
Advertising
Space Available in Cannes/1. David Droga: "Sono ossessionato dalle emozioni"
Conosco David Droga da tempo immemore. Eravamo entrambi saatchi boys quando lui fece una campagna per l'Esercito inglese indimenticabile: il primo caso interattività, quando ancora non c'era né la tecnologia, né l'aggettivo.
Nel corso degli anni ho seguito la sua strepitosa carriera, l'ho visto aprire la sua Droga5 proprio mentre mi rendevo anch'io indipendente. L'ho intervistato a Dubai nel 2008, mentre era in giro per il mondo a diffondere la cultura del Brand Momentum e dei contenuti di marca che diventano notizie (che nessun media può ignorare e che vengono pubblicati gratuitamente).
Ritrovarlo a Cannes, dove l'anno scorso l'hanno premiato con il Leone di San Marco alla carriera, ad aprire il Festival dei Cambiamenti, con uno speech affollatissimo, fa sempre una certa impressione.
"I'm not sure I'm right , but who is?” è l'improvviso bagno di umiltà di un creativo che ha sempre avuto visioni esclusive anche quando era Junior, di un guru che ha sempre aperto la strada all'innovazione con il suo lavoro quotidiano (indimenticabile Tagging Air Force One del 2006, quanto milioni di persone negli USA vennero convinte da una marca di Street Wear che il Presidente del Paese più potente del mondo era in pericolo, superando addirittura tre smentite del Pentagono), di un pubblicitario che da sempre è convinto che il suo compito non sia solo quello di vendere prodotti, ma soprattutto valori e etica.
E mentre tutti sono angosciati dalla presenza di colleghi robotici e dalla spiccata intelligenza artificiale, ecco che David, in una sala da 3000 posti completamente piena, si merita l'onore di aprire il Festival del Cambiamento, togliendosi la giacca appena arrivato sul palco e lamentandosi dell'orario. Parlare alle 10 del mattino per un creativo può essere un vero sacrificio.
“Quest'anno il Festival Festival è più piccolo. È più corto, ci tocca esser più concentrati.” sintetizza il progetto di vita di chi è arrivato qui nella speranza di trovare segnali di vita di un mestiere che è sempre più Data Driven, sempre più competitivo per “quei rompiscatole costosi del creativi”, come più di dieci anni fa disse Sir Martin Sorrell, dando il via al processo di eliminazione dei produttori di idee in una Industry che produce solo idee.
Anche per questo la chiaccherata di David vale doppio. In un Festival sempre più cyberetico, in cui le società di consulenza stanno cercndo di dimostrare che le macchine Ai ormai sono pronte non solo per fare la parte sporca del lavoro creativo (il data mining), ma anche nella sostituzione di questi egocentrici creativi, ecco che David riporta con pacatezza esperienze e storie di 30 anni di lavoro, dagli inizi in Australia fino alla fondazione della sua Droga5.
“La nostra è industra di persone.” è l'esordio che mette subito la barra nella giusta direzione.
Il mio primo annuncio stanpa aveva come titolo “You can't trust people that love me”. E' per questo realismo che a 19 anni vince a cannes con il suo primo commercial. Poi il salto a Londra: ”Arrivo alla Saatchi giovanissimo e sono arrogante, come è normale.”
Continua a chiaccherare per 40 minuti senza una slide, seduto su una potroncina bianca, con qualche migliaio di colleghi che lo ascoltano rapiti.
“Avevo fiducia nella mia visione dell'adv, ecco perchè ho aperto la mia agenzia”. Anche qui, le parole di un uomo, di una persona che crede nelle sue idee , nel suo modo di costruire la realtà ed i valori delle marche. Mica male per uno che ha sempre ribadito che il nostro è un mestiere complicato, che deve mettere insieme i movimenti sociali e le innovazioni tecnologiche, le avanzate della medicina e il rafforzamento delle infrastrutture di comunicazione. Un mestiere complicato in cui bisogna trovare sempre soluzioni semplici.
“La semplicità delle grandi idee ci guida”, quasi sussurra.
E dopo tre quarti d'ora di silenzio religioso, di risate quando David decide di alleggerire il tono, di teste che si muovono assertive in sala dopo ogni frase, ecco che arriva l'unico contributo. Quasi chiede scusa, ma si sente l'orgoglio di chi presenta il lavoro che più ha amato quest'anno, quel video di lancio dell'asta per il Salvator Mundi, il da Vinci ritrovato, the Last Da Vinci .(guarda il video)
Una soggettiva di emozioni, un pezzo di advertising non convenzionale, l'ennesimo colpo di coda di un produttore di idee che non vorrà mai farsi mettere in un angolo da un Robot.
Il bello è che in 45minuti di speach mai pronuncia la parola Intelligenza Artificiale.
Come è giusto che sia per lui, e deve essere per tutti noi che vogliamo continuare a fare questo lavoro, non si tratta di combattere contro le macchine. Basta continuare a restare insostitutibili. Come solo gli umani di talento sanno essere.
Buon festival a tutti.
Pasquale Diaferia (twitter @pipiccola)

