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UNA Triveneto ha ospitato le “Conversazioni Collaborative del Branding Hub”: il branding al centro del futuro della comunicazione
L'evento ha visto i professionisti del settore confrontarsi su temi come il valore dei brand, il ruolo delle agenzie e l’impatto dell’intelligenza artificiale. È emersa l’idea che oggi le marche non siano solo prodotti, ma vere e proprie relazioni: rappresentano memoria, identità e valori con cui le persone si identificano. Centrale è il tema della fiducia: le marche devono essere autentiche e coerenti, soprattutto con un pubblico giovane sempre più attento e critico. Si è discusso anche dell’AI, vista come uno strumento che facilita la produzione di contenuti ma che rende ancora più importante la strategia e la creatività umana. Infine, è stato sottolineato che le agenzie devono andare oltre il ruolo operativo e contribuire a creare cultura e significato, non solo comunicazione.
Il ruolo culturale delle agenzie, il valore dei brand nella società contemporanea e l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla comunicazione sono stati alcuni dei temi al centro delle “Conversazioni Collaborative del Branding Hub”, l’evento pensato e promosso da Luca Cavallini, Managing Partner di Arteficegroup e Portavoce del Branding HUB di UNA Aziende della Comunicazione Unite e ospitato dalla territoriale UNA Triveneto, che ieri sera ha riunito professionisti della comunicazione, del marketing e dell’impresa presso Infinite Area di Montebelluna. Un momento di confronto che prosegue il dialogo avviato e affronta il tema attuale del Valore: cultura, umanità e creatività come asset competitivi per costruire valore e relazioni significative per i marketers, le aziende, i brand e le agenzie.
L’incontro si è rivelato ricco di spunti e riflessioni di altissimo livello, che hanno coinvolto non solo i relatori e il pubblico presente in dibattito vivo e partecipato. Numerosi sono stati infatti gli interventi e le domande dalla platea, segno di un interesse forte e diffuso verso i temi trattati.
Ad aprire la serata è stato Federico Frasson, titolare dell’agenzia FKdesign e referente della territoriale Triveneto di UNA, a guidare il dialogo tra i diversi ospiti Matteo Lusiani, brand consultant indipendente e autore del podcast Brandroad.
Tra gli interventi quello di Luca Cavallini, Managing Partner di Arteficegroup e portavoce del Branding HUB di UNA, che ha offerto una riflessione sul tema “Il branding e il marketing nella società 5.0 (Hyper Smart Society)”, sottolineando come le trasformazioni tecnologiche stiano ridefinendo profondamente il modo in cui le marche costruiscono valore.
Un panel eterogeneo di professionisti del settore: Andrea Altinier, docente di Comunicazione allo IUSVE; Luca Casaura, Chief Marketing Officer di Bauli; Davide Ceccarelli, Founder & CEO di Technowrapp; Marta De Vivo, giornalista e consulente di comunicazione; Nicole Mattei, Head of Global Design and Packaging Strategy di Dr. Schär; Michele Mariani, Executive Creative Director di Armando Testa Group; Mattia Mialich, Chief of AI & Digital Marketing di Mavive.
Il confronto si è sviluppato attorno ad alcune domande chiave: dal valore che i brand portano oggi ai consumatori fino al ruolo delle agenzie nell’era dell’intelligenza artificiale.
Tra le riflessioni emerse con maggiore forza, il modo in cui oggi le persone si relazionano con le marche. Il brand è stato descritto come memoria, perché racchiude esperienze e ricordi; come persona, perché con le marche entriamo continuamente in relazione; e come passione, perché spesso ci identifichiamo in esse e nei valori che rappresentano.
Nel corso del dibattito è stata proposta anche una provocazione significativa: una marca è più simile a un amico o a uno spacciatore?
Se l’amico non si tradisce mai, lo spacciatore sì: una metafora che ha acceso la discussione sul tema della fiducia e sul comportamento delle persone nei confronti dei brand.
Se l’amico non si tradisce mai, lo spacciatore sì: una metafora che ha acceso la discussione sul tema della fiducia e sul comportamento delle persone nei confronti dei brand.
In questo contesto, è emersa con chiarezza una convinzione condivisa: la marca deve dire sempre la verità e mantenere la propria integrità. Solo così può costruire una relazione autentica e duratura con il proprio pubblico.
Particolare attenzione è stata dedicata anche all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, sempre più presente nei processi di comunicazione e destinata a incidere anche sul piano creativo. Se da un lato l’AI rende più accessibili strumenti di produzione e generazione di contenuti, dall’altro cresce il valore della visione strategica e della capacità di dare senso alla comunicazione.
Un aspetto su cui i relatori si sono trovati concordi riguarda il cambiamento del pubblico, soprattutto delle nuove generazioni. Il pubblico giovane non perdona e riconosce immediatamente l’incoerenza o la “fregatura” di una marca, rendendo ancora più centrale la coerenza tra valori dichiarati e comportamenti reali delle aziende.
Uno dei messaggi più condivisi emersi dal confronto riguarda proprio la necessità di ripensare il lavoro delle agenzie non solo come servizio operativo ma come contributo culturale: creare significato e valore, non semplice rumore di fondo.
L’evento si è quindi concluso con una riflessione condivisa sul ruolo della comunicazione nella società contemporanea: la leva strategica capace di costruire relazioni, cultura e valore per imprese, brand e comunità.

