73% della popolazione però si concentra nelle terre occidentali addensandosi nelle aree di Mosca e San Pietroburgo al punto che i monitoraggi Gallup dei lettori prendono d’abitudine in considerazione sia i conteggi nazionali che quelli splittati di Mosca.

Stimata essere la quinta nazione al mondo per numero di testate quotidiane dalla WAN con 510 titoli, di base possiamo dire che l’ossatura dei giornali d’informazione è formata da testate di fondazione sovietica, rinnovati recentemente, sui quali si innestano nuovi titoli nati negli anni novanta. Il giornale più conosciuto forse è la Pravda che risale al 1912 seguito poi da Izvestia nel 1917 e da Moskowski Komsomolets nel 1919. Negli anni venti nascono Trud (1921) e Kosmomolskaya Pravda (1925). Poi lo scenario resta paralizzato fino al 1990 quando nell’arco di qualche anno nascono altri 4 giornali nazionali. La Pravda non sopravvive e cessa le pubblicazioni su carta nel 1992 per riaprire online nel 1999. È interamente post-1990 invece tutta la stampa quotidiana sportiva ed economica, quest’ultima di influenza europea. Forti le edizioni domenicali o i quotidiani settimanali che raccolgono la tradizione; distribuita la free press su Mosca a San Pietroburgo oltre a qualche giornale locale. Riguardo al web possiamo sostenere che tutti i principali quotidiani sono online, che l’offerta mobile è allineata alla media europea se non superiore per quanto riguarda gli Smatphones mentre piace un po’ meno il quotidiano elettronico e Twitter.

Emirati Arabi. Un popolo di 5 milioni di abitanti in un contesto etnico molto frammentato; metà sono sud asiatici, il 42% arabi e il restante 8% un mix tra cui occidentali; ma quasi tutti musulmani. Dei 5 milioni si stima che poco meno di 4 e mezzo siano lettori, al 70% uomini. Si parlano 5 lingue: quella araba è l’ufficiale e copre il 37% dei lettori mentre le altre 4 lingue (persiano., inglese, hindi e urdu) coprono il 63% dei lettori. Automatico che l’informazione sia anch’essa frammentata: i principali giornali sono in arabo (40%), inglese (40%) e lingue di matrice indiana (20%). C’è un giornale economico in arabo e uno sportivo in inglese. Sempre in inglese anche la sola free-press su Dubai e il Sunday newspaper.
La penetrazione web è molto alta vicina al 76%; i quotidiani quasi tutti online. Piace anche l’offerta mobile e i social networks tutti al di sopra della media europea.

La Cina. Da poco, ma seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti; un continente più che una nazione che conta 34 tra regioni, provincie e municipalità la più piccola delle quali equivale ad un paese europeo. Oltre un miliardo e 300.000 persone, relativamente giovani con un’età media intorno ai 35 anni ed un reddito pro-capite di circa 5.540 euro, valore medio poco attendibile per i forti squilibri di reddito tra popolazione urbana e rurale.
Terzo paese al mondo per numero di quotidiani secondo WAN con quasi 1.000 titoli sul territorio.
Da un'analisi sui quotidiani di Pechino, Shanghai, Hong Kong e Taiwan sono emersi  8 quotidiani d’informazione, 10 economico-finanziari., 3 sportivi.La free press è presente su tutte queste piazze con almeno un titolo.

Fare considerazioni oggettive sulla lettura in Cina è impossibile perché non esistono fonti certificate e attendibili.  Non si comunica mai sull’intera Cina, non ci sono budget sufficientemente importanti per un’operazione pubblicitaria globale su un territorio così vasto (HK-Pechino 1893 Km., Pechino-Shanghai 1.064km., Shanghai-hk: 1.242km). Si comunica e si concentrano i budget pubblicitari nell’area di interesse commerciale.

Quel che si può monitorare è la presenza online. A confronto con la media europea, che salvo i giornali sportivi, le restanti tipologie sono al di sotto in modo abbastanza visibile. I social networks classici piacciono pochissimo, un po’ meglio il mobile. Ma la Cina deve fare i conti con la Tv, vero mass-media nazionale. Le proiezioni di esperti segnalano però una stima di crescita della pubblicità online, che senz’altro ne cambierà gli equilibri., tre volte più veloce di quella classica al punto che si ipotizza il 2013 come anno del sorpasso. Ma già nel 2012 la Cina dovrebbe diventare il 3° mercato pubblicitario mondiale con introiti vicini ai 27 miliardi di dollari, superando anche Uk e Germania.

L'India è un paese immenso che conta 28 stati e 7 territori oltre al distretto della capitale Delhi. Un miliardo e 200.000 persone, mediamente giovani (26 anni) di tre ceppi etnici, che professano almeno 6 religioni, che parlano 24 lingue e leggono prevalentemente giornali. E’ stimato infatti essere il primo paese al mondo per numero di quotidiani pubblicati risultandone censiti 74.409 a livello nazionale; secondo il WAN invece sono 2.337; secondo fonti locali ne risultano 6.600 di cui 600 realmente pubblicati tutti i giorni. Esiste un Ente indipendente per il monitoraggio dei lettori stampa, dal nome simile a quello inglese ma di difficile accesso, che stima un totale lettori adulti indiani di circa 680 milioni di cui 87 milioni di classe sociale A.

Lo scenario dei quotidiani è prospero grazie ad un tasso di alfabetizzazione che cresce a due cifre in tempi brevissimi e che genera “l’arrivo di generazioni intere di nuovi lettori” e anche grazie allo sviluppo dell’economia che ha dato un grande impulso alla pubblicità classified di cui i giornali indiani sono zeppi con introiti rilevanti che permettono di tenere bassi i costi di copertina e quindi di riflesso aumentare le vendite e conquistare ulteriori nuovi lettori.
Recentemente in Europa Continentale sta diffondendosi un augurio popolare tra i professionisti dei media che dice “Sii felice come un Editore indiano” a sottolineare la prosperità dell’editoria quotidiana nel paese. In generale, i principali titoli di informazione sono circa un centinaio dei 600 di rilievo dei 74.049 presenti sull’intero mercato.

Di questi, a livello nazionale, se ne contano una ventina di cui 10 in lingua inglese e 4 in hindi per l’informazione; 8 economico-finanziari e nessuno sportivo. Anche la free press è assente dopo un tentativo su Chennai nel 2007 durato un paio d’anni e oggi solamente online.
Forte la presenza di utenti internet, intorno agli 81 milioni., il 7% della popolazione, e buona l’offerta online dei quotidiani tutti al di sopra della media europea. Piace il quotidiano elettronico., i social networks, ancora al di sotto della media europea invece l’offerta mobile.

America. Un territorio immenso, pari a circa metà della Russia, e anche qui il 62% della popolazione si distribuisce sulla costa atlantica tra Rio de Janeiro e San Paolo. Ventisei stati confederati., poco più di 200 milioni di abitanti per oltre la metà discendenti di europei, 6% discendenti africani e il restante 38% di razza mulatta. Un popolo giovane con un’età media di 29 anni di lingua portoghese. Quarto paese al mondo per numero di quotidiani pubblicati presenta una realtà molto frazionata., stato per stato, con solo una manciata di giornali nazionali ma molto forti. Il monitoraggio dei lettori, come in Russia, viene rilevato sia a livello nazionale che nei principali 9 stati quelli naturalmente collocati lungo la costa atlantica dove si concentra la popolazione.

La stampa nazionale fotografa 4 quotidiani d’informazione, tre economico finanziari e due sportivi.
L’offerta web è buona con tutti i quotidiani online con una buona proposta elettronica di lettura, l’e-paper, e una passione per Twitter, Social Network che raccoglie nel paese una penetrazione che sfiora il 22%, seconda delle prime 10 nel mondo.

I giornali americani in generale e statunitensi in particolare hanno un formato lungo e stretto a cui noi europei non siamo abituati. Sono suddivisi in Sections tematiche ricche di articoli e commenti, giornali nel giornale. Pesanti come biblioteche al punto che 40 anni fa, quando il New York Times decise che fosse necessario coprire anche i lettori americani residenti in Europa, gli convenne fondare un nuovo giornale con Sede a Parigi piuttosto che spedire il quotidiano oltre oceano tutti i giorni. Costava meno e nacque l’International Herald Tribune.

Tra i quotidiani sovra-nazionali ci sono USA Today e Wall Street Journal per contenuti e distribuzione. Vengono distribuiti sul territorio il New York Times in primis e a seguire altri grandi titoli Da notare che all'ombra della straordinaria diffusione del Wall Street Journal esistono altri due quotidiani economici sul territorio: Investors Business Daily con sede a Los Angeles e Financial Times, il quotidiano europeo. Non c’è un quotidiano sportivo nella migliore delle tradizioni anglosassoni, ma ci sono delle Sport Sections nei quotidiani d’informazione che sono più che esaurienti.

Riguardo al monitoraggio dei lettori, ogni Stato ha il suo rilevamento demografico di lettura. Esiste però uno studio sovranazionale condotto dalla Ipsos e chiamato Mendelshon Affluent Survey che monitora trasversalmente la fascia di lettori con reddito superiore ai 100.000 $. La free press, realtà negli Usa da poco meno di 10 anni copre una dozzina di città sul territorio.

Il primo marzo, un mese fa, a Rockville nel Maryland, una Contea vicino a Baltimora; 200 miglia a sud di New York, è nato anche il primo quotidiano solo su Facebook grazie all’osservazione di Cindy Cotte Griffiths, Editor di un piccolo giornale locale, il Rockville Central, che ha deciso che, parole sue: “È inutile fare lo stesso lavoro di informazione su due spazi diversi quando se ne può tenere aperto solo uno. Andiamo dove sta la gente’’. L’operazione è seguita da vicino dall’Università di Harvard.

Ma chi nel confronto veramente conta percentuali piene sempre al 100% sono i quotidiani internazionali. Sono quattro titoli, due d’informazione e due economico-finanziari di grande autorità editoriale e con un’offerta esemplare sia su carta stampata che online, per altro apprezzata. Ad esempio che per leggere FT su Ipad, ad oggi sono state scaricate 522.000 apps, e la richiesta cresce di 9.000 nuovi users a settimana.

Sono passati 150 anni tra la prima copia stampata e l’invenzione della telescrivente. E sono passati 150 anni dalla telescrivente al primo quotidiano online. Sembra che i quotidiani vivano cicli di 150 anni. Siamo al 10% dei prossimi 150 anni vedremo cosa accadrà.