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Sbrogiò (Target Motivation): “Il territorio non è un contenitore, è un linguaggio”

L'agenzia veneziana capitanata da Alessandro Sbrogiò festeggia quattro decenni di attività trasformandosi in una communication & event company ad approccio integrato. Grazie a un network globale di ventitré alleati internazionali e all'integrazione di tecnologie avanzate, la realtà lagunare sviluppa esperienze di marca su misura proponendosi come consulente chiave lungo l'intero processo progettuale.

Ci sono aziende che invecchiano e ci sono aziende che maturano. La differenza non sta negli anni, sta nella capacità di rileggere continuamente il proprio senso mentre il mercato intorno cambia forma. Target Motivation appartiene alla seconda categoria. Fondata nel 1985 a Venezia, in quarant’anni l’azienda ha attraversato rivoluzioni tecnologiche, crisi economiche del mercato, una pandemia che ha quasi azzerato l’intera industria degli eventi e ne è uscita ogni volta con una posizione più nitida.

Oggi, Target Motivation è una communication & event company specializzata nella progettazione di esperienze di marca, eventi e strategie di engagement. Con sedi a Venezia, Roma e Milano e una rete internazionale di 23 partner strategici distribuiti tra Europa, Asia, America, Australia, Africa ed Emirati Arabi, affianca aziende italiane e internazionali nello sviluppo di progetti integrati che uniscono creatività, comunicazione, contenuti ed eventi. Quarant’anni di attività non rappresentano soltanto un traguardo, ma un patrimonio costruito progetto dopo progetto. Un patrimonio fatto di cultura del dettaglio, metodo, capacità di leggere contesti complessi e trasformare obiettivi di business in esperienze capaci di creare valore. Un know-how che nasce sul campo e che oggi guida ogni scelta progettuale, dalla strategia creativa all’execution.

È su queste basi che Target Motivation continua a evolversi. Da destination management company a communication & event company, ha costruito un modello integrato che unisce strategia, creatività, comunicazione, design ed eventi in un unico processo progettuale. Un approccio pensato per accompagnare aziende e brand in uno scenario sempre più complesso, trasformando ogni evento in un’esperienza di comunicazione coerente, distintiva e memorabile.

Essere partner significa andare oltre l’organizzazione di un evento. Significa affiancare il cliente fin dalle prime fasi progettuali, contribuendo a definire obiettivi, contenuti e strategie, trasformando ogni esperienza in uno strumento di comunicazione e di relazione. Non significa soltanto realizzare un progetto, ma condividerne la responsabilità e il risultato. È questa l'evoluzione che ha guidato la società negli ultimi anni: mettere a disposizione non solo competenze organizzative, ma una visione integrata che unisce strategia, creatività, comunicazione ed execution. Un approccio costruito in oltre quarant’anni di esperienza e che continua a evolversi grazie a uno sguardo capace di coniugare solidità e innovazione.

Alla guida dell’agenzia, Alessandro Sbrogiò rappresenta l’esperienza e la conoscenza di un settore in continua trasformazione. Al suo fianco, Anna e Giorgia contribuiscono a rafforzare questa visione con competenze complementari e uno sguardo orientato al futuro, dando continuità a un percorso di crescita che oggi rende Target Motivation una communication & event company capace di accompagnare i clienti come partner strategico.

Target Motivation nasce come Dmc. Cosa significa quella definizione oggi, dopo quarant’anni?

Le competenze che hanno caratterizzato le nostre origini continuano a rappresentare un valore distintivo, ma oggi sono parte di un sistema molto più ampio. Conoscere una destinazione significa comprenderne le opportunità, la cultura, le persone e il potenziale espressivo. È da questa conoscenza che nasce la possibilità di progettare esperienze autentiche, capaci di creare connessioni tra i luoghi, i brand e chi li vive.

Negli anni abbiamo imparato che ogni progetto richiede molto più della sua perfetta realizzazione. Richiede ascolto, visione e la capacità di interpretare obiettivi sempre diversi, costruendo soluzioni che integrano creatività, contenuti, organizzazione e comunicazione. È questo approccio che oggi guida il nostro lavoro: non limitarsi a scegliere una destinazione, ma darle un ruolo preciso all’interno dell’esperienza e trasformarla in uno degli elementi che contribuiscono a raccontare il brand. Nel tempo abbiamo capito che il territorio non è un contenitore, è un linguaggio. Non basta portare un cliente in un posto bello: devi sapere come raccontarlo, come farlo diventare esperienza, come farlo entrare in risonanza con gli obiettivi di chi quell’evento lo ha voluto. Questo è il salto che abbiamo fatto, da gestori di destinazione a narratori di destinazione.

Quarant’anni sono tanti. Come si porta avanti una storia senza diventarne prigionieri?

La storia è un patrimonio enorme, ma può diventare un peso se la usi come alibi. “Lo abbiamo sempre fatto così” è la frase più pericolosa che possa circolare in un’azienda che vuole restare viva. Noi abbiamo scelto di usare la storia come fondamenta. Quarant’anni ci danno credibilità, relazioni, una lettura del mercato che un’azienda giovane non può avere. Ma la forma con cui lavoriamo oggi è completamente diversa da quella di dieci anni fa. La continuità non è nella forma, è nei valori.

Come si compone oggi il vostro sistema di servizi?

Abbiamo costruito nel tempo un ecosistema di competenze che ci permette di accompagnare il cliente lungo l’intero ciclo di vita di un progetto. Il punto di partenza non è l’evento, ma l’obiettivo che quell’evento deve raggiungere: rafforzare un brand, coinvolgere una community, motivare una rete commerciale, raccontare un cambiamento. Da qui nasce ogni esperienza che progettiamo, indipendentemente dalla sua forma: una convention, un lancio di prodotto, un roadshow, un congresso o un viaggio incentive. Attorno a questo nucleo abbiamo sviluppato competenze che dialogano tra loro in modo naturale.

Un creative studio che sviluppa concept, identità visive e sistemi di comunicazione; un team dedicato all’experience design, capace di integrare contenuti, tecnologie e linguaggi digitali per rendere ogni progetto coerente e coinvolgente; una direzione artistica che coordina visual, allestimenti e produzione; una struttura tecnica e organizzativa che garantisce qualità esecutiva in ogni fase del progetto. Questo modello ci consente di gestire internamente competenze che spesso vengono affidate a interlocutori diversi, offrendo ai clienti un unico partner capace di trasformare una strategia in un’esperienza completa. E poi c’è Net Tam.

Net Tam. Raccontaci.

È forse la cosa di cui vado più fiero, perché è il risultato di anni di relazioni costruite sul campo. Oggi, Net Tam riunisce 23 partner strategici tra Europa, Asia, America, Australia, Africa ed Emirati Arabi. Non sono semplici contatti, ma professionisti con cui condividiamo metodo, valori e standard qualitativi. Per i nostri clienti significa poter realizzare progetti in tutto il mondo con un unico interlocutore e la certezza di ricevere ovunque lo stesso livello di qualità. Perché il mercato è globale, ma la fiducia continua a nascere dalla conoscenza diretta dei territori e delle persone.

Sostenibilità. Nel mondo degli eventi rischia di essere un’etichetta vuota. Come la interpretate voi?

Con fastidio, quando è un’etichetta. Con passione, quando è un impegno reale. Non comunichiamo la sostenibilità come un claim. L’abbiamo integrata nei processi, nelle scelte operative, nella selezione dei fornitori. Significa rinunciare a qualcosa, a volte. Significa formare le persone, non solo certificarsi. La sostenibilità per noi non è soprattutto un tema di comunicazione. È un tema di responsabilità. E la differenza si vede nel tempo. Giorgia è la voce di chi lavora ogni giorno sul confine tra creatività e innovazione tecnologica. Nel suo racconto, il futuro degli eventi non è una promessa: è già in corso.

Tecnologia, realtà aumentata, intelligenza artificiale. Quanto è cambiato il modo di progettare un evento?

È cambiato tutto e la cosa più onesta che posso dire è che non sappiamo ancora fino a dove arriverà il cambiamento. Per noi che lavoriamo ogni giorno su questo, è il momento più stimolante e più impegnativo allo stesso tempo. La realtà aumentata ha aperto possibilità scenografiche che fino a pochi anni fa erano fantascienza: puoi costruire ambienti che non esistono fisicamente, sovrapporre strati di narrazione a uno spazio reale, portare il pubblico in luoghi impossibili.

L’intelligenza artificiale sta cambiando il processo creativo, il modo in cui leggiamo i dati, il modo in cui personalizziamo l’esperienza di ogni singolo partecipante. Non è teoria: è quello che facciamo adesso, su progetti reali. Ma c’è una cosa che la tecnologia non cambia. Un evento vive o muore sulla qualità emotiva dell’esperienza. Se non c’è un’anima, non c’è strumento che tenga. Il nostro lavoro è costruire quell’anima. La tecnologia è il modo migliore che abbiamo per darle forma. Anna ha fatto del rapporto con il cliente una disciplina. Nel mondo dei congressi, dove le relazioni si costruiscono nel tempo e la fiducia si guadagna progetto dopo progetto, ha sviluppato una visione che mette la partnership al centro di tutto.

Da agenzia a partner. Cosa cambia davvero nel rapporto con i clienti, e come cambia la natura stessa dell’evento?

Cambia il ruolo che scegliamo di avere. Per molto tempo il rapporto tra cliente e agenzia è stato lineare: il cliente definiva un’esigenza e l’agenzia la trasformava in un progetto. Oggi, i percorsi più efficaci nascono da un confronto condiviso, in cui obiettivi, contenuti ed esperienza vengono costruiti insieme. Essere partner significa contribuire alla definizione della strategia, non limitarsi alla sua realizzazione. 

Un partner arriva prima del brief: legge il contesto, anticipa le domande, individua opportunità e propone direzioni che il cliente non aveva ancora immaginato. È questo approccio che permette di trasformare un’esigenza in un progetto capace di generare valore. Di conseguenza cambia anche la natura dell’evento. Non è più un momento isolato, ma parte di un percorso più ampio di comunicazione e relazione. Il suo valore non si misura soltanto nella qualità dell’esecuzione, ma nella capacità di creare coinvolgimento prima, durante e dopo l’esperienza, contribuendo a rafforzare il legame tra il brand e le persone.

Le sfide dei prossimi anni. E gli orizzonti che vi entusiasmano.

Viviamo un momento di grande trasformazione. La tecnologia evolve rapidamente, i linguaggi cambiano e le aspettative delle persone sono sempre più alte. In questo scenario non basta seguire il mercato: bisogna contribuire a definire la direzione. Credo che il futuro appartenga a chi saprà integrare strategia, creatività, tecnologia e relazione in un’unica visione progettuale. Gli eventi continueranno a cambiare forma, ma il loro valore resterà lo stesso: creare connessioni autentiche tra i brand e le persone. È questa la direzione che ci entusiasma e sulla quale vogliamo continuare a investire.