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Simmaco: tra 800 mln e 2 miliardi di euro il valore delle frequenze tv italiane

Simmaco Management Consulting, società di analisi economica specializzata nelle industrie della comunicazione, ha presentato oggi, 2 novembre 2006, una valutazione del mercato delle frequenze televisive. Per la stima sono state utilizzate diverse metodologie di valutazione che convergono tutte verso valori simili.

Il passaggio al digitale terrestre, e il possibile stop al trading delle frequenze hanno stimolato in questi mesi un dibattito sul valore che hanno le frequenze utilizzate dagli operatori televisivi, anche nell'ipotesi di possibili usi alternativi. Nella stima di Simmaco la valutazione dell'insieme delle frequenze televisive italiane è compresa tra gli 800 milioni e i 2 miliardi di euro. L'ampiezza della forchetta dipende dalla grande variabilità delle condizioni in cui possono essere vendute e utilizzate le frequenze. Il valore ottenuto è più contenuto rispetto alla semplice estrapolazione dei prezzi massimi.

In questi anni vi è stato un mercato vivace delle frequenze incoraggiato dalla legge Gasparri e alimentato dalla costruzione delle reti di televisione digitale terrestre. Una frequenza collocata in una certa area viene valutata in funzione del totale dei cittadini che è possibile raggiungere con un trasmettitore che la utilizza. Il prezzo di riferimento è stato compreso tra 1 e 2 euro per abitante raggiunto con punte fino a 4-5 euro nel caso di frequenze che servivano a completare una copertura critica e che avevano pochi possibili sostituti o frequenze collegate alle ultime reti televisive disponibili sul mercato, dove le scarsità si moltiplicavano.

I tre metodi di stima utilizzati sono stati: valutazione del numero di reti teoriche, con copertura totale, moltiplicate per il prezzo medio per raggiungere un telespettatore. Stima dei flussi di ricavi per il totale dei servizi di trasmissione televisiva e ricostruzione del valore teorico degli asset sottostanti e infine riconduzione al caso italiano dei valori emersi dalla recente acquisizione del principale operatore francese. Le stima con il primo metodo si basa su un prezzo unitario di 2 euro per persona raggiunta, dal momento che ogni cittadino italiano è raggiungibile mediamente da 16,6 reti tra trasmissioni analogiche e digitali, il valore totale delle frequenze sarebbe di quasi 2 miliardi di euro. Ipotizzando un prezzo unitario più basso (1,5 euro) il valore sarebbe di 1,5 miliardi. "Per effettuare la valutazione abbiamo utilizzato una stima del prezzo medio" ha spiegato Marco Gambaro, presidente di Simmaco.

Le imprese televisive italiane spendono complessivamente una cifra di poco superiore ai 200 milioni di euro l'anno per l'illuminazione. Parte di questa cifra paga i costi variabili di manutenzione e parte serve per ammortizzare gli impianti. Circa metà può essere attribuita alla remunerazione delle frequenze. Con un tasso di rendimento interno del 10% e l'utilizzo perpetuo della frequenza si ottiene un valore complessivo di circa 1 miliardo di euro. Infine poco tempo fa TDF, l'operatore francese che trasmette tutti i principali canali televisivi, è stato valutato dai fondi d'investimento che ne hanno acquisito il controllo 5 miliardi di euro. Considerando che circa metà del fatturato è fuori del mercato televisivo e che la cifra comprende anche gli impianti e l'avviamento della società si arriva ad una valutazione teorica delle frequenze inferiore a 1,5 miliardi di euro per un paese abbastanza simile all'Italia.

 "La nostra stima è frutto della convergenza di metodologie diverse – conclude Marco Gambaro – ed appare in linea con le valutazioni negli altri paesi. Nel complesso rappresenta una base ragionevole per discutere di questo importante aspetto del mercato televisivo".