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G2 Eventi: con ‘Italian Souvenir’ lo spettacolo diventa ricordo
La prima volta non si scorda mai, e per G2 Eventi, parte di Casta Diva Group, quella della cerimonia di Chiusura delle Paralimpiadi 2026 è stata molto più di un debutto: un passaggio simbolico, creativo e identitario destinato a lasciare il segno attraverso un grande show di arte e luce dal titolo fortemente evocativo: ‘Italian Souvenir’, una cartolina d’autore da conservare nell’album dei ricordi, tema centrale dell’evento come veicolo di bellezza, emozione e memoria condivisa.
A raccontarlo sono Francesco Paolo Conticello, creative director dello show, ceo & chairman G2 Eventi, e Angelo Bonello, artistic director e show director dello spettacolo: due visioni complementari che hanno dato vita a una narrazione capace di superare stereotipi e restituire un’Italia contemporanea, inclusiva e universale, che vede l’individuo al centro.
La cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi è stata definita come un momento capace di “trasformare lo show in memoria”: quali scelte creative avete fatto per lasciare un segno emotivo duraturo nel pubblico?
‘Italian Souvenir’ è stata la nostra prima Cerimonia Olimpica: era fondamentale per noi incantare il pubblico di tutto il mondo e lasciare un segno che non fosse solo un ricordo dell’Italia - come dice anche il titolo dell’evento - ma di noi come nuova realtà accreditata per grandi show di questo calibro. Per farlo abbiamo scelto da una parte di evitare gli stereotipi, ma di presentare un’Italia contemporanea e all’avanguardia e dall’altra di non mettere al centro ‘l’inclusività’ come etichetta, come spesso accade soprattutto per le Paralimpiadi; abbiamo quindi progettato uno show che mettesse al centro l’atleta come individuo: con le suas fragilità, certo, ma soprattutto con i suoi punti di forza, con il percorso e la determinazione che lo portano a superare ogni ostacolo.
Da lì abbiamo costruito una narrazione continua, fatta di quadri emotivi e immagini riconoscibili che ruotavano intorno al concetto di souvenir, in cui musica, luce e coreografie lavoravano insieme per accompagnare il pubblico verso un finale che fosse davvero un saluto e un ricordo che l’Italia consegnava al mondo; crediamo che proprio questo approccio - più umano, meno stigmatizzato - abbia lasciato qualcosa di reale in chi l’ha visto, dentro e fuori dal palazzetto.
Il concept racconta l’Italia attraverso simboli, immagini e suggestioni: come avete tradotto questa idea in un linguaggio scenico accessibile e inclusivo capace di lasciare il segno?
Siamo partiti da un’idea molto semplice: un souvenir è un ricordo per tutti. Nel nostro immaginario il ricordo non doveva legarsi a un concetto di nostalgia o di tristezza, ma a quelle sensazioni positive che suscitano la calamita sul frigo o una foto di un viaggio: abbiamo quindi scelto elementi immediatamente riconoscibili anche da un pubblico internazionale - come la cartolina e la boule de neige - e intorno a questi simboli abbiamo costruito i diversi quadri dello show, lavorando con moltissimi professionisti e reparti creativi, affinché musica, coreografie, costumi e luci traducessero in immagini e movimento il concept dell’evento così come l’avevamo pensato: un saluto universale, capace di trasformarsi in un ricordo condiviso.
In che modo avete integrato i temi inclusione e abbattimento delle barriere nella narrazione?
Abbiamo selezionato ballerini e artisti non per il fatto che fossero disabili, ma perché erano le persone giuste al posto giusto; il fatto che avessero anche una disabilità per noi era un elemento assolutamente secondario. Per questo tutte le scene erano corali e vedevano esibirsi contemporaneamente ballerini normodotati e disabili: non volevamo che l’inclusione fosse un ‘tema’ da dichiarare, perché rischiava di sottintendere una separazione tra gli atleti; il messaggio che abbiamo cercato di far passare è che non siamo forti perché siamo uguali, ma perché le differenze ci arricchiscono. Gli atleti paralimpici e olimpici affrontano le stesse difficoltà e le superano con determinazione e forza di volontà: è questo che li rende straordinari ed è anche ciò che rende Olimpiadi e Paralimpiadi così impattanti anche a livello emotivo.
Quali sono state le principali sfide produttive nell’organizzare una cerimonia in una venue come il Cortina Curling Olympic Stadium?
La sfida più complessa è stata trasformare un impianto sportivo in una location per un grande show nell’arco di una sola notte. Considerando che lo stadio è stato utilizzato per le competizioni fino al giorno precedente, abbiamo avuto a disposizione solo 20 ore per ricoprire tutto il pavimento, montare la scenografia, completare l’allestimento tecnico, effettuare i check luci, audio e di sicurezza e svolgere un’unica prova generale; per prepararci al meglio, nelle settimane precedenti abbiamo concentrato le prove in un palazzetto a Milano scelto appositamente perché aveva le stesse dimensioni del campo da curling di Cortina ma non abbiamo mai avuto la possibilità di fare le prove necessarie all’interno della location dell’evento: una sfida nella sfida che ci ha tenuto con il fiato sospeso fino all’ultimo ma che possiamo dire di aver vinto.
Quale eredità lascia questa cerimonia, non solo per il pubblico ma per il futuro del movimento paralimpico?
Speriamo di aver lasciato non solo un ricordo, ma soprattutto un pensiero: che i Giochi Paralimpici non sono “un’altra cosa” rispetto alle Olimpiadi; sono lo stesso livello di sport, di emozione e di valore simbolico e meritano la stessa attenzione, la stessa qualità, la stessa ambizione. Se chi era lì - e chi ha seguito da casa - si porta ancora dietro questa consapevolezza, insieme alle immagini e alle emozioni della serata, allora crediamo che la cerimonia abbia lasciato un’eredità reale.
Quanto dello spirito e dell’approccio di G2 Eventi si ritrova in questa cerimonia?
Tanto. Come dicevamo all’inizio, per noi è stata la prima cerimonia olimpica: è stata prima di tutto un obiettivo di business che ci siamo dati tre anni fa, poi l’abbiamo sognata a lungo, rielaborata più volte e quando infine ci siamo arrivati è stato un traguardo importante ed emozionante allo stesso tempo, sia da un punto di vista professionale sia da un punto di vista umano. In questo evento abbiamo messo tutta la competenza tecnica, l’innovazione e la voglia di sperimentare che mettiamo in ogni evento firmato G2 Eventi, ma con la consapevolezza di essere al centro del mondo e di essere parte di qualcosa di veramente grande; ci abbiamo messo tutta la nostra energia per costruire un finale che non fosse solo spettacolare, ma capace di lasciare un segno profondo e crediamo che con ‘Italian Souvenir’ ci siamo riusciti davvero.
Un’ultima domanda: vi siete appena aggiudicati la gara da 2,45 milioni per le cerimonie dei XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, cosa rappresenta per voi questo successo?
Siamo davvero onorati di poterci mettere alla prova con un altro grande evento celebrativo, subito dopo il successo di Cortina: questa aggiudicazione premia un modello in cui visione creativa e capacità di esecuzione si fondono in un'unica direzione. In questa nuova cerimonia e soprattutto in questo momento storico segnato da tensioni e fratture globali vogliamo celebrare l’identità mediterranea, un’eredità antica che si rinnova e diventa guida per il futuro attraverso i valori dello sport, dell’arte e della convivenza tra i popoli; a Taranto porteremo un team di eccellenze che ha già dimostrato di saper reggere il peso dei grandi palcoscenici internazionali con l’obiettivo di realizzare uno spettacolo all’altezza della grande storia che ha visto nei secoli il Mediterraneo protagonista.
Marina Bellantoni

