Mice
Icca, Milano 15ma per partecipanti ai meeting. Buscema: "Per le altre città si muova il Palazzo"
La metropoli lombarda, pur solo 41ma nella classifica per numero di meeting, vede ormai da vicino la Top Ten della graduatoria per numero di partecipanti, ed è la prima volta che una città italiana si spinge così in alto in un ranking mondiale Icca (International congress and convention association).
Icca (International congress & convention association) ha pubblicato una classifica, che va ad affiancarsi a quella principale sui numeri dei grandi meeting tenutisi nel mondo, sempre ripartito per nazioni e città, sulla quantità di partecipanti ai grandi meeting.
Va ricordato che per 'grandi meeting' Icca intende esclusivamente i congressi associativi/professionali che si tengono a periodicità regolare con almeno 50 delegati e con una rotazione su minimo tre paesi.
La prima città italiana in questa graduatoria è Milano, al 15mo posto (mentre in quella per numero di meeting è solo 41ma, peraltro in netto miglioramento rispetto al 2013, quando stava al 59mo posto).
Va ricordato che per 'grandi meeting' Icca intende esclusivamente i congressi associativi/professionali che si tengono a periodicità regolare con almeno 50 delegati e con una rotazione su minimo tre paesi.
La prima città italiana in questa graduatoria è Milano, al 15mo posto (mentre in quella per numero di meeting è solo 41ma, peraltro in netto miglioramento rispetto al 2013, quando stava al 59mo posto).
Il numero dei partecipanti ai 58 meeting milanesi censiti da Icca è 52.669.
Roma, 17ma per numero di meeting (97), in questa nuova classifica è 30ma, con 31.936 partecipanti.
Nella graduatoria per nazioni l’Italia è sempre al sesto posto, come nel corrispettivo ranking per numero di meeting, avendo fatto registrare 175.400 partecipanti in 452 congressi.
Nessuna città italiana si è mai piazzata così in alto in una graduatoria mondiale Icca come ha fatto quest’anno Milano nel ranking per numero di partecipanti.
Dichiarazione di Mario Buscema (FOTO), presidente di Federcongressi&eventi: «Premesso che le classifiche Icca fotografano solo un aspetto dell’industria, importante sì per ricaduta economica, ma da prendere col beneficio d’inventario – senza che ciò, peraltro, possa costituire un alibi in caso di posizionamento insoddisfacente – premesso questo, dicevo, non posso non notare con soddisfazione il progredire di Milano e il suo probabile futuro approdo, in tempi brevi, nei dieci primi posti di una classifica Icca. Un traguardo che solo pochi anni fa sarebbe risuonato irraggiungibile per qualsiasi città italiana, e che invece oggi pare a portata di mano".
«Ma, nel contempo - prosegue Buscema - nutro anche parecchio rimpianto, perché questo successo, conseguenza degli investimenti infrastrutturali che hanno dotato la metropoli lombarda, a partire dal 2011, di uno dei più grandi centri congressi d’Europa, di un sistema di accoglienza e servizi molto efficiente, diversificato e facilmente raggiungibile grazie a un city airport come Linate, a un hub internazionale come Malpensa e a una rete di trasporti metropolitani senza confronto in Italia, e che le stanno consentendo di 'bruciare le tappe' della risalita internazionale anche sulla spinta di Expo, ecco, questo successo avrebbe potuto (e dovuto!) essere condiviso da altre città italiane, le quali invece non rendono quanto per bellezza, capacità congressuale e rete alberghiera meriterebbero".
«È inaccettabile che un’Italia capace di esprimere una ricchezza – potenziale ed effettiva – come Milano non riesca a duplicarne, triplicarne o decuplicarne la performance anche in altre sedi, analoghe per prestigio e capacità ricettive, se non persino meglio organizzate in termini di cultura e tradizione turistica, leisure e ricreativa. È importante che il sistema congressuale italiano colmi questa lacuna con la massima priorità, e che la politica – in primis il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, grande latitante quando si parla di congressuale, e la nuova Enit – dia finalmente una mano stanziando capitali e progettualità adeguati.«Rispetto al passato abbiamo oggi un Convention Bureau Italia che fa, e farà sempre meglio, la propria parte. È però tempo che il 'Palazzo' si muova, ma sul serio».
Roma, 17ma per numero di meeting (97), in questa nuova classifica è 30ma, con 31.936 partecipanti.
Nella graduatoria per nazioni l’Italia è sempre al sesto posto, come nel corrispettivo ranking per numero di meeting, avendo fatto registrare 175.400 partecipanti in 452 congressi.
Nessuna città italiana si è mai piazzata così in alto in una graduatoria mondiale Icca come ha fatto quest’anno Milano nel ranking per numero di partecipanti.
Dichiarazione di Mario Buscema (FOTO), presidente di Federcongressi&eventi: «Premesso che le classifiche Icca fotografano solo un aspetto dell’industria, importante sì per ricaduta economica, ma da prendere col beneficio d’inventario – senza che ciò, peraltro, possa costituire un alibi in caso di posizionamento insoddisfacente – premesso questo, dicevo, non posso non notare con soddisfazione il progredire di Milano e il suo probabile futuro approdo, in tempi brevi, nei dieci primi posti di una classifica Icca. Un traguardo che solo pochi anni fa sarebbe risuonato irraggiungibile per qualsiasi città italiana, e che invece oggi pare a portata di mano".
«Ma, nel contempo - prosegue Buscema - nutro anche parecchio rimpianto, perché questo successo, conseguenza degli investimenti infrastrutturali che hanno dotato la metropoli lombarda, a partire dal 2011, di uno dei più grandi centri congressi d’Europa, di un sistema di accoglienza e servizi molto efficiente, diversificato e facilmente raggiungibile grazie a un city airport come Linate, a un hub internazionale come Malpensa e a una rete di trasporti metropolitani senza confronto in Italia, e che le stanno consentendo di 'bruciare le tappe' della risalita internazionale anche sulla spinta di Expo, ecco, questo successo avrebbe potuto (e dovuto!) essere condiviso da altre città italiane, le quali invece non rendono quanto per bellezza, capacità congressuale e rete alberghiera meriterebbero".
«È inaccettabile che un’Italia capace di esprimere una ricchezza – potenziale ed effettiva – come Milano non riesca a duplicarne, triplicarne o decuplicarne la performance anche in altre sedi, analoghe per prestigio e capacità ricettive, se non persino meglio organizzate in termini di cultura e tradizione turistica, leisure e ricreativa. È importante che il sistema congressuale italiano colmi questa lacuna con la massima priorità, e che la politica – in primis il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, grande latitante quando si parla di congressuale, e la nuova Enit – dia finalmente una mano stanziando capitali e progettualità adeguati.«Rispetto al passato abbiamo oggi un Convention Bureau Italia che fa, e farà sempre meglio, la propria parte. È però tempo che il 'Palazzo' si muova, ma sul serio».



