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RadioCompass/5. Il segreto del successo della radio? E' un mezzo complice e intimo, connaturato al multitasking, che stimola l'immaginazione
La mattinata di RadioCompass andata in scena oggi, 23 gennaio, a Milano (leggi news), si è chiusa con una tavola rotonda che ha visto protagoniste personalità provenienti dal modo dello spettacolo, informazione, cultura, imprenditoria che hanno ripreso i temi trattati durante l'evento, arricchendoli con le loro esperienze non solo in qualità di professionisti ma anche e soprattutto di fruitori del mezzo radio.
Chiamati da Roberto Binaghi, Chairman e Ceo di Mindshare, sono saliti sul palco Stefano Boeri, Enrico Mentana, Pierluigi Pardo, Virginia Robatto, Fabio Rovazzi, Marina Salamon e Bobo Vieri.
Molti i ricordi legati al calcio, ma c'è anche chi, come Marina Salomon, ricorda che il padre ascoltava la radio per conoscere l'andamento della Seconda Guerra Mondiale, o chi, come Enrico Mentana, guarda con un po' nostalgia agli anni '70, quando "si poteva fare radio come non si è mai più potuta fare, senza uffici stampa o regole a imporre paletti su chi e quando chiamare".
Per Fabio Rovazzi la radio è arrivata dopo: dopo il grande successo conquistato dal suo primo brano su Spotify, a testimonianza dei tempi che cambiano.
Sta di fatto che la radio resiste: al tempo che passa, ai cambiamenti, alla tecnologia. Come mai? Quale il suo segreto?
"La radio ti accompagna ovunque e ti dà l'illusione di poter fare qualcos'altro mentre la ascolti, è questo il suo enorme vantaggio competitivo - ha affermato Mentana - . La tv ha bisogno di fisicità e di attenzione, la radio no, puoi ascoltarla mentre lavori, mentre guidi, mentre fai jogging. Inoltre, la radio è anche informazione e, a differenza dei giornali, permette da sempre di apprendere le notizie in tempo reale. E' un mezzo facile e può essere ovunque, per questo avrà sempre successo".
"La radio è informale, è un mezzo più semplice della tv, intimo, istanteneo, che crea complicità tra chi la fa e chi la ascolta - ha affermato Pardo - . Inoltre oggi siamo tutti multitasking e la radio è il mezzo che meglio si sposa a questo concetto".
E poi la radio raggiunge tutti, come ha sottolineato Vieri: "Parlando con la gente ti accorgi che la ascoltano tutti, nei posti più impensati". "E' vero - ha concordato Marina Salomon -, quando sono stata ospite del programma radiofonico Zapping, mi sono resa conto che molti esponenti della classe dirigente seguivano il programma, anche persone che mai mi sarei aspettata".
Certo impone delle sfide. "Da quando ho iniziato a occuparmi direttamente della creatività delle campagne pubblicitarie che mi vedono protagonista, mi sono reso conto di quanto possa essere difficile tradurre in radio ciò che tendo a immaginare a livello visivo", ha affermato Rovazzi.
Tuttavia, avere a disposizione soltanto l'ascolto può anche essere vantaggioso. "Personalmente presto più attenzione alla pubblicità in radio, mentre quando c'è la pubblicità in tv faccio zapping", ha ammesso Virginia Robatto.
"Comunicare attraverso la voce può essere maggiormente efficace. Il racconto permette infatti di sviluppare un'immaginazione visiva molto più potente. Attraverso la radio si può generare un immaginario potentissimo", ha detto Boeri, accennando anche al progetto di Radio Triennale.
Da sempre, e in Italia in particolare, la radio fa rima con lo sport. "Nel nostro Paese il legame tra radio e sport è particolarmente forte, anche perché la radio permette di unire la passione all'interattività".
Vale la pena sottolieneare, inoltre, che la radio dà spazio a confronti (sportivi e non) più 'educati' rispetto a quelli televisivi. "In radio non vince chi urla di più, anzi - ha sottolineato Mentana - , inoltre non vige la regola televisiva di inquadrare chi sta parlando e questo elimina i teatralismi tipici dei salotti tv".
Serena Piazzi

