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Editoriale

Roma celebra i 60 anni dei Trattati. Accatino: "L'evento non ha lasciato nulla alla città. Una grande, ennesima, occasione persa. In Italia manca la cultura degli eventi"

Il 25 marzo 27 leader europei si sono riuniti nella Capitale per firmare la Dichiarazione di Roma. Ma cosa ha lasciato l'evento alla città? Il creative & artistic director di Filmmaster Events riflette su quella che ritiene una "ennesima occasione persa". Il motivo: in Italia manca la cultura dei grandi eventi e nessuno, a livello istituzionale, ne sa cogliere il potenziale.

Lo scorso 25 marzo, i leader dell'Unione Europea si sono riuniti a Roma per celebrare il 60º anniversario dei Trattati di Roma, firmati nel 1957. Ben 27 leader europei hanno fatto il loro ingresso in Campidoglio per firmare la Dichiarazione di Roma, un testo per ridare slancio all’Europa in occasione di questa ricorrenza.

Il premier Gentiloni e il sindaco di Roma Raggi hanno accolto i leader dopo aver attraversato una città blindata, nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori, la stessa dove nel 1957 si riunirono sei rappresentanti dei Paesi fondatori.

Proprio ieri, Alfredo Accatino, creative & artistic director di Filmmaster Events, ha commentato su Facebook l'evento, esprimendosi soprattutto in termini di indotto: non solo economico, ma anche e soprattutto emozionale, ovvero di eredità valoriale che un evento dovrebbe lasciare alla città e alla comunità che lo ospita.

Riportiamo di seguito il suo post di Facebook, ricordando che il dibattito è aperto a chi volesse inviare alla redazione di e20express il proprio parere in merito.

"Vi spiego il mio lavoro. E perché simboli e segni hanno valore:
Lo scorso weekend si è tenuto uno dei più importanti eventi istituzionali europei del decennio. 27 Capi di Stato. Non succedeva in Italia da anni. I media hanno pubblicato solo foto generiche su Roma e quella di gruppo, come a scuola. Non è stata creata nessuna photo opportunity, l’evento ha lasciato zero legacy alla capitale, non si è cercato nessun gesto simbolico. La città, esclusa, ha visto solo polizia e strade chiuse, nulla di valenza culturale o emozionale. Anche per dare un senso all'Europa, sempre più lontana. Grande, ennesima, occasione persa.
Ecco il mio lavoro è 'non fare' tutto questo. Ma costruire grandi eventi capaci ogni volta di lasciare una memoria, di trasmettere messaggi, valori, emozioni, spingere alla condivisione. Sarebbe stato importante creare qualcosa che rimanesse nella memoria, che ci toccasse da vicino, che lasciasse una traccia del proprio passaggio. Tutto questo non si fa, perché né il Presidente del Consiglio, né il Ministro degli Esteri, né il Sindaco lo chiedono, lo pianificano, lo stimolano. Lo capiscono. Perché in Italia non esiste la cultura degli eventi e della comunicazione, non esiste chi gestisce i grandi eventi. E tutte le professionalità che nel tempo hanno potuto confrontarsi su questi temi (Giubileo, Torino 2006, Expo 2015), finito l’evento, vengono disperse. Avremmo potuto comunicare in tutta Europa, valorizzare Roma, toccare temi importanti, lasciare un’eredità, seminare, ma nulla è stato fatto. Ecco, questo è il mio lavoro. E quello di tanti professionisti come me che fanno questo lavoro nel mondo nella industria degli eventi e della live communication. Perché non è un costo, ma un investimento che porta indietro molto più di quanto chiede. Perché anche simboli, gesti e segni hanno valore. Ve lo volevo dire. Ve lo dovevo dire..."