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Editoriale

Accatino (Filmmaster Events): "Il sistema delle gare piega gli eventi. Fermiamoci, la favola è finita"

Oggi tutti fanno tutto: le agenzie di eventi diversificano su entertainment, digital, format, logistica; le agenzie di pubblicità fanno eventi e anche i fornitori di servizi si sono messi a produrre eventi. Ci risiamo: perdita di valore e dumping le conseguenze di un mercato così strutturato. E per l'industria degli eventi la 'favola' non è diversa: piegata dalle logiche delle gare imposte dal procurement, viaggia al ribasso qualitativo e quantitativo.

Da Alfredo Accatino (FOTO), creative & artistic director di Filmmaster Events, riceviamo e pubblichiamo una riflessione su

 

Stanchi? Sedetevi un istante, vi racconto una storia. Le agenzie di pubblicità, in crisi, hanno aperto nel tempo divisioni digital e unconventional e iniziato a fare eventi, chiamati brand activation, che fa più figo. Le società digital hanno iniziato a fare commercial e a proporre campagne crossmediali. Le case di produzione hanno iniziato a fare digital. Chi fa crowdsourcing ha oggi gli stessi clienti delle case di produzione ma budget diametralmente opposti. Le società di eventi dicono che la pubblicità è morta, puntano all’entertainment, ai format, alla logistica, alla consulenza.

Ma anche allestitori, catering, logistica e service si sono messi a fare eventi e vengono invitati alle gare. Ora anche le produzioni video e le post-produzioni, che erano solo prima fornitori, si sono messi a produrre eventi, lavorando direttamente con la committenza.

I clienti soffiano su questo vento, ridacchiano, si danno gomito, e si chiedono perché dovrebbero remunerare una agenzia che ricarica il fee per una materia prima che possono ora acquistare direttamente.

E giù, risate!

…perché pagare 12 o 13 una cosa che costa 10? Ma c’è un problema. Anzi, due.

PENSIERO e DUMPING.

Il pensiero riguarda il tema del 'valore' e delle competenze, che porta una agenzia a selezionare un fornitore in funzione del progetto, del suo stile, della sua specializzazione, e capacità produttiva.Lo coordina, lo guida, lo stimola, lo porta a crescere, tutelando il cliente, passo dopo passo, da ogni problematica. Lo fa utilizzando professionisti che possiedono visione trasversale ed esperienza. Beni immateriali che valgono molto più di un X%. Anche per il cliente, che è costretto ad aumentare la mole di lavoro, che deve assumersi rischi, a volte senza possedere le competenze interne, perdendosi in un mare di riunioni. E le ore lavoro, si sa, sono costi.

Il secondo tema si chiama dumping, anche metaforico. Prima che ci si accorga del problema, le agenzie perderanno molti lavori (mica tutti), ma in modo tale da mettere a rischio il sistema economico che in tempi di crisi regge la baracca. Alcune chiuderanno, cessando di essere motore di lavoro per quegli stessi fornitori che, in alcuni casi, gli fottono il lavoro.

Allo stesso tempo, il cliente che paga ora 10, chiederà di pagare 8 perché si accorgerà che è veramente faticoso gestire le lavorazioni e che sono costretti a lavorare di più o ad assumere nuove figure professionali. Alcuni fornitori non ce la faranno a stare nei costi, perché si sono dovuti dotare di risorse e specializzazioni che non possedevano prima. Altri, più giovani e affamati, proveranno così a offrire 7 per entrare nel mercato.

… Game over.

Non vi è piaciuta questa storia?

OK, ve ne racconto un’altra.

C’era una volta l’industria degli eventi, un gioiellino che superava il miliardo di euro di fatturato e che insieme al MICE manteneva di fatto la piattaforma alberghiera ed espositiva di questo Paese. Certo non si diventava ricchi, ma si viveva felici e contenti e le strade erano piene di suoni, luci e colori.

Poi arrivò un incantesimo, chiamato sistema delle gare e i poveri abitanti del villaggio caddero nella disperazione. Iniziarono ad azzuffarsi tra di loro, rubandosi le poche provviste che erano state messe da parte, sino a quando la vegetazione non prese di nuovo il sopravvento e del villaggio si perse memoria…

Quali le cause di questa sciagura?

Presto detto: le dinamiche imposte dal Procurement, spesso con modalità neoborboniche, e la frequenza di tale pratica, promossa da uffici marketing alla continua ricerca di idee da proporre al proprio interno, o all’internazionale. Speso solo per mettersi in buona luce.

Così, anche per budget modesti, o per attività di ideas keeping, si iniziarono a chiamare un numero illogico di agenzie - anzi di soggetti non omologabili per expertise e dimensioni - senza rimborsi, neanche delle spese vive, senza indennità in caso di aggiudicazione della gara e successivo annullamento. Spesso con la richiesta di rimodulare al ribasso la proposta economica per chi accedeva al secondo round. Senza tutela per le idee creativeper i format, per le proposte artistiche presentare. Con fee sempre più ridotti, visto che la bassa percentuale veniva considerata una importante nota di merito…

La favola è finita. Non ne conosco altre. Peccato che questa lasci l’amaro in bocca.