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Ricerca SWG: essere green aumenta la competitività di imprese e brand

Il 68% delle persone chiede che la riconoscibilità ambientale sia messa bene in evidenza sui prodotti (e non solo pubblicizzata in tv o su internet). Inoltre, anche se siamo in tempi di crisi e il driver dominante resta il costo (46%), l’impegno ambientale di un’azienda è premiato ed è diventato, per il 79% degli italiani, uno stimolo a preferirla. È quanto emerge dall’indagine sui comportamenti ambientali degli italiani, effettuata dall’istituto di ricerca SWG per Assorel, su un campione di 1.500 italiani e presentata in anteprima al convegno nazionale 'La comunicazione ambientale, fattore immateriale della sostenibilità e della crescita'.
Lo sviluppo sostenibile non è più una moda e la riconoscibilità green di un’impresa è divenuta un driver per il brand e un vettore stimolante l’acquisto nonostante la crisi. È quanto emerge dall’indagine sui comportamenti ambientali degli italiani, effettuata dall’istituto di ricerca SWG per Assorel (Associazione Italiana Agenzie di Relazioni Pubbliche), su un campione di 1.500 italiani (rilevazione effettuata agli inizi di settembre 2014) e presentata in anteprima al convegno nazionale 'La comunicazione ambientale, fattore immateriale della sostenibilità e della crescita', organizzato dalla stessa Assorel oggi, 1° ottobre, all’Auditorium dell’Ara Pacis di Roma.

“Per il 90% degli italiani - ha spiegato Enzo Risso di SWG - è importante che un’impresa si occupi di salvaguardare l’ambiente. Per oltre i due terzi dei consumatori - continua Risso - l’impegno ambientale di un’azienda è un fattore che pesa nella scelta dei prodotti e dei servizi, mentre, già oggi, un’ampia quota di persone (78%) è disposta a pagare di più, se sa di trovarsi fronte ai prodotti di un’azienda impegnata sul fronte ambientale”.

A commentare gli interessanti risultati della ricerca, messi a confronto con alcune case history green che confermano la tendenza (Conai, Tetra Pak, Acqua Minerale San Benedetto e Imprese Mezzaroma), un panel di esperti appartenenti a istituzioni, Pubblica Amministrazione, Consorzi, associazioni, media e blog.

Al tavolo dei relatori, moderato da Paolo Palleschi e Pietro Lucchese di Assorel, Francesco Maria Marinello, presidente della Commissione Ambiente al Senato della Repubblica, Fabrizio Penna e Roberta Ianna, del Ministero dell’Ambiente, Gabriele Folli, Assessore all’Ambiente del Comune di Parma, Gerardo Calabrese, Assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Salerno, Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, Filippo Bernocchi, presidente di Ancitel Energia & Ambiente, Cesare Patrone, capo del Corpo Forestale dello Stato, Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Paolo Tomasi, presidente del Consorzio Obbligatorio Oli Usati, Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili.it, Veronica Caciagli, blogger e presidente di Italian Climate Network, Andrea Ronchi, manager di EcoWay.

Dalla ricerca emerge anche che “all’atto dell’acquisto - afferma Andrea Cornelli (nella foto), presidente Assorel -, il cittadino chiede di essere informato sulle buone pratiche di sostenibilità delle aziende produttrici, dunque c’è bisogno di comunicazione e trasparenza. Fare bene non è quindi sufficiente, bisogna anche farlo sapere”.

Le aziende, in questo processo, possono tenere conto di un’altra curiosità evidenziata dall’indagine SWG, che riguarda le fonti da cui le persone apprendono le informazioni utili a migliorare il loro modo di comportarsi verso l’ambiente. In pole position c’è il web (56%), seguito da Tv (48%), giornali (27%) e radio (13%).

L’indagine, inoltre, conferma che ben il 74% degli italiani non giudica lo sviluppo sostenibile e la difesa dell’ambiente una moda o un tema dell’élite culturale, ma lo inserisce tra i valori fondamentali cari a tutti i consumatori del Paese. Un fattore capace, quindi, di incidere profondamente sulle motivazioni di acquisto.

Non a caso il 68% delle persone chiede che la riconoscibilità ambientale sia messa bene in evidenza sui prodotti (e non solo pubblicizzata in tv o su internet). Non solo. Anche se siamo in tempi di crisi e il driver dominante resta il costo (46%), l’impegno ambientale di un’azienda è premiato ed è diventato, per il 79% degli italiani, uno stimolo a preferirla. Un incentivo molto concreto: il 78%, anche se nei dovuti limiti, si dice anche disposto a spendere di più per acquistare prodotti o servizi d’imprese attente a non inquinare e a tutelare territorio e ambiente.

Secondo l’opinione pubblica, le azioni personali maggiormente tutelanti l’ambiente sono la raccolta differenziata, l’evitare di sprecare acqua e l’attenzione a non gettare materiali inquinanti negli scarichi. Per custodire il nostro ecosistema, però, è richiesto un forte impegno individuale (53%), una maggiore volontà di governi e amministrazioni (50%), nonché comportamenti più virtuosi da parte delle imprese (43%).

La strada da percorrere per tutelare l’ambiente, quindi, è ancora lunga: l’83% delle persone intervistate, infatti, sottolinea che solo i singoli, con le loro micro-azioni individuali, possono dare un contributo reale alla salvaguardia dell’ambiente e l’85% degli intervistati ritiene insufficienti e troppo scostanti i comportamenti ambientalisti degli italiani.

SP