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Via libera all'equo compenso agli editori per i contenuti online

Roberta Maria Pagani, Partner di La Scala Società tra Avvocati, analizza la sentenza della Corte di giustizia UE nella causa C-797/23, che ha confermato la compatibilità con il diritto dell’Unione europea del diritto a un equo compenso riconosciuto agli editori per l’utilizzo online delle loro pubblicazioni giornalistiche da parte delle piattaforme digitali.

In questa riflessione Roberta Maria Pagani (nella foto), Partner di La Scala Società tra Avvocati, analizza la sentenza sulla causa C-797/23 con cui la Corte di giustizia europea ha dichiarato che il diritto ad un equo compenso agli editori per l’utilizzo online delle loro pubblicazioni è compatibile con il diritto dell’Unione europea. 

 

La causa avviata da Meta

La pronuncia è stata emessa nell’ambito della causa avviata da Meta, davanti al TAR del Lazio, per l’annullamento della decisione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) relativa alla definizione dei criteri che consentono di determinare un’equa remunerazione per l’utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico.

Più precisamente, Meta contestava la compatibilità di detta decisione e della normativa italiana con il diritto dell’Unione e, più in particolare, con la direttiva di riferimento e con la libertà d’impresa garantita dalla Carta dei diritti fondamentali.

Il TAR del Lazio ha, dunque, adito la Corte di giustizia, per la verifica della compatibilità della disciplina interna con il diritto dell’Unione.

 

La decisione della Corte di giustizia

Ebbene la Corte ha affermato che, nel contesto della discrezionalità conferita agli Stati membri per l’attuazione della suddetta direttiva, è ammissibile il diritto ad un’equa remunerazione degli editori, quale corrispettivo dell’autorizzazione concessa alle piattaforme digitali per l’utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico.

Così come, continua la Corte, gli editori possono negare tale autorizzazione o concederla a titolo gratuito.

Sono stati, inoltre, ritenuti ammissibili gli obblighi delle piattaforme di avviare le trattative con gli editori, senza limitazione della visibilità dei contenuti durante detto periodo, e di fornire i dati necessari per il calcolo della remunerazione. Ciò atteso che solo le piattaforme digitali possiedono le informazioni che consentono di valutare il valore economico dell’utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico.

 

Il fondamento della pronuncia

La pronuncia della Corte di giustizia europea giustifica, dunque, delle restrizioni alla libertà di impresa delle piattaforme digitali in ragione della necessità di tutelare il diritto d’autore.