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Ricerche

Serve coesione

Non basta un risultato con il segno più, relativo al 2005, per soddisfare gli operatori del congressuale. Le lacune dell'Italia sono ancora tante, a partire da una grossa perdita di competitività sul mercato internazionale. Nessuno però, sta a guardare e, di anno in anno, cresce la presa di coscienza di un settore che accelera i tempi verso la coesione e l'omogeneità.

da e20 di ottobre

“Il congressuale è il segmento dell’industria dell’ospitalità a più elevato contenuto manageriale e tecnologico e costituisce uno degli elementi trainanti del sistema economico e integrato dei servizi su un territorio, in quanto in grado di portare grossi introiti e di destagionalizzare la domanda”.
Accettando per convenzione di trattare il congressuale sotto il più ampio cappello del Turismo (purché consapevoli delle sue caratteristiche altamente professionali e distintive rispetto al semplice ‘leisure’), le parole di Massimo Fabio, presidente Italcongressi, trovano conferma nell’Osservatorio Congressuale Italiano, ricerca annuale promossa dal Convention Bureau della Riviera di Rimini, dalla rivista Meeting e Congressi e condotta dal Master in Gestione e Sviluppo dei Servizi Turistici dell’Università di Bologna (consultabile sul sito www.riminiconvention.it).

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Nel 2005, in Italia, è aumentato il numero dei partecipanti ai congressi, quello delle giornate di presenza congressuale e quello dei pernottamenti alberghieri. Il numero di incontri, anche se registra una leggera inflessione rispetto al 2004, rimane nettamente sopra i livelli del 2002-2003. I dati, quindi, confermano un bilancio positivo.
È interessante notare che le imprese rappresentano il segmento di domanda prevalente sia in termini di incontri che di partecipanti (rispettivamente 64,51% e 42,86%), seguite dalle associazioni (20,73% e 35,62%) e dagli enti (14,76% e 21,52%).
Aumenta la domanda congressuale interna e internazionale (cioè degli italiani in Italia e all’estero, rispettivamente +2,7% e +7%), ma, entrando nel dettaglio delle voci, si scoprono spiacevoli sorprese.
Prima fra tutte, il deficit nella bilancia dei pagamenti italiana: la spesa effettuata dagli italiani per partecipare a congressi all’estero supera di 623 milioni di euro la spesa dei congressisti stranieri ospitati nelle destinazioni italiane. Si parla di nove milioni di pernottamenti fatti in più dai nostri connazionali rispetto a quelli degli stranieri in Italia.
A fronte di un aumento dei congressi nazionali (+1,74%), quelli internazionali registrano un calo del 17,16%, percentuale più che preoccupante. Il mercato italiano, come sottolinea l’Osservatorio, è caratterizzato, oltre che da un accentuato localismo, anche dalla netta prevalenza dei piccoli eventi (con meno di 50 partecipanti), che rappresentano il primo segmento, con ben 141.937 eventi.
Nonostante questa ‘pole position’, si registra un certo calo rispetto al 2004, in cui i ‘micro eventi’ erano stati 171.727, e un sostanziale allineamento rispetto al 2003, anno in cui i piccoli congressi hanno toccato quota 131.905.

Il deficit nella bilancia dei pagamenti e il notevole calo degli eventi internazionali aprono una voragine sul problema del debole posizionamento dell’Italia sul mercato internazionale, generando un dibattito continuo sulle soluzioni da adottare. Provvedimenti più che mai urgenti, dal momento che il settore congressuale rappresenta, in Italia, il 26% del fatturato complessivo della voce Turismo.
Di questo e di altro si è discusso all’Expocon di Riccione (18-19 maggio), manifestazione annuale interassociativa promossa da Palariccione e dedicata al mondo congressuale, fieristico ed espositivo (www.riccioneexpocon.it). I temi sono stati trattati, in particolare, durante il convegno ‘Obiettivi, Strategie e Azioni per la Promozione dell’Italia Congressuale’, organizzato da Federcongressi.
Abbiamo chiesto ai presenti il motivo della perdita di competitività del nostro Paese e sono emerse considerazioni che toccano i più svariati problemi, dalle infrastrutture alla politica dei prezzi. “Siamo il Paese dei furbetti, anche nel turismo - esordisce Anita Aquilino, presidente Assi (Associazione Italiana Incentive & Convention) -. Non abbiamo avuto l’onestà intellettuale di fare un’analisi vera del perché l’Italia continua a scendere nel gradimento dei turisti stranieri, ma anche italiani. Non abbiamo un controllo reale dei prezzi e tutti fanno quello che vogliono. Viviamo il ‘turismo’ come un’impresa familiare che possiamo gestire come ci pare e non come una risorsa preziosissima che merita di essere considerata con un respiro ampio e costruttivo nel tempo. C’è poi un problema di infrastrutture. Nel congressuale, se il servizio non è adeguato, se le sedi non sono idonee, se ‘campiamo’ di alberghetti o pensioni, continueremo a essere tagliati fuori dai grandi eventi”.

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Adolfo Parodi (nella foto), presidente Federcongressi, riassume in tre punti le ragioni del ‘ritardo’ italiano: “Innanzitutto i prezzi: un passo avanti può essere la riduzione delle aliquote Iva sui servizi congressuali, da Francesco Rutelli (vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali con delega per il Turismo, ndr) già espressamente chiesta al Governo. In secondo luogo, le infrastrutture: in Italia ci sono pochi centri congressi in grado di ospitare grandi eventi internazionali con migliaia di persone e, infine, la promozione, che deve far leva su un organismo super partes ed efficiente”.
Insiste sulla promozione anche Marcella Gaspardone, presidente Meet in Italy: “Altri Paesi hanno adottato politiche di marketing della destinazione più aggressive. Si sono organizzati, hanno lavorato su progettualità comuni. È questa la strada che dobbiamo percorrere”.

Fare sistema, promuovere l’Italia e attrarre i grandi congressi internazionali, che creano un indotto rilevante, incidono positivamente sul settore dell’ospitalità e contribuiscono a diffondere la ‘marca Italia’. Questi gli obiettivi. Gli interventi sono necessari. Basti un dato per aggiungere che sono anche urgenti: nel 2005, solo il 5% degli eventi organizzati in Italia erano di carattere internazionale, contro il 32% della Spagna.

Per ‘fare sistema’ è necessario che un organismo coordini gli interventi e le proposte, dando voce al settore in modo unanime. Già la costituzione di Federcongressi, come specifica il presidente Parodi, “ha permesso di dialogare con le istituzioni” e di fare grandi passi in avanti: dalle proposte legislative alla formazione professionale, dalla certificazione di qualità alla consulenza. La delega al Ministro Rutelli per il Turismo, inoltre, ha aperto uno spiraglio in più.

Attivo a livello interregionale è il progetto Italia for Events (www.italiaforevents.it), di cui la Regione Toscana è capofila. “L’obiettivo - spiega Anna Rita Bramerini, assessore al Turismo della Regione Toscana e coordinatrice del progetto - è di promuovere l’offerta del sistema congressuale delle regioni aderenti e sostenerne la commercializzazione, soprattutto verso i mercati esteri. Nell’ottobre 2005 è stato approvato il documento ‘Requisiti qualitativi di base dell’offerta congressuale per la partecipazione alle attività promozionali del progetto Italia for Events’.
In pratica, a prescindere dalle normative di ciascuna regione, le imprese e i professionisti che desiderano partecipare alle attività promozionali del progetto devono necessariamente essere in linea con i requisiti previsti dal documento, che fanno riferimento a standard internazionali”. Significativo è il livello di consenso che questo progetto ha ottenuto in poco tempo: partito nel 2004 da 10 regioni, ne conta oggi ben 17 e vede la partecipazione di Enit-Agenzia Nazionale del Turismo e di Federcongressi.
In particolare, a Expocon è stato annunciato l’insediamento del Comitato di Coordinamento previsto nel Protocollo di Relazione di Italia for Events, primo nucleo rappresentativo di tutti i soggetti interessati, in grado di avanzare proposte concrete e coordinate.
Presieduto da Paolo Bongini, vede al suo interno anche tre rappresentanti di Federcongressi: Stefania Agostini, Pier Paolo Mariotti e Antonio Pennino. Il Comitato lavorerà su progetti concreti. A oggi, uno degli obiettivi più vicini è la partecipazione dell’offerta italiana all’Eibtm di Barcellona in novembre.
Come si vede, dunque, si parla di progetti e di organismi che concentrano i propri sforzi in un’unica direzione. Si ha l’impressione di un grande fermento, come di attesa di un cambiamento imminente e sperato. Insomma, il messaggio è uno solo: non c’è
più tempo, bisogna agire.

Un importantissimo step, in questo senso, è stato quello della fiera Imex di Francoforte dedicata a meeting, incentive ed eventi (30 maggio-1° giugno), alla quale l’Italia, per la prima volta, si è presentata con un’offerta compatta, nello stand di Italia for Events, con la partecipazione di Enit-Agenzia Nazionale del Turismo e Federcongressi. Dalla collaborazione tra Federcongressi e Italia for Events, infine, è nato un dossier che, a fine agosto, è stato
consegnato dall’assessore Bramerini a Rutelli, dietro esplicita richiesta del vicepremier.

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(nella foto, Marco Montini, responsabile Enit a Francoforte, Anna Rita Bramerini, assessore al Turismo regione Toscana e coordinatrice Italia For Events e Adolfo parodi, presidente Federcongressi all'Imex di Francoforte)

Nel dossier consegnato a Rutelli, si ribadisce quanto già espresso durante Expocon, ovvero che i tempi sono ormai maturi per la costituzione di un Convention Bureau Nazionale, ‘cabina di regia’ che avrebbe il compito di ‘importare’ i congressi internazionali, interagire con le istituzioni e indirizzare i meeting planner aziendali verso precise destinazioni, affiancandoli nell’organizzazione di convegni o incentive.

Lo scenario italiano attuale è poco confortante: tanti Convention Bureaux, di cui pochi a partecipazione mista e innumerevoli realtà locali, solo alcune delle quali sensibili al discorso congressuale e in grado di rispondere a una domanda di livello internazionale. L’impegno di Federcongressi è quello di elaborare un progetto concreto di attuazione del Convention Bureau Nazionale.
Ma ci sarebbe il pericolo di una sovrapposizione tra le funzioni di questo organo e quelle della neonata Agenzia Nazionale del Turismo? “Agenzia e Convention Bureau opererebbero su target diversi - risponde Gaspardone (Meet in Italy) -. Il Convention Bureau promuove la destinazione come sede di eventi, quindi non solo dal punto di vista artistico o del tempo libero, ma anche con le sue strutture, infrastrutture e professionalità”. I protagonisti del settore, però, mettono anche in guardia dal rischio di costruire un castello con fondamenta poco solide.

“Non siamo ancora arrivati a parlare della composizione pubblica e/o provata, del Convention Bureau Nazionale - spiega Stefania Agostini, direttore Convention Bureau della Riviera di Rimini, membro del Comitato Esecutivo di Federcongressi e del Comitato Italia for Events -. In questo momento è l’ultimo dei nostri problemi. Prima si deve valutare bene se anche in Italia, al pari degli altri Paesi europei, sia necessario creare un organismo di promozione del settore congressuale e di incentivazione. Altrettanto importante è definire la sua missione, gli obiettivi, le strategie”.

“Per la costituzione di un Convention Bureau Nazionale - aggiunge Aquilino (Assi) - sono necessari siano fondi, un progetto adeguato allo sviluppo del Paese, sostenuto con campagne e prodotti ad hoc e una comunicazione costante e competente. Altrimenti, il rischio sarebbe di avere una scatola vuota di sostanza e piena di supposti poteri. Il congressuale è un prodotto che va venduto alla stessa stregua delle auto, del tessile e del manufatto e che deve essere sostenuto da parametri internazionali. Non basta l’incanto dell’Italia”

Chiara Pozzoli