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Presentata alla stampa la mostra "Surrealismo e magia. La modernità incantata", dal 9 aprile alla Collezione Peggy Guggenheim

A fare gli onori di casa la direttrice Karole P. B. Vail, che ha salutato i numerosissimi giornalisti e ospiti presenti, in occasione della prima mostra organizzata dal museo dopo due anni di pandemia. La Vail ha sottolineato l’importanza di questa esposizione, la prima a livello internazionale, ad affrontare l’interesse dei surrealisti per la magia e l’occulto, rivolgendo un ringraziamento speciale al Museum Barberini, di Potsdam, e alla sua direttrice, Ortrud Westheider, presente alla conferenza stampa, grazie alla cui collaborazione è nato questo importantissimo progetto espositivo.

È stata presentata oggi alla stampa Surrealismo e magia. La modernità incantata, a cura di Gražina Subelytė, Associate Curator, Collezione Peggy Guggenheim, allestita negli spazi espositivi del museo dal 9 aprile al 26 settembre, 2022. La mostra si sposterà successivamente al Museum Barberini, Potsdam, dal 22 ottobre 2022 al 29 gennaio, 2023.

A fare gli onori di casa la direttrice Karole P. B. Vail, che ha salutato i numerosissimi giornalisti e ospiti presenti, in occasione della prima mostra organizzata dal museo dopo due anni di pandemia. La Vail ha sottolineato l’importanza di questa esposizione, la prima a livello internazionale, ad affrontare l’interesse dei surrealisti per la magia e l’occulto, rivolgendo un ringraziamento speciale al Museum Barberini, di Potsdam, e alla sua direttrice, Ortrud Westheider, presente alla conferenza stampa, grazie alla cui collaborazione è nato questo importantissimo progetto espositivo.

“All’origine di questa mostra c’è lo straordinario corpus di opere surrealiste della Collezione Peggy Guggenheim, opere iconiche che riflettono con grande enfasi il dialogo tra i surrealisti e la tradizione dell’occulto”, ha sottolineato la Vail. “Alla fine degli anni trenta del XX secolo, Peggy Guggenheim è, senza dubbio, considerata una delle collezioniste più vivaci del Surrealismo, ed è in quegli anni che diventa intima amica di Ernst e Breton, fondatore del movimento surrealista”, ha proseguito la direttrice. La Westheider ha poi aggiunto “Per il Museum Barberini è un grande onore realizzare questo progetto in collaborazione con una prestigiosa istituzione come la Collezione Peggy Guggenheim, la cui fondatrice ha così generosamente sostenuto gli artisti surrealisti e collezionato le loro opere con grande passione”.

La curatrice Subelytė ha successivamente preso la parola, spiegando in primis la genesi del progetto che nasce circa sette anni fa, durante il suo dottorato di ricerca al Courtauld Institute of Art di Londra. “Quattro anni fa abbiamo poi iniziato a lavorare concretamente a questa mostra”, racconta Subelytė. “Trovo incredibile che nel momento storico che stiamo vivendo, ci siano così tanti parallelismi con gli anni in cui si è sviluppato il Surrealismo. Di fronte all’insensata realtà delle due guerre mondiali, i surrealisti si sono rivolti al mondo interiore, ai sogni, all’inconscio e alla magia alchimia cercando modi alternativi di comprendere l’universo. Per loro la magia diviene il lasciapassare per una rinascita culturale e spirituale post-bellica, che permette di raggiungere l’obiettivo di una rivoluzione totale, soprattutto una trasformazione individuale che diventa il mezzo con cui cambiare il mondo. Credo che oggi più che mai si possano trovare parallelismi con la nostra epoca, segnata dall’angoscia pandemica, dalla crisi climatica e dalle guerre, penso in special modo alla catastrofica invasione dell’Ucraina”.

Da un punto di vista cronologico, l’esposizione spazia dalla pittura metafisica di Giorgio de Chirico, datata intorno al 1915, a dipinti iconici come La vestizione della sposa (1940) di Max Ernst, e Gli amanti (1947) di Victor Brauner, al simbolismo occulto delle ultime opere di Leonora Carrington e Remedios Varo.

Surrealismo e magia. La modernità incantata ruota attorno a temi quali l'alchimia, la metamorfosi e l'androgino, i tarocchi, la sostanza totemica, la dimensione dell’invisibile e quella cosmica, nonché la nozione dell'artista come mago e della donna come essere magico, dea e strega. Il percorso espositivo prende il via dai dipinti metafisici di de Chirico, che Breton considera il principale precursore del movimento surrealista, la cui influenza fu decisiva sulla prima fascinazione dei surrealisti per magia e occulto.

Tra questi si trova Il cervello del bambino (1914), dipinto che appartenne alla collezione privata dello stesso Breton, e che lo scrittore francese descrisse come un caso di androginia e trasformazione di genere, "non era solo freudiano, ma anche magico". Per molti surrealisti, l'androginia è sinonimo della cancellazione del binomio maschio-femmina e dunque sovverte le gerarchie di potere insite nelle società patriarcali.

Il concetto di matrimonio alchemico, sinonimo di insieme coeso e dunque di uno stato di perfezione, domina la sala successiva della mostra, che vede riuniti dopo circa 80 anni due capolavori, La vestizione della sposa di Ernst, appartenente al museo veneziano, e il Ritratto di Max Ernst della Carrington (1939 circa). Nel suo dipinto, Ernst raffigura la Carrington, sua compagna dal 1937 al 1940, come strega e incantatrice, mentre la Carrington ritrae Ernst come alchimista, eremita, figura sciamanica. Tale accostamento mette in evidenza il loro scambio artistico e gli interessi condivisi per la stregoneria, la magia e il simbolismo alchemico e animale. Inoltre, rivela l'influenza che la Carrington ebbe su Ernst, avendo il suo ritratto probabilmente ispirato l’opera di Ernst, realizzata successivamente, nel 1940.

Si prosegue con opere che raffigurano le infinite analogie tra uomo e natura, il micro e il macrocosmo, come Il giorno e la notte di Ernst (1941-42). Un’intera sala è poi dedicata ai lavori di Kurt Seligmann, artista e studioso di occultismo di origine svizzera, autore del libro The Mirror of Magic (1948), divenuto un classico dell'occulto, ampiamente letto dai surrealisti, tra cui la stessa Carrington. Segue un affondo sulla nozione di donna come essere magico e sul tema della sovrapposizione tra vita animale, vegetale e umana, con opere come La donna gatto (1951) della Carrington, La fine del mondo (1949) di Leonor Fini, La magia nera (1945) di René Magritte, Il gioco magico dei fiori (1941) di Dorothea Tanning, L’interesse proto-femminista per alchimia, stregoneria e androginia è poi centrale in opere come I piaceri di Dagoberto (1945), della Carrington, il Ritratto della Principessa Francesca Ruspoli (1944) della Fini, Nutrimento celeste (1958) di Remedios Varo. La mostra si chiude infine con i temi delle forze cosmiche e della dimensione dell’invisibile, incarnati dalle tele di Salvador Dalí, Óscar Domínguez, Roberto Matta, Wolfgang Paalen, Kay Sage e Yves Tanguy, in un dialogo serrato che anima l’ultima sala.

Inoltre, all’ingresso dell’esposizione, in uno spazio speciale adibito a sala di proiezione, il pubblico può vedere il cortometraggio della regista d'avanguardia americana, di origine ucraina, Maya Deren, La culla della strega (1943), girato nel museo-galleria di Peggy Guggenheim Art of This Century, opera incompiuta che mette in evidenza l'interesse della Deren per la stregoneria e il ritualismo.

L’esposizione, allestita negli spazi adibiti alle mostre temporanee, ha una sua naturale prosecuzione nelle sale di Palazzo Venier dei Leoni. Numerose opere surrealiste collezionate da Peggy Guggenheim verranno infatti messe in dialogo con opere africane e oceaniche della mecenate. Il potente significato spirituale delle culture oceaniche e della loro arte suscitarono di fatto una forte fascinazione sugli artisti surrealisti, influenzando profondamente la loro rappresentazione dei processi magici e di metamorfosi.

Tra le istituzioni e collezioni private da cui provengono le opere si annoverano: Centre Pompidou, Parigi, National Galleries of Scotland, Edinburgo, Moderna Museet, Stoccolma, The Menil Collection, Houston, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Art Institute of Chicago, The Metropolitan Museum of Art, Solomon R. Guggenheim Museum e Whitney Museum of American Art, New York, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea a Rivoli-Torino.

La mostra è accompagnata da un ricco catalogo illustrato (Prestel, 2022), con saggi di Susan Aberth, Will Atkin, Helen Bremm, Victoria Ferentinou, Alyce Mahon, Kristoffer Noheden, Gavin Parkinson, Gražina Subelytė, e Daniel Zamani.

A Venezia la mostra è resa possibile grazie al generoso sostegno di Manitou Fund, con un ringraziamento speciale a Kevin e Rosemary McNeely. Si ringrazia Rubelli per il gentile contributo.