Inchieste
e-commerce in Cina. Consigli utili per entrare in un mercato da 309 miliardi
Numeri, normativa e potenzialità del business on line cinese nella guida edita da Diacron Press. A febbraio su BookRepublic. Il volume parla di un fenomeno, l'e-commerce cinese in lingua locale, che promette un giro d'affari di 309 miliardi entro il 2015, e fornisce utili indicazioni alle aziende straniere che volessero presidiare questo territorio.
187 milioni di compratori on line in Cina censiti nel 2011: lo shopping in rete piace sempre più ai consumatori cinesi, che ricorrono all’e-commerce in lingua locale per acquistare beni di consumo di vario genere, attirati soprattutto da prodotti che non si trovano comunemente nei negozi o che non sono ancora presenti sul territorio.
Per le aziende straniere si profila così uno scenario ricco di opportunità che, secondo i dati pubblicati dalla guida 'Commercio elettronico in Cina' in uscita per Diacron Press con il patrocinio dell’ICE, promette un giro di affari pari a 309 miliardi per il 2015. Piattaforme come Taobao offrono la possibilità di aprire un e-shop: un nuovo modo di 'fare retail' che permette di raggiungere milioni di potenziali compratori.
Le transazioni on line in Cina riguardano soprattutto il settore abbigliamento e accessori (45%), nel quale l’industria italiana, che vanta in questo campo competenza e know-how riconosciuti a livello mondiale, può avere grandi possibilità di sviluppo. Seguono hi-tech ed elettronica (41%) e, a distanza, cosmetici (9%) e libri/prodotti editoriali audio-video (5%).

«Il 12° piano quinquennale di programmazione (2011-2015) ha rilanciato la revisione del modello economico verso un maggiore incremento dei consumi interni, la diffusione delle nuove tecnologie nei settori dell’information technology e delle telecomunicazioni, un rapporto più equilibrato tra le aziende di Stato e quelle private, una crescente attenzione alla 'green economy' e all’urbanizzazione sostenibile - afferma nella prefazione del libro Vincenzo De Luca, Console Generale d’Italia a Shanghai -. Con la diffusione dell’informatica e dei social media, la vendita al dettaglio trova un canale sempre più ampio attraverso il web e l’e-shop si afferma come alternativa al negozio tradizionale».
La guida di Diacron Press analizza nel dettaglio tutto ciò che occorre alle aziende straniere per operare in questo settore, a partire dallo start up: come aprire e gestire un e-shop, comunicare via chat, gestire i pagamenti, condurre azioni di direct marketing e pubblicità. Fornisce, inoltre, indicazioni pratiche su certificazioni, dazi e imposte, gestione del magazzino e modalità di consegna.
«Abbiamo voluto offrire agli imprenditori un agile strumento per districarsi nella normativa cinese in tema di e-commerce - spiega Roberto Sergi, il consulente Diacron che ha redatto il prontuario insieme a Lorenzo Giusti e Xian Zhang -. Esistono dei vincoli, ma, se opportunamente guidate dal punto di vista amministrativo, le aziende possono cogliere questa opportunità e trarne ampio profitto. Primo passo per iniziare a operare sulle piattaforme di commercio elettronico è costituire una società di diritto cinese».
Tra gli attori protagonisti del commercio elettronico figurano molte società attive sul territorio cinese: 360buy.com, Amazon.cn, Dandang.com, Paipai.com, Eachnet.com. Leader tra le piattaforme di vendita on line è Taobao con una quota di mercato pari al 48,5% per il business B2C e addirittura al 90% per il C2C con 48mila prodotti venduti in media ogni minuto.

La guida traccia anche l’identikit del compratore cinese tipo: possiede un livello d’istruzione relativamente alto, ha un’occupazione stabile, un reddito individuale o familiare superiore a quello medio in Cina. Di tutti gli utenti, il 54,6% è rappresentato dalle donne e il 45,4% dagli uomini. Gli utenti hanno un’età media di 27 anni e percepiscono un reddito mensile medio pari a CNY 3.123. Infatti, il 70,2 % degli utenti ha un’età compresa tra i 20 e i 29 anni. Il 40,4 % è rappresentato da dipendenti di aziende. Il 55 % è in possesso di un diploma universitario di primo livello o superiore.

