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Editoriale

L’infodemia uccide più del virus ma la Event Industry non si arrende

Quanto è costata al mercato degli eventi la psicosi generata e alimentata dall’irresponsabilità di buona parte dei media italiani sul tema del coronavirus? A fronte di una perdita ipotizzata di 1,5 miliardi gli operatori fanno fronte comune per superare la fase critica che stiamo vivendo.

Non è solo il Covid-19 a creare problemi. Quello che rischia davvero di deprimere l’economia e uccidere un settore trainante come quello degli eventi e dei congressi sono gli effetti devastanti della cattiva comunicazione del sistema mediatico italiano. Che prima, senza informazioni controllate e autorevoli, ha urlato a una nuova peste e poi, forse troppo tardi, sta tornando a più miti consigli cercando di gettare acqua al fuoco che esso stesso ha
appiccato.

Di solito si fa il contrario, come avviene in paesi più responsabili: prima si cerca di capire cosa sta succedendo e poi ci si sbilancia in congetture e previsioni. E si fa fronte comune tra istituzioni, media e operatori economici.

foto Libero

Senza nulla togliere all’attenzione che va rivolta alla salute delle persone, e alle precauzioni e procedure suggerite dalle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali, vediamo qual è la posta in gioco. Tra uno e i cinque miliardi di Euro, a seconda di quello che si conta, sono gli investimenti in eventi corporate (btb e consumer), congressi, fiere, ecc., che annualmente vengono investiti in Italia.

Il fatturato delle società italiane che nel loro statuto hanno l’organizzazione di Eventi ammonta a 3,6 miliardi. Aggiungiamo altri 2,4 miliardi fatturati annualmente dalle società di catering per eventi e banqueting e catering continuativo contrattualizzato. Sommando queste due voci si arriva a 6 miliardi di Euro. Per non parlare del resto del comparto (location, fornitori di allestimenti, audio video, trasporti, logistica, ecc..) e dell’indotto che genera sull’industria del turismo: il 40% delle notti acquistate in hotel è correlato a eventi che, secondo l’osservatorio italiano dei Congressi e degli eventi dell’Unversità Cattolica del Sacro Cuore ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali) coinvolgono oltre 28 milioni di partecipanti. Il numero di addetti del comparto, secondo la nostra stima (ADC Group) si aggira a non meno di 50 mila unità.

Insomma, a rischio è un settore che, insieme al turismo, costituisce una parte importante del PIL italiano.

Non si sa quando usciremo da questa situazione dal punto di vista sanitario. Ma se non si tornerà presto alla normalità saranno guai. Si calcola che se il comparto starà fermo per un trimestre vedrà a rischio un quarto dei 6 miliardi: parliamo di 1,5 miliardi.

Oltre ai grandi congressi di cui abbiamo scritto in abbondanza si registrano, infatti, numerose cancellazioni o spostamenti di eventi in Italia e all’estero. Il Club degli Eventi e della Live Communication, che riunisce quaranta tra le più importanti agenzie di eventi in Italia, sta vivendo questa situazione con grande preoccupazione e sta cercando di creare un dialogo e un tavolo di lavoro comune con le istituzioni politiche e associazioni del settore, e del mondo imprenditoriale (Governo, Ministero dello Sviluppo economico, Comuni, Confindustria, Enit, ecc..).

Mercoledì 4 marzo il Club degli Eventi e della Live Communication si riunirà per creare un tavolo di lavoro permanente e stabilire le linee guida da seguire per proteggere un comparto tanto rilevante per l’economia italiana.

Ammortizzatori sociali, sgravi fiscali e sostegni economici è quanto si auspica venga riconosciuto alle aziende che operano in questo settore che, giustamente, può essere considerato la prima linea sulla quale impatta il tema coronavirus nel suo complesso,
sanitario, sociale e mediatico.

Siamo all’inizio di una fase nuova che, certamente, imporrà un ripensamento complessivo non solo del modo di fare eventi ma, anche, delle modalità di relazione, e del business.
Sono già in atto procedure per rendere gli eventi più sicuri dal punto di vista igienico-sanitario e sono allo studio altre soluzioni per portare innovazione al mercato della live communication.

Mi convinco sempre di più che la industry, con le intelligenze e competenze che esprime, troverà le forze e gli strumenti per andare avanti e riuscire a trovare le risposte migliori per i propri clienti.

Consapevoli di essere indispensabili alla crescita dei brand e allo sviluppo della relazione con i propri consumatori gli operatori degli eventi lanciano al mondo un messaggio forte e chiaro: non ci arrendiamo!

 

Salvatore Sagone