Mice
L'innovazione protagonista a Budapest per Emec
Titolo dell'evento, Innovation. Re-Imagined, che ben delineava i contorni di una conferenza tutta concepita per trasferire conoscenze sui “nuovi modi” di intendere i meeting.
Si è conclusa con la gala reception presso il Museo ferroviario ungherese, la European Meetings & Events Conference (EMEC) che quest’anno, per la prima volta, si è tenuta in una città della Mitteleuropa: Budapest.
Il titolo era Innovation. Re-Imagined, e ben delineava i contorni di una conferenza tutta concepita per trasferire conoscenze sui “nuovi modi” di intendere i meeting.
A partire dai format della EMEC stessa, già sperimentati con successo un anno fa a
Düsseldorf: le sessioni education erano divise tra temi d’interesse specifico (meeting design, eventi virtuali, relazioni planner/fornitore, risk management), ricerche e studi (principalmente sull’indice Business Value of Meetings, sul futuro dell’industria, sullo strategic meeting management e sulla CSR) e carriere e sviluppo professionale: leadership, organizzazione, branding, comunicazione, tecniche e tattiche di vendita e networking. C’era anche – fra le novità – un’area dedicata agli speaker dai vari capitoli europei. (nella foto, Paola Casentini, presidente MPI Italia CHapter)
Molto apprezzate le relazioni del francese Mike Clanton, intitolata Don’t let your event’s technology zombie control you!, sull’organizzazione di eventi a preponderanza tecnologica, e quella dell’olandese Xander Kranenburg dal titolo Beyond digital creativity – mashup all your ideas, sugli strumenti che consentono di tradurre in pratica con efficacia le idee per eventi creativi.
Tra gli speaker figura anche il Vp education Mike van der Vijver, che ha tenuto ben quattro sessioni, tra cui una parte della sessione d’apertura e la plenaria di chiusura.
La sessione di chiusura in particolare, chiamata “Solutions Room”, ha consentito di collegare la teoria esposta durante l’intera Emec alla realtà professionale dei partecipanti, Tra le altre sessioni di Mike, quella intitolata Meeting design experiment, in cui i partecipanti hanno progettato il programma di un meeting che si è svolto, poi, durante la sessione, con una valutazione degli esiti.
«Tutta la conferenza si è svolta all’insegna dell’entusiasmo e dell’interesse», riferisce “in diretta” il Past President Federico Toja. «Buona l’attendance, attestata sui 350 partecipanti, dunque in linea con le edizioni immediatamente precedenti, e ottima l’idea di incentrare tutto sull’innovazione, perché ciò ha fornito l’occasione per spunti di valore concreto. Al get together di domenica sera, per esempio, abbiamo ascoltato la bella case history di Sahar Hashemi, co-fondatrice di Coffee Republic, che ha fatto una fortuna (30 milioni di sterline di fatturato annuo) partendo da una scommessa impossibile: traghettare al caffè i gusti del mercato britannico, da sem- pre focalizzato sul the. Sembrava un azzardo: si è rivelato uno dei più grandi successi di inizio secolo. Se non è innovazione questa!».
Il titolo era Innovation. Re-Imagined, e ben delineava i contorni di una conferenza tutta concepita per trasferire conoscenze sui “nuovi modi” di intendere i meeting.
A partire dai format della EMEC stessa, già sperimentati con successo un anno fa a
Molto apprezzate le relazioni del francese Mike Clanton, intitolata Don’t let your event’s technology zombie control you!, sull’organizzazione di eventi a preponderanza tecnologica, e quella dell’olandese Xander Kranenburg dal titolo Beyond digital creativity – mashup all your ideas, sugli strumenti che consentono di tradurre in pratica con efficacia le idee per eventi creativi.
Tra gli speaker figura anche il Vp education Mike van der Vijver, che ha tenuto ben quattro sessioni, tra cui una parte della sessione d’apertura e la plenaria di chiusura.
La sessione di chiusura in particolare, chiamata “Solutions Room”, ha consentito di collegare la teoria esposta durante l’intera Emec alla realtà professionale dei partecipanti, Tra le altre sessioni di Mike, quella intitolata Meeting design experiment, in cui i partecipanti hanno progettato il programma di un meeting che si è svolto, poi, durante la sessione, con una valutazione degli esiti.
«Tutta la conferenza si è svolta all’insegna dell’entusiasmo e dell’interesse», riferisce “in diretta” il Past President Federico Toja. «Buona l’attendance, attestata sui 350 partecipanti, dunque in linea con le edizioni immediatamente precedenti, e ottima l’idea di incentrare tutto sull’innovazione, perché ciò ha fornito l’occasione per spunti di valore concreto. Al get together di domenica sera, per esempio, abbiamo ascoltato la bella case history di Sahar Hashemi, co-fondatrice di Coffee Republic, che ha fatto una fortuna (30 milioni di sterline di fatturato annuo) partendo da una scommessa impossibile: traghettare al caffè i gusti del mercato britannico, da sem- pre focalizzato sul the. Sembrava un azzardo: si è rivelato uno dei più grandi successi di inizio secolo. Se non è innovazione questa!».

