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Scenari

AI Forum 2024 | Il 65% dei bambini farà lavori che oggi non esistono. L’AI rischia di allargare la forbice tra mansioni specializzate e non: la formazione continua unica soluzione per evitare la marginalizzazione

In chiusura di mattinata del convegno organizzato da AIxIA – Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale, Marco Bentivogli, Coordinatore, BASE Italia, ha illustrato quali dinamiche innescherà l'adozione dell'intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. Uno scenario che vede nell'evoluzione professionale e di qualità di ogni singolo la soluzione per non escludere nessuno e preparare l'Italia alle sfide del futuro.

Durante l'intervento di chiusura della mattinata dell’AI Forum, l'appuntamento organizzato da AIxIA – Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale, in collaborazione con TIG – The Innovation Group, ha tenuto banco il tema "I 3 EFFETTI DELL'IMPATTO SUL LAVORO" sviluppato da Marco Bentivogli Coordinatore, BASE Italia (in foto).

800 sono attualmente le professioni censite dall'ISTAT. Molte di queste subirano profonde modifiche nel futuro prossimo con l'implementazione nel mondo dell'AI. Ad oggi si stima che il 65% dei bambini alle elementari faranno lavori che oggi nemmeno esistono. E qui veniamo al primo dei tre effetti generati dalla tecnologia protagonista delle discussioni delle giornata: la generazione di nuove professioni appunto.

Il secondo aspetto riguarda la scomparsa di molte occupazioni oggi esistenti, soprattutto quelle mansioni a bassa profondità occupazionale. Mentre la terza ricaduta dell'AI sarà l'inserimento della stessa in tutti i settori e ruolo lavorativi.

Nella visione dell'attivista, esperto di innovazione, lavoro e industria, esiste già oggi la necessità di ritornare a scomporre le professioni a livello di task. “Anche il cambiamento del modo di lavorare modifica le capacità dei lavoratori.” sottolinea Bentivogli, secondo il quale verranno erose le attività ripetitive a vantaggio di quelle più intellettive, alto cognitive, dove la manualità si ibriderà con la tecnologia di alto livello.

Una attenzione particolare va rivolta ad una probabile dinamica di polarizzazione delle professionalità coinvolte nell'innovazione, che estenderà la forbice dell'occupazione a favore delle mansioni di alto valore cognitivo sfavorendo quelle a bassa capacità specialistica, con il conseguente rischio di marginalizzazione.

Storicamente la bassa dimensione di una impresa determina una sofferenza maggiore durante le grandi evoluzioni tecnologiche. “Bisogna inserire nei nuovi contratti dei metalmeccanici il diritto alla formazione di qualità” evidenzia l'esperto, sottolineando anche in questo intervento la necessità dello sviluppo di nuove competenze dei lavoratori, richiamando a gran voce la necessità di costruire una rete che si occupi del trasferimento tecnologico delle innovazioni alle imprese, affinché non restino relegate nelle Università e nei centri di ricerca, “Per rendere il paese pronto alle nuove sfide.”

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