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Italians Do It Better | Brenna ( BRV7): “Credo nella visione creativa e nella solidità dei numeri”
Esistono carriere costruite sulla creatività e altre costruite sui numeri. Quella di Giorgio Brenna è la perfetta e rara commistione di questi due mondi. Partendo dalla Brianza operosa e passando per i vertici della finanza globale, Brenna ha ridefinito il concetto di manager pubblicitario in Italia, trasformandosi da ‘uomo dei numeri’ a imprenditore visionario.

Un percorso che non inizia tra i creativi, ma nel rigore della finanza pura. Tant’è che, quando approda nel mondo della pubblicità, viene inizialmente etichettato come ‘bean counter’, un semplice contabile. Ma è proprio la sua cultura finanziaria, unita a una forte determinazione, a fare la differenza. Ne parliamo mentre ci racconta della nascita di BRV7, l’ennesimo capitolo della sua carriera.
Quali sono gli step che raccontano il suo percorso ‘leggendario’ e che la rendono più orgoglioso?
Vengo dalla Brianza, da una famiglia di imprenditori di mobili e ho studiato economia. Dopo un’esperienza a Londra in Goldman Sachs, il mio ingresso nel mondo della comunicazione avviene attraverso la porta della finanza. Nel 1992 sono approdato in Ogilvy da cfo, svolgendo anche vari incarichi per multinazionali e clienti nei paesi dell’Est, fino a diventare presidente e ad del Gruppo Ogilvy Italia. In un’epoca dominata dai grandi pubblicitari di vecchio stampo, i miei competitor mi chiamavano ‘bean counter’, il nomignolo inglese con cui venivano definiti contabili; non mi vedevano come una minaccia, anzi, mi consideravano una mezza calzetta. Proprio per questo ero determinato a impegnarmi con tutte le mie forze, e anche di più, per dimostrare che business e creatività possono - e devono - parlare la stessa lingua. Durante il primo anno ho partecipato a dieci gare, vincendole tutte. Dieci su dieci.
Sotto la sua guida Ogilvy Italia ha vissuto una crescita esplosiva. Hanno poi smesso di chiamarla ‘bean counter’?
In quegli anni le dimensioni dell’agenzia sono raddoppiate. Era il momento in cui si aprivano le varie divisioni, l’epoca dei grandi lavori, delle tante gare vinte, di immense soddisfazioni. E sì, hanno smesso.
Poi è arrivata l’epoca d’oro in Leo Burnett...

Nel 2005 mi hanno chiamato come presidente e ad Italia e, in due anni e mezzo, siamo diventati la più grande agenzia italiana di tutti i tempi, con un team di 450 persone. Da questo momento è iniziata una straordinaria striscia di premi vinti a Cannes, arrivata a 105 Leoni. A seguito di questi risultati mi hanno nominato presidente dell’Europa: gli anni più belli, con clienti come Fca - Fiat Chrysler Automobiles, con Sergio Marchionne - e Philip Morris. Fu un periodo di successi strepitosi e tanti premi vinti, ma anche di un impegno totale, vissuto a un ritmo di 20 ore al giorno. Dopo 12 anni, chiesi di poter lavorare meno e... mi diedero una promozione.
Ed ecco la svolta imprenditoriale in Fcb. Come è iniziato tutto?
Dopo tanti anni, sentivo il bisogno di cambiare vita e ho avuto l’opportunità di entrare come Socio e ceo in Fcb. La vera svolta è avvenuta nel 2020 quando, in piena pandemia, mentre il mondo si fermava, ho acquisito il 100% dell’agenzia dagli americani. Sono passato così da manager a imprenditore, mantenendo il brand FCB in licenza d’uso e trasformandolo in Fcb Partners. Fino a quest’anno in cui, venendo meno il supporto del gruppo, abbiamo deciso di uscire dal network giocando d’anticipo, un anno prima che lo chiudessero. Ecco come è nata BRV7.

Nel 2025 è stato premiato come ‘Manager dell’Anno’ agli NC Awards per il suo approccio visionario. Qual è l’ultimo step?
Oggi guido la mia realtà, GioBre Holding. Ho creato BRV7, che rappresenta il mio capitolo più coraggioso e maturo. Il nome non è solo un acronimo, ma una dichiarazione d’intenti. È composto da tre lettere che rappresentano i pilastri dell’agenzia: B per ‘Brave’ (coraggio), R per ‘Revolutionary’ (rivoluzionario) e V per ‘Visionary’ (visionario). E poi c’è il numero 7, che non è solo il mio numero fortunato e il mio giorno di nascita, il 7 aprile: è anche un omaggio a mio nonno, nato nel 1907. Nel nostro nome c’è il cambio di posizionamento, che sottolinea uno spirito creativo ‘brave’, ma anche due valori importantissimi come italianità e indipendenza. La trovo una scelta contemporanea e competitiva rispetto ai percorsi di competitor internazionali che si fondono tra loro.
Quali sono i risultati a oggi?
BRV7 è il perno di un ecosistema che fattura oltre 10 milioni di euro. GioBre Holding controlla diverse realtà specializzate: oltre a BRV7 ci sono Augmented Creativity, che si occupa di consulenza strategica di alto livello, e Relata, agenzia creativa focalizzata sui dati. Abbiamo la velocità di un’agenzia indipendente ma un bagaglio trentennale di formazione in gruppi internazionali. E da ‘piccoli’ siamo già diventati ‘medi’, con oltre 50 collaboratori e un fatturato in costante crescita.
Lei è passato dalla finanza ai vertici mondiali della pubblicità, portando al successo ogni sigla che ha toccato. Esiste un ‘tocco magico’ alla Brenna?
Credo sia un mix di caratteristiche che in me convivono da sempre. Il mio imprinting viene dalla fatica del ciclismo. Sono un ex atleta e la bicicletta è una scuola di vita spietata: ti insegna a lavorare e a soffrire, ma soprattutto che devi avere una voglia feroce di arrivare primo. Ho portato questa mentalità agonistica in agenzia: si fatica tanto, ma si corre sempre per vincere. Poi c’è il mio percorso professionale, quasi un paradosso. Venivo dai numeri, dal rigore. Avrei potuto restare in quella dimensione, invece ho deciso di essere il miglior contabile possibile e, contemporaneamente, di andare ‘a bottega’ dai più grandi geni creativi del mondo. Ho imparato osservando e lavorando con giganti come Luis Bassat, Miguel Angel Furones e Mark Tutssel. Da loro ho assorbito la capacità di riconoscere una grande idea, filtrandola attraverso il mio rigore finanziario. Quindi, direi che il tocco magico è questo: la capacità di unire la visione strategica e creativa alla solidità dei numeri, spinta dalla resilienza del ciclista che non smette di pedalare finché non taglia il traguardo. Possibilmente per primo.

