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Comune di Milano, gara restauro monumenti. Bergamaschi (Ape): "Essere eliminati per squalifica non è accettabile"
La prima gara pubblica dopo otto anni per l’affidamento di restauri su beni di proprietà del Comune di Milano tramite sponsorizzazione pubblicitaria ha visto l'esclusione di due offerte su tre (per un totale di 9 aziende su 12) per carenze documentali. Preannunciati due ricorsi al Tar. Il commento di Bergamschi, presidente di APE.
Pubblichiamo una nota arrivata da APE - Associazione Pubblicità Esterna pervenuta in redazione in data lunedì 25 marzo.
L’ultima gara del genere risaliva alla fine del 2005 (Mura Spagnole). Successivamente, tutte le pubblicità su immobili comunali in restauro (ad esempio Palazzo Reale, Arengario e, più recentemente, Torre del Filarete e Ago e Filo) sono state assegnate mediante trattativa privata a cura dell’impresa appaltatrice.
L’apertura del bando pubblico ha rappresentato, a giudizio di APE - Associazione Pubblicità Esterna, una svolta molto positiva e fortemente richiesta dagli operatori per garantire trasparenza e pari condizioni di accesso a tutti gli operatori pubblicitari, condizioni non sempre assicurate in passato dal momento che i lavori di questo tipo a Milano sono stati in questi anni appannaggio di poche società.
Il giorno 6 marzo sono state aperte le buste e la Commissione di Gara ha escluso per carenze documentali due delle tre offerte pervenute, esattamente quella del raggruppamento con capofila ARP srl (con BS Urban, Neopolis, MCS, Quadro Advertising) e quella del raggruppamento con capofila Urban Vision srl (con VG, One e VAT).
È sopravvissuta al primo vaglio della Commissione solo l’offerta del raggruppamento con capofila TMC Pubblicità srl (con Acone Associati e Externa). In totale, dunque, su 12 aziende presentatesi ne sono state escluse 9 per presunti vizi di forma derivanti da una discutibile interpretazione dell’art 38 della Legge sugli appalti.
Si tratta – come riconosciuto dalla stessa Commissione – di meri elementi formali peraltro non esplicitamente richiamati nel bando di gara.
La conseguenza è che il Comune si appresterebbe (in realtà la procedura non è neppure iniziata) ad assegnare la gara a TMC srl senza poter confrontare il contenuto della sua offerta tecnica con quello degli altri concorrenti che hanno chiesto invano in questi giorni al Comune di essere riammessi alla procedura.
Una quota considerevole del punteggio (45 punti su 100) si attribuisce infatti ai sensi del bando ad elementi migliorativi dell’offerta rispetto al capitolato base (comunicazione, monumenti e lavorazioni aggiuntive) che la Commissione non potrà valutare in modo comparato facendo venir meno il senso stesso della gara e inficiandone il risultato.
I raggruppamenti esclusi hanno già annunciato ricorso al TAR avverso la decisione del Comune, ricorsi che verranno presentati entro pochi giorni.
"Il Comune, nel suo stesso interesse - ha proseguito Bergamaschi -, dovrebbe favorire la più ampia partecipazione ai bandi pubblici: essi vanno scritti in modo chiaro e non devono contenere 'trappole interpretative' in cui cadono ovviamente i soggetti meno abituati a questo genere di competizioni ma non per questo meno meritevoli.
Nessuno vuole vincere a tutti i costi: se i raggruppamenti oggi esclusi fossero stati battuti ai punti sulla base di criteri oggettivi nulla da dire. Ma essere eliminati per squalifica prima ancora di incrociare i guantoni – per usare un gergo pugilistico – non è accettabile. Noi avevamo proposto alcuni mesi fa all’allora Assessore Castellano di splittare l’appalto in più lotti omogenei ma il suggerimento non è stato accolto: così chi vince piglia tutto assicurandosi una posizione dominante sul mercato per oltre un anno. Se si arrivasse all’aggiudicazione in questo modo, si diffonderebbero inevitabilmente tra gli operatori esclusi motivi di frustrazione e di sfiducia nell’imparzialità della Pubblica Amministrazione.”

