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Alphaomega: il viaggio della fiamma che racconta l’Italia
In occasione dei Giochi di Milano Cortina 2026, abbiamo intervistato i protagonisti di uno dei progetti più simbolici e complessi dell’intero evento: il viaggio della Fiamma Olimpica e Paralimpica. Un percorso straordinario che ha attraversato oltre 12.000 km, toccando 60 città e più di 300 comuni, coinvolgendo circa 10.000 tedofori e dialogando con oltre 400 amministrazioni locali.
A guidarci dietro le quinte di questa macchina organizzativa e narrativa sono stati Alberto Cassone, presidente di Alphaomega, Enrico Conforti, amministratore delegato, e Giovanni Cassone, Cfo. Con loro abbiamo approfondito visione, sfide e significato di un progetto capace di governare una complessità enorme - logistica, istituzionale ed emotiva - trasformandola in un racconto collettivo, dove la mappa tecnica del viaggio si è intrecciata con quella più profonda e identitaria del Paese.
Il viaggio della fiamma è sicuramente uno dei momenti più simbolici dei Giochi. Quale concept narrativo avete costruito per trasformare una staffetta logistica in un racconto capace di rappresentare l’Italia e i valori olimpici?
Abbiamo affrontato il progetto con un doppio obiettivo: costruire una macchina organizzativa solida e trasformare il viaggio della Fiamma - Olimpica e Paralimpica - in un racconto collettivo del Paese. Abbiamo composto una squadra con esperienze su Torino 2006 e Parigi 2024, integrato con competenze interne su grandi eventi e format itineranti. Più che sulla dimensione tecnica, ci siamo concentrati su responsabilità e coinvolgimento delle persone: un team diffuso, in mobilità, fortemente integrato con il cliente. Una scelta decisiva. Il concept nasce da una domanda: cosa può raccontare la Fiamma oltre al suo passaggio? La risposta è stata l’Italia. Paesaggi, cultura, comunità. Per questo abbiamo disegnato un percorso che valorizzasse il maggior numero possibile di siti Unesco: non solo una staffetta, ma una narrazione in movimento del patrimonio italiano.
Il viaggio della fiamma ha attraversato oltre 12.000 km, 60 città e più di 300 comuni in tutta Italia: quali sono state le principali sfide nel coordinare un evento così diffuso e capillare sul territorio?
La sfida è stata governare la complessità senza farla percepire. Il progetto operava su più livelli: logistico, istituzionale, narrativo ed emotivo. Abbiamo dialogato con oltre 400 comuni e numerosi enti locali. Non una difficoltà relazionale, ma una complessità organizzativa enorme: ogni territorio con esigenze e vincoli specifici. Il nostro compito è stato integrare un modello operativo coerente con le necessità locali, affinché la Fiamma fosse vissuta come una festa. Un’altra sfida è stata l’esperienza dei circa 10.000 tedofori: per ciascuno doveva essere un momento unico, curato in ogni dettaglio. Infine, la costruzione del racconto: selezionare luoghi e contenuti significativi e trasformarli in un percorso reale. Far coincidere la mappa tecnica con quella emotiva del Paese.
Ogni tappa è culminata in vere e proprie celebrazioni cittadine con performance e momenti spettacolari: quanto è stato importante trasformare il passaggio della fiamma in un’esperienza partecipativa per le comunità locali?
È stato centrale. La Fiamma non doveva solo attraversare le città, ma incontrarle. Abbiamo costruito un palinsesto capace di coinvolgere istituzioni, campioni, associazioni e comunità. Ogni tappa era unica, perché ogni città aveva qualcosa di proprio da raccontare. In 60 piazze abbiamo portato non solo l’arrivo della Fiamma, ma un’esperienza di partecipazione. La risposta è stata crescente: strade piene, balconi ‘affacciati’, piazze sempre più vive. La Fiamma, dal vivo, attiva un senso immediato di appartenenza.
Oltre alla staffetta, avete curato anche contenuti, attivazioni o iniziative collaterali all’interno di questo progetto? E in che modo si sono integrati con il resto dell’ecosistema dei Giochi?
Sì, il Viaggio della Fiamma è stato un ecosistema molto più ampio della sola staffetta. Ogni giornata è diventata un’occasione di dialogo tra organizzazione e territorio. Durante i due anni di pianificazione abbiamo stimolato, suggerito, coordinato e spesso integrato iniziative locali lungo il percorso: concerti, attività sportive, momenti con le scuole, coinvolgimento di associazioni del terzo settore, Forze Militari, Alpini, guide alpine, realtà culturali e comunitarie.
Ci sono stati passaggi fortemente simbolici, come Lampedusa o la Capanna Margherita sul Monte Rosa, utilizzi di mezzi alternativi, contenuti speciali prodotti lungo il percorso e veicolati sui canali social per amplificare il valore della Fiamma e collegare ogni territorio all’appuntamento finale dei Giochi. Oltre al Torch Relay vero e proprio, abbiamo curato anche momenti chiave del percorso di avvicinamento: il video di lancio del Viaggio della Fiamma Olimpica, il segmento culturale italiano nella Cerimonia di Handover ad Atene, il trasferimento della Fiamma da Atene in Italia, la cerimonia di accensione al Quirinale e la cerimonia di partenza dallo Stadio dei Marmi. Per il Ptr abbiamo curato l’accensione del braciere paralimpico a Stoke Mandeville, e durante i due eventi abbiamo fornito servizi, direttamente o indirettamente, anche ai presenting partner di Otr e Ptr, soprattutto in termini di accommodation, voli, traghetti e altri aspetti logistici di alto livello. Tutto questo ha portato la gestione dello staff a oltre 250 persone ogni giorno. Un impegno logistico enorme considerando il continuo spostamento sul territorio, la dispersione mediamente su 250 km di ogni tappa e da 3 a 10 alberghi nello stesso momento.
Cosa vi portate a casa, a livello creativo e umano, da questa esperienza?
È un'esperienza che cambia le persone. Totalizzante, intensa, richiede lucidità e spirito di squadra. Operativamente, è stata una sfida continua: centinaia di persone in movimento ogni giorno, tutto live, tutto visibile. Ma ciò che resta davvero è la dimensione umana: le persone nelle piazze, i volontari, i tedofori, il senso di comunità. Portiamo con noi anche messaggi ricevuti lungo il percorso. Uno li sintetizza tutti: “Diffondere emozioni è uno degli incarichi più belli. Ci avete ricordato che il mondo può essere migliore.” Questo è il senso più profondo del Viaggio della Fiamma: un evento che diventa esperienza collettiva. Per Alphaomega è stato un dono, che abbiamo cercato di restituire con responsabilità, contribuendo a un progetto riconosciuto a livello nazionale e internazionale.

