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Demis Hassabis (Google DeepMind) a Cannes Lions 2026: “L’AI non sostituirà la creatività, la porterà in una nuova era. La vera creatività è saper generare idee nuove”

Il CEO di Google DeepMind, sul palco del Lumiere, ha sostenuto che l’intelligenza artificiale potenzierà le capacità ideative. Secondo lui, l’AGI è sempre più vicina, ma i modelli attuali mancano ancora di vero ragionamento e creatività originale. L'esperto vede l’AI come un acceleratore della scienza, in particolare nella ricerca medica e nello sviluppo di nuovi farmaci. Nel campo creativo, l’intelligenza artificiale sarà uno strumento simile alla CGI, capace di ampliare le possibilità degli artisti. Hassabis ha però sottolineato i rischi legati alla sicurezza e alla diffusione di contenuti sintetici. In prospettiva, l’AI trasformerà lavoro e società, creando nuove opportunità e nuove forme di esperienza umana.

Da Cannes – L’intelligenza artificiale non è destinata a sostituire artisti, creativi o scienziati. Al contrario, potrebbe diventare il più potente amplificatore del talento umano mai sviluppato. È il messaggio lanciato da Demis Hassabis, cofondatore e CEO di Google DeepMind, protagonista di un  incontro tra i più seguiti dell’edizione 2026 del Cannes Lions International Festival of Creativity.

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Nel corso delle conversazioni con la giornalista di Bloomberg Television Francine Lacqua e con Scott Belsky, partner di A24 e fondatore di A24 Labs, Hassabis ha delineato una visione dell’AI che va ben oltre la semplice automazione dei processi. Una tecnologia che, secondo il ricercatore britannico, sta entrando in una fase decisiva del proprio sviluppo e che nei prossimi dieci-quindici anni potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui l’umanità crea, scopre e innova.

"L’intelligenza artificiale è probabilmente sopravvalutata nel breve termine e sottovalutata nel lungo periodo", ha affermato. "La trasformazione che vedremo nei prossimi anni sarà molto più profonda di quanto immaginiamo oggi".

 

Dai videogiochi alla frontiera dell’intelligenza artificiale

Il percorso che ha portato Hassabis alla guida di uno dei laboratori di ricerca più avanzati al mondo nasce lontano dai tradizionali percorsi accademici dell’informatica. Prima di fondare DeepMind, infatti, lavorava nell’industria dei videogiochi.

"Sono arrivato all’AI attraverso i giochi", ha ricordato. "I videogiochi rappresentavano il laboratorio perfetto per costruire sistemi capaci di apprendere, adattarsi e interagire con gli esseri umani".

Un’esperienza che ha contribuito a plasmare la sua convinzione che l’intelligenza artificiale debba essere progettata non soltanto per elaborare informazioni, ma per comprendere il mondo e collaborare con le persone.

 

La sfida dell’AGI: manca ancora la vera creatività

Nonostante i progressi compiuti dai modelli generativi negli ultimi anni, Hassabis ritiene che il settore sia ancora lontano dal raggiungimento dell’AGI, l’Artificial General Intelligence, ovvero sistemi in grado di eguagliare le capacità cognitive umane in ogni ambito.

"I modelli attuali sono straordinari, ma mancano ancora due componenti fondamentali: il ragionamento e la pianificazione a lungo termine, e una forma autentica di creatività", ha spiegato.

Per il CEO di Google DeepMind, la vera creatività non consiste nel riorganizzare elementi esistenti, ma nel generare idee completamente nuove.

"Non basta remixare ciò che esiste già. Gli esseri umani sono in grado di fare salti concettuali che portano a nuove teorie scientifiche, nuove forme artistiche e nuove invenzioni. Questo è ancora uno dei grandi obiettivi della ricerca sull’intelligenza artificiale".

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L’AI come alleata della creatività

Il rapporto tra creatività e tecnologia è stato il filo conduttore degli incontri di Cannes. Hassabis è convinto che l’AI seguirà un percorso simile a quello compiuto in passato dalla computer grafica.

"All’inizio anche la CGI veniva guardata con sospetto", ha osservato. "Oggi è uno strumento fondamentale per il cinema. Credo che l’intelligenza artificiale diventerà qualcosa di simile: uno strumento creativo sempre più naturale all’interno del processo artistico".

Secondo il ricercatore, il vero valore dei nuovi modelli multimodali non è quello di sostituire l’autore, ma di accelerarne la capacità di esplorare idee, testare varianti e perfezionare il proprio lavoro.

"Quello che osserviamo è una capacità di iterare molto più rapidamente. I creatori possono fare brainstorming, sperimentare decine di possibilità e poi scegliere quelle che ritengono davvero significative. L’anima dell’opera continuerà comunque a provenire dall’essere umano".

Una posizione condivisa anche da Scott Belsky, secondo cui l’AI potrebbe democratizzare l’accesso alla produzione creativa, permettendo a nuovi talenti di realizzare progetti che oggi richiedono risorse economiche e tecniche molto elevate.

 

Il caso “Mago di Oz”: quando l’AI restaura il cinema

Tra gli esempi più concreti citati da Hassabis c’è il progetto realizzato insieme a Sphere di Las Vegas per la reinterpretazione immersiva del celebre film “Il Mago di Oz”.

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Google DeepMind ha utilizzato una combinazione di modelli specializzati e sistemi generativi per estendere visivamente il materiale originale e adattarlo all’enorme schermo immersivo della struttura.

"Dovevamo immaginare cosa ci fosse oltre i bordi delle inquadrature originali e ricostruirlo in modo credibile", ha raccontato. "Era un compito estremamente delicato perché stiamo parlando di uno dei film più amati della storia del cinema".

Il risultato, secondo Hassabis, dimostra come l’intelligenza artificiale possa supportare il processo creativo senza sostituirlo. "Senza queste tecnologie il progetto sarebbe costato probabilmente dieci volte di più e forse non sarebbe stato nemmeno realizzabile. L’AI ha lavorato ai margini del processo creativo, consentendo agli artisti di concentrarsi sulle decisioni più importanti".

 

Dalla scienza alla medicina: la vera rivoluzione

Se il mondo creativo rappresenta uno dei campi più visibili dell’AI, Hassabis continua a considerare la ricerca scientifica come l’ambito in cui l’impatto sarà più significativo.

Lo dimostrano progetti come AlphaFold, che ha rivoluzionato la previsione delle strutture proteiche, e Isomorphic Labs, la società nata per accelerare la scoperta di nuovi farmaci attraverso l’intelligenza artificiale.

"Il miglior utilizzo dell’AI è migliorare la salute umana", ha dichiarato. "Possiamo aiutare gli scienziati a entrare in una nuova età dell’oro della scoperta scientifica e accelerare enormemente la ricerca medica". Per Hassabis, i sistemi intelligenti non sostituiranno i ricercatori, ma diventeranno collaboratori in grado di amplificare la creatività scientifica e la capacità di risolvere problemi complessi.

 

Sicurezza, fiducia e contenuti sintetici

Uno dei temi più delicati affrontati durante gli incontri riguarda il rischio di utilizzi impropri dell’intelligenza artificiale e la crescente difficoltà nel distinguere contenuti autentici da quelli generati artificialmente.

Per affrontare questa sfida Google DeepMind ha sviluppato SynthID, una tecnologia che inserisce filigrane invisibili nei contenuti creati dall’intelligenza artificiale.

"Abbiamo iniziato a lavorarci fin dall’inizio", ha spiegato Hassabis. "Ogni contenuto generato dovrebbe poter essere identificato come tale. È un elemento fondamentale per mantenere la fiducia nell’ecosistema digitale". Secondo il CEO di DeepMind, la collaborazione tra aziende tecnologiche e istituzioni sarà essenziale per definire standard condivisi che garantiscano trasparenza e sicurezza.

 

Nuovi lavori, nuove opportunità

Alla domanda sull’impatto dell’AI sul lavoro creativo, Hassabis ha invitato a osservare le trasformazioni tecnologiche del passato.

"Credo profondamente nell’ingegno umano e nella nostra capacità di adattamento", ha affermato. "Ogni grande innovazione ha cambiato i lavori esistenti e ne ha creati di nuovi. Sono convinto che accadrà anche questa volta".

Una visione condivisa da Belsky, che vede nell’intelligenza artificiale la nascita di nuove professioni, nuovi modelli di business e nuove forme di espressione culturale oggi ancora difficili da immaginare.

 

Verso nuove forme di esperienza

Guardando al futuro, Hassabis immagina un mondo in cui AI, videogiochi, cinema e realtà immersive convergeranno dando vita a esperienze completamente nuove.

Tra le possibilità più affascinanti citate durante la discussione figurano mondi virtuali in cui milioni di utenti contribuiscono alla creazione di personaggi, ambientazioni e contenuti, mentre sistemi intelligenti coordinano e armonizzano l’intero ecosistema.

"Sarebbe impossibile per un singolo designer gestire una complessità simile", ha osservato. "Ma l’intelligenza artificiale potrebbe aiutare a integrare tutte queste idee e trasformarle in qualcosa di coerente e vivo".

Un’idea che richiama direttamente le atmosfere di “Blade Runner”, il film che Hassabis ha indicato come una delle opere che più hanno influenzato la sua immaginazione. Un riferimento simbolico per chi oggi lavora a costruire tecnologie che fino a pochi decenni fa appartenevano soltanto alla fantascienza.

Eppure, secondo Hassabis, la questione centrale non riguarda le macchine, ma gli esseri umani. "La vera domanda non è cosa sarà in grado di fare l’intelligenza artificiale", ha concluso dal palco di Cannes. "La vera domanda è cosa saremo in grado di fare noi grazie all’intelligenza artificiale".

Davide Riva