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De Micheli (Casta Diva Group): “Il vero coraggio di un manager? Saper delegare”
Una crescita organica superiore alla media di mercato, trainata da un portafoglio di oltre 200 clienti attivi e un’offerta diversificata, fondata su una policy di acquisizioni. Al centro di tale dinamismo c’è la leadership di Andrea De Micheli, chairman & ceo Casta Diva Group che ci parla di una filosofia manageriale che punta su una visione ‘stereoscopica’ che guarda oltre i confini nazionali e sulla capacità di delegare.
Nel 2025 Casta Diva ha registrato una crescita a doppia cifra: qual è stata la leva strategica più importante dietro questo risultato?

C’è un dato interessante: si è trattato, per la prima volta, di una crescita totalmente organica. Ci sono state delle acquisizioni nel 2024 e una quest’anno, nel 2026, ma il 2025 è stato un anno ‘puro’ e ciò significa che il motore interno delle nostre società funziona bene e produce crescita anche senza leve esterne. Una crescita che si attesta a più del doppio di quella del mercato, con una performance superiore alla media dei nostri competitor. Il motivo? Posso fare delle ipotesi.
La prima è che abbiamo oltre 200 clienti attivi e ciò significa avere tantissimi contatti manageriali che ci danno fiducia. Non solo: quando cambiano azienda, tendono a portarci con sé, e ciò ci permette di ampliare il portfolio delle fonti di lavoro. La seconda è che abbiamo un’offerta molto diversificata: tra eventi, campagne tv, cinema, concerti, presidiamo molti touchpoint con cui i clienti possono raggiungere i loro target. La terza e ultima ipotesi, è che abbiamo grandi dimensioni - il fatturato dello scorso anno ammonta a 135 milioni di euro - e credo che ciò rassicuri il cliente, insieme al fatto che siamo quotati in borsa e quindi trasparenti per necessità oltre che per volontà. Con noi non ci sono sorprese.
Sotto la sua guida, Casta Diva è stata capace di anticipare i trend: come capire in anticipo dove sta andando il mercato e trasformare questa visione in vantaggio competitivo?
Io sono abbastanza pigro e mi annoio velocemente, per cui ho bisogno di molti stimoli, sia per eccitare la mia attenzione, a cercarli: sono molto curioso, leggo cosa succede nel mondo da tante fonti, sono ab- bonato a diversi podcast e testate estere. Insomma guardo al di là dell’Italia perché a volte certi trend nascono prima fuori e poi arrivano da noi, cerco di avere una visione stereoscopica del prossimo futuro, stando anche attento a non anticipare troppo, perché il mercato può non essere pronto per certe innovazioni. In Casta Diva credo di aver anticipato in modo efficace la tematica ESG prima che esplodesse - cosa che ci ha fatto trovare pronti e provvisti di molte utili certificazioni al momento giusto, regalandoci un forte vantaggio competitivo. Inoltre, abbiamo introdotto l’AI a inizio 2023 con la campagna ‘Questo l’abbiamo fatto domani’ quando ancora se ne parlava pochissimo.
Siamo stati tra i primi a presidiare il tema relativo alla Generazione Z creando il GenZ Pact e la nostra agenZy, dedicati a un target a cui teniamo molto. Anche il fatto di entrare in borsa 10 anni fa è stato uno step innovativo, così come la nostra policy di acquisizioni, che ci ha portati ad acquisire più di 20 società negli ultimi 20 anni. Infine, personalmente, credo che aver avuto il coraggio di delegare mi abbia consentito di espandere la mia attività verso la gestione e la crescita dell’azienda. Quando sei inviluppato nella quotidianità, stai producendo la crescita dei tuoi clienti e solo di conseguenza anche la tua. Il nostro è un ‘people business’, l’unica cosa che abbiamo è la relazione con i nostri clienti e molte persone nella mia posizione non hanno il coraggio di lasciarla ai manager, per paura che i loro contatti vengano ‘rubati’. Io credo nel mio team e nell’importanza di delegare.
Come si costruisce e si mantiene un team vincente in un settore creativo e in continua trasformazione? Scegliendo persone valide e non avendo paura di lasciare andare quelle meno adatte alle circostanze. E dare alle persone meritevoli una grande fiducia, lasciarli comandare con la loro testa e la loro metodologia che a volte, magari, è diversa dalla tua e ti dà pure fastidio perché non è come vorresti tu, ma solo così possono sentire l’empowerment che meritano. E solo così possono portare avanti non soltanto un business, ma anche una squadra. Che nel nostro caso è formata da 280 persone in nove società operative tra Milano, Roma, Sassuolo, Torino e Genova. Con, in più, le sedi estere con gli associati locali.

Qual è la qualità principale che oggi un manager deve avere per guidare aziende internazionali come Casta Diva?
Credo sia importante costruirsi un’esperienza internazionale. A 20 anni io lavoravo con registi francesi, inglesi e americani in giro per il mondo, dalla Nuova Zelanda al de- serto del Sahara. Cosa ho compreso? Che dobbiamo imparare a scardinare i pregiudizi sulle persone, senza mitizzare nessuno e senza disprezzare nessuno. Pensate a due classici stereotipi sugli italiani: abbiamo più gusto di chiunque altro e, all’opposto, siamo degli inguaribili pasticcioni. Sono entrambe cose solo parzialmente vere. Così come, ad esempio, ho conosciuto dei tedeschi e degli americani parecchio disorganizzati. Viaggiare insegna a relazionarsi con chi ha talento, con chi è capace, al di là della provenienza o delle apparenze.

Le acquisizioni strategiche hanno avuto un ruolo centrale nella crescita del Gruppo: cosa valuta prima di intraprendere un’operazione di questo tipo?
Abbiamo la fama di ‘aggregatore’ del mercato e non manca settimana in cui non riceviamo proposte spontanee di acquisizione. Alcune le eliminiamo, con altre andiamo avanti. Nel periodo successivo al Covid abbiamo visionato oltre 100 dossier e abbiamo acquisito sette aziende. Abbiamo creato un documento con categorie e punteggi: le cerchiamo preferibilmente di una certa dimensione, oppure piccole, ma strategiche, che abbiano una semplicità societaria fatta di pochi soci e, requisito apprezzato, che svolgano un’attività simile alla nostra ma non identica. L’obiettivo è infatti allargare l’offerta di Casta Diva a una nicchia ancora non coperta. Ad esempio, abbiamo acquisito Artificio Italiano che era specializzata in creatività per le grandi cerimonie: ora si chiama Casta Diva Art & Show e con loro abbiamo fatto la Cerimonia di Chiusura Paralimpica e ci siamo aggiudicati le Cerimonie dei Giochi del Mediterraneo, oltre a lavorare all’America’s Cup. Lo stesso è accaduto, ad esempio, con i congressi medici: abbiamo acquisito First Class che nel 2024 faceva 7 milioni di fatturato in quel settore, e nel 2025 abbiamo fatturato ben 12 milioni. Ora, ad esempio, stiamo cercando di entrare nei settori della moda e della brand activation e abbiamo identificato alcuni candidati. Siamo selettivi: non possiamo pagare le cifre di un fondo di venture capital, facciamo scelte oculate che ci ripagano aumentando il valore delle realtà acquisite.
In un mercato che cambia rapidamente, come si riesce a coniugare creatività, risultati economici e attenzione alle persone?L’attenzione bilanciata tra creatività e business è il primo requisito. Poi, bisogna restare attrattivi per i talenti e saperseli tenere a bordo, un’arte che nasce dal fatto di trattare bene le persone. A questo proposito, abbiamo creato il People Pact, con una serie di iniziative come il supporto psicologi- co gratuito con Serenis, un lungo congedo parentale, un programma di volontariato pagato da noi in Croce Rossa, Opera San Francesco per i Poveri e altre realtà, inoltre mettiamo a disposizione una box digitale dove i nostri collaboratori possono lasciare messaggi anonimi, che si è rivelata utile per avere spunti da mettere in pratica, ma che è anche un presidio di denuncia contro eventuali comportamenti tossici. Quest’anno ab- biamo deciso di attivarci di più su iniziative ludiche e sportive. Recentemente, ad esempio, abbiamo partecipato con tre squadre di Casta Diva a un torneo di padel, il cui ricavato andrà in beneficenza.

Qual è stata la sfida più complessa affrontata negli ultimi anni e cosa le ha insegnato come leader?
Non si può dire altro che il Covid: tre quarti del nostro fatturato arriva dagli eventi e un quarto dalla produzione video. Il Covid ha quasi paralizzato tutto, avremmo potuto morire, invece mi ha insegnato molto. È stata la prima volta in cui mi sono spaventato seriamente, anche perché sia io che mia moglie abbiamo preso il Covid e siamo stati piuttosto male. Ero preoccupato sia per il lavoro, sia per la salute. Poi, dopo aver rimuginato un po’, ho fatto una videocall con i dipendenti e ho detto loro che il Covid, così come altre catastrofi che capitano ciclicamente e terrorizzano il mondo - l’attacco alle Torri Gemelle, la guerra, il fallimento di Lehman Brothers - avrebbe avuto un suo corso e che noi saremmo andati avanti, avremmo fatto un debito con le banche e nessuno avrebbe per- so il lavoro. Le persone non si sono sentite in pericolo e hanno infuso ancora più creatività nelle attività, studiando nuovi format e nuove soluzioni. Quindi, è successo che abbiamo sì dimezzato il fatturato, ma poi ci sono stati i ristori e ne siamo usciti anche più forti di prima. Se, invece, parliamo di sfide recentissime, la Cerimonia Paralimpica è stata una grande sfida, soprattutto perché abbiamo avuto accesso alla location, lo Stadio del ghiaccio di Cortina, solo 22 ore prima dell’evento.

Che consiglio darebbe a un giovane che sogna di costruire una carriera manageriale nel mondo della comunicazione e dell’imprenditoria creativa?
Di non avere paura delle contraddizioni perché viviamo in un mondo dove devi fare sempre tutto e il contrario di tutto: a volte devi essere deciso e a volte dubbioso, a volte duro e a volte accomodante. Silvio Berlusconi diceva che lui era ‘concavo e convesso’, è una metafora che ho sempre trovato calzante. Pensate ai cartoni di Miyazaki, dove il cattivo diventa buono e il buono non è poi così buono. Ecco, io credo che l’universo sia in qualche modo unitario e non diviso tra bene e male. Bisogna quindi fare tesoro di ogni possibilità. È un po’ come accade nella fisica quantistica: un atomo può essere in uno stato di eccitazione oppure no, e a volte è contemporaneamente in entrambi gli stati, è la cosiddetta ‘sovrapposizione quantistica’. Nell’imprenditoria a mio parere succede un po’ la stessa cosa, bisogna essere capaci di cambiare velocemente in ogni momento e saper scegliere tra le dicotomie, scivolando fluidamente da uno stato all’altro.

