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Ok all'informazione on line a pagamento, ma servono contenuti validi
Dopo che Rupert
Murdoch (foto 1) ha espresso pubblicamente l'intenzione di
far pagare, entro un anno, l'accesso ai siti di tutte le sue testate (vedi
notizia correlata), si è acceso il dibattito sul futuro della stampa sul web. Ad
esprimersi i grandi dell'editoria, da Andrea Riffeser Monti
(foto 2), Ad
di Poligrafici Editoriale, che ha affermato che "finalmente i
grandi editori hanno capito che non tutto può essere gratis", a Carlo De
Benedetti, presidente del Gruppo L'Espresso,
intervenuto sulle pagine del Sole 24 Ore
giovedì
21 maggio.
Secondo De Benedetti, gli utenti della rete sarebbero
disposti a pagare per i contenuti giornalistici, a patto però che si tratti di
contenuti 'esclusivi', ad alto valore aggiunto. In questo senso sarebbero
avvantaggiati i giornali di settore, dallo sport
all'economia,
e le testate locali, perché più legate al territorio. In questo senso, la
Repubblica sembra già aver fiutato il modo di cavalcare la
tigre, lanciando solo in rete l'edizione di Parma, consultabile su abbonamento.
Anche Google non ha mancato di dire la sua sull'argomento. A quanto si apprende dalla stampa generalista, dopo aver vagliato l'opportunità di entrare nel capitale del New York Times, il Gruppo, che si è pronunciato per bocca del suo Ad Eric Schmidt , avrebbe rinunciato alle sue ambizioni editoriali.
Una cosa è certa: far pagare l'informazione sul web non sarà facile, il processo potrebbe durare tre o quattro anni, forse di più. Su questo punto tutti sono d'accordo, dal direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli a Alessandro Zegler, Ad di Athesis, il gruppo editoriale dei quotidiani locali L'Arena, Il Giornale di Vicenza e BresciaOggi, che sostiene che occorra trovare le giuste modalità per raggiungere questo obiettivo.
L'importante, come sottolinea Pietro Scott Jovane, Ad di Microsoft Italia, è "offrire al lettore qualcosa di diverso, di nuovo e di speciale", per cui valga la pena pagare una somma. E, soprattutto, è fondamentale che si muovano i grandi gruppi internazionali, altrimenti non potrà esserci alcun cambiamento.
SP

