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Nasce l’“Osservatorio Generation Ship” realizzato da Changes Unipol e Kkienn. Tra i dati emersi: il 38% dei giovani della Gen Z ha avviato una relazione attraverso i social ma è meno propensa ad affidarsi alle app di incontri

L’indagine offre un punto di vista originale su lavoro, famiglia, socialità e benessere e approfondisce queste tematiche attraverso l’analisi degli orientamenti della Gen Z e dell’impatto della tecnologia su alcune sfere della vita pubblica e privata.

Nasce l’“Osservatorio Generation Ship”, la ricerca realizzata da Changes Unipol, il magazine del Gruppo Unipol che ha l’obiettivo di raccontare i temi legati al cambiamento della società, ed elaborata da Kkienn, società di ricerca e consulenza fondata dal sociologo Massimo Di Braccio.

L’indagine è finalizzata a offrire un punto di vista originale su lavoro, famiglia, socialità e benessere e ad approfondire, in particolare, queste tematiche attraverso l’analisi degli orientamenti della Gen Z e dell’impatto della tecnologia su alcune sfere della vita pubblica e privata.

Il tema della Generazione Z sarà al centro del prossimo numero di Changes Unipol, diretto da Fernando Vacarini (nella foto), Responsabile Media Relations, Corporate Reputation & Digital PR del Gruppo, Unipol, che, grazie a interventi di autorevoli contributor approfondirà il mondo dei giovani, costruttori del futuro capaci di spostare avanti il confine delle conoscenze.

L’Osservatorio è stato presentato in occasione della Milano Digital Week nel corso dell’evento “Millennials e Gen Z oltre i loro limiti” presso l’Università IULM 2 alla presenza di Fernando Vacarini, Responsabile Media Relations, Corporate Reputation & Digital PR, Gruppo Unipol - Direttore del magazine Changes, Massimo Di Braccio, Sociologo, Fondatore e Direttore di Kkienn Connecting People and Companies, Enrico Pitzianti Autore della newsletter “Non scaldiamoci”, Andrea Nuzzo, Imprenditore ed esperto in comunicazione digitale e Valentina Pano, Studentessa in filosofia e autrice di monologhi sui social.

Dall’Osservatorio emerge come sotto la spinta del digitale si è verificata una vera e propria metamorfosi delle relazioni sentimentali all’insegna della libertà: parlare liberamente di sesso, social e app per incontrarsi, adottare comportamenti più liberi, fluidità di genere, relazioni occasionali e più opportunità di scelta: tutto è in movimento.

In questo scenario, i giovani della Gen Z sono più sensibili alla libertà intesa come piena espressione di sé e attenzione all’altro. I Millennials, invece, risultano più sensibili alla maggiore facilità di scegliere e trovare partner.

I social hanno, dunque, aperto le porte a comportamenti e pratiche che nella vita quotidiana non avevano avuto spazio: si parla più liberamente di sessualità (67% è d’accordo), sono aumentate le relazioni occasionali (65% è concorde) ed è accettata una gamma più ampia di preferenze (64% è d’accordo).

Per le nuove generazioni i social network sono diventati il canale per iniziare nuove storie: il 39% del segmento senior della Gen Z (23-27 anni) ha, infatti, avviato online una relazione sentimentale o sessuale (34% nel segmento junior della Gen Z di età compresa tra i 16 e i 22 anni).

Per le nuove generazioni i social rappresentano il canale ideale per dar vita a nuovi rapporti di coppia: il 38% dei giovani della Gen Z ha avviato una relazione sentimentale o sessuale con una persona che ha conosciuto online.

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la Gen Z è, però, meno propensa ad affidarsi ad app di incontri. Al primo posto vi sono, infatti, i Millennials (37%), seguiti dal segmento senior della Gen Z (33%), dal segmento junior della Gen Z (26%) e dalla Gen X (23%).

Tra i timori nell’utilizzo di app di incontri, nella Gen Z prevale la paura di incontrare persone diverse da come si presentano online (46%) o malintenzionati (39%) e i dubbi sulla superficialità di una relazione basata sull'aspetto fisico (39%). I vantaggi sono, invece, individuati nelle maggiori possibilità di incontrare persone con interessi simili (52%), nella comodità nel cercare e connettersi con potenziali partner (47%) e nell’espansione delle opportunità di incontri al di fuori della propria cerchia di relazioni (42%).

La Gen Z fa un uso delle app di incontri più esplorativo e ludico di quello delle generazioni precedenti: prevalgono la volontà di incontrare nuove persone (63%) e di passare il tempo (42%). L’utilizzo a fini sessuali è, invece, più importante per i Millennials (41%) rispetto alla Gen Z (38%). I Baby Boomers, invece, si affidano alle app di incontri per trovare una relazione stabile (55%).

L’Osservatorio rivela come, in tutte le generazioni, le donne rispetto agli uomini usino maggiormente le app per stabilire relazioni a lungo termine (51% vs 38%). In particolare, il divario donne - uomini aumenta in relazione a Gen X (52% - 34%) e Millenials (52% - 38%), risultando più contenuto per quanto riguarda la Gen Z (49% - 41%).

Oggi è in atto un cambiamento radicale, in cui si è spezzato un modello unico di bellezza: i social hanno permesso di creare diversi standard e la moda ha sostenuto e rafforzato questo cambiamento. L’emergere di questa nuova sensibilità facilita il riconoscimento della propria specificità: la body positivity è uno dei grandi temi del presente.

Nonostante ciò, la “spinta” dei social verso la bellezza e l’adesione a specifici canoni estetici è prevalente. Dai dati della ricerca emerge come il 68% degli intervistati ritenga che i social bombardino sempre più con immagini di persone perfette e ciò porti a notare di più i propri difetti e come 1 giovane su 2 (51%) della Gen Z avverta la pressione dei modelli di bellezza imposti dai social network. Queste esperienze ostacolano un’accettazione del corpo di per sé non agevole, fino a generare difficoltà nel relazionarsi con gli altri e nel rapporto con se stessi.

Nel dettaglio, le giovani donne sono le più influenzate dalla “narrazione” della perfezione: social e app veicolano immagini perfette con cui confrontarsi e che provocano insicurezza e disagio riguardo al proprio aspetto fisico. Tale malessere è inversamente proporzionale all’età, il 66% delle ragazze della Gen Z ammette di aver sperimentato insicurezza e/o disagio rispetto al proprio corpo. È un vissuto che resta dominante anche in età adulta: 59% fra le donne Millennials (28-35) e 55% fra quelle della Gen X (36-55 anni). Solo con la maturità la preoccupazione si attenua pur senza scomparire (Baby Boomers: 39%). In sintesi, con l’età le donne si affrancano gradualmente dallo standard e abbracciano la valorizzazione della differenza.

Per contro, gli uomini sono meno influenzati dai canoni estetici: solo il 28% per la Gen Z, il 29% dei Millennials, 24% per la Gen X e addirittura 19% dei Baby Boomers.

L’indagine è stata realizzata presso un campione rappresentativo di 1.502 persone della popolazione nazionale di età 16-74 anni (oltre 44 milioni di individui).