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IF! Italians Festival. Bucci (PHD): 'sharing economy, per le aziende nuovo business model in cui investire'

Come raccontato dal Managing Director di PHD Italia, il fenomeno della sharing economy è ormai ben strutturato anche in Italia, dove si contato più di 250 piattaforme attive, aprendo la via all'affermazione di nuovi modelli di business soprattutto per le aziende in svariati campi che spaziano dal turismo ai trasporti, dall'istruzione alla produzione, per arrivare al babycare ai servizi più generali di scambio e acquisto di prodotti e servizi. Chi ci crede può investirvi in un livello base, o trasformare questa realtà in un nuovo business, com'è successo a Eni con il servizio di car sharing 'enjoy service'.

Vittorio Bucci, Managing Director PHD Italia, ha presenziato all'IF! Italians Festival con un intervento che ha inquadrato la realtà, ormai ben radicata anche in Italia, della sharing economy, le opportunità di nuovi business model che offre alle aziende e le innovative modalità di consumi che porta con sé.

L'economia del baratto o dello scambio riguarda i più svariati settori. In primis il turismo, che ha visto il proliferare di piattaforme come Airbnb, Coachserfing che ridefiniscono l'esperienza del viaggio.

E ancora, Viable tour guide, con la quale i cittadini si propongono come guide turistiche offrendo ai clienti una visione alternativa delle città rispetto ai tradizionali player del mercato come Lonelyplanet e Tripadvisor.

Altro settore trainante della sharing economy è quello dei trasporti, che vede protagonisti Uber, Car to go, Bla Bla Car, Ridesharing, piattaforme che aiutano gli utenti finali a scegliere nel modo più facile e veloce il mezzo con cui spostarsi, dall'auto alla bici allo scooter, affittandolo o noleggiandolo per breve tempo. “ Qui entra in gioco una ridefinizione del concetto di trasporto privato - sottolinea Bucci - con conseguenze dirette sul mercato dell'automotive. “Pensiamo a quanto fatto da eni con 'enjoy' a Fiat e Mercedes per il servizio Car to go a Milano e all'impatto che possono avere sulla ridefinizione di alcune dinamiche di business in questo settore” osserva il manager .

Ci sono poi settori che vanno nella direzione di una crescente democratizzazione dell'istruzione e della produzione.

Come nel caso dei MOOC, i corsi universitari online gratuiti basati su piattaforme che danno accesso ai corsi delle principali università nel mondo, cosicchè gli utenti possono seguirelezioni in modo interattivo con video tutorial.  E' il caso di  khan academy, university, udacity.

In termini di democratizzazione delle produzione, quel che avviene è che per gli utenti è possibile produrre la propria idea tramite piattaforme di crowdfunding quali kickstarter, gofundme,, RockThePost , eppela, indiegogo.

La sharing economy è una realtà in affermazione in Italia, dove sono già presenti 250 piattaforme attive che spaziano da quelle generaliste che consentono di condividere oggetti e servizi di ogni genere, come barattofacile e cambiomerci, ad altre verticali quali Fubles con la quale si possono organizzare e giocare eventi calcistici virtuali; sardex, realtà di credito commerciale diffusa in Sardegna che si avvale di servizi e non di denaro, e ancora Timrepublik, una banca del tempo.

Infine, Bucci cita qualche esempio di realtà online che mettono in condivisione prodotti e servizi per il babycare, come lecicogne e oltre tata.

Ma come funziona il business per queste piattaforme?

Semplice, chi noleggia o acquista un servizio effettua una transazione e la piattaforma riceve una percentuale sulla somma transata. Il 48% delle piattaforme considerate dall'indagine citata da PHD si basa su questo modello di business. In altri casi è possibile effettuare partnership con grandi clienti, oppure seguire un business model basato sulla pubblicità o sul pagamento di una quota di iscrizione da parte degli utenti.

Quali le opportunità di business per le aziende?
“Negli Usa si possono clusterizzare quattro macro aree di azione per le aziende” osserva Bucci.

Il livello base prevede l'utilizzo delle piattaforme di sharing economy per effettuare microtest e raccogliere insight e dati sugli utenti attraverso l'apertura di contest.
Nel secondo livello è previsto un allargamento del business model attraverso attività di csr e charity, come avviene con H&M che raccoglie abiti usati, ripaga chi li fornisce con 5 euro e per ogni chilogrammo di vestiti raccolti effettua una donazione a un'associazione.
Un caso interessante di allargamento del business è quello di Eni che in partnership con Fiat ha lanciato il servizio 'enjoy service' legato al car sharing.

Infine, lo step più evoluto riguarda la co-creazione di una piattaforma per trasformare il brand in abilitatore di business. Come nel caso del portale online di easyjet dedicato al noleggio auto, che offre un motore di rierca per identificare il miglior prezzo dei provider nella zona d'interesse per l'utente.


EC