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Linkontro/ Scocchia (L'Oréal): Il bello dell'Italia, dalla fiducia nasce la crescita

L'ad della multinazionale della bellezza ha tracciato un quadro molto incoraggiante per l'interesse che il nostro paese e le nostre risorse umane raccolgono all'estero. Non a caso lo stabilimento di Settimo Milanese è il più produttivo al mondo. Quindi, vediamo il bicchiere mezzo pieno a patto, però, che la burocrazia e la pressione fiscale alleggeriscano il proprio peso.
È stato uno degli incontri più seguiti e applauditi quello di Cristina Scocchia, amministratore delegato di L'Oréal italia. La sua testimonianza traccia un quadro del nostro paese diverso da quello che i più pessimisti hanno in mente, e concede spazio alla speranza.
"Come investitore estero posso dire che siamo un paese molto interessante - afferma -, abbiamo posizioni di leadership in molti settori oltre moda e food, nelle biotecnologie, ecc.. Ci viene riconosciuta creatività e la capacità di lavorare bene in distretti. Questi sono i nostri punti di forza. E se vediamo il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto possiamo fare molto bene".

Certo, la burocrazia è un grande limite, come la fiscalità eccessiva, le fragili o insufficienti infrastrutture, il ritardo sul digitale, vedi velocità di banda. Vi è poi mancanza di integrazione tra scuola, università e lavoro: "Sicuramente i problemi in Italia ci sono però continuo a dire che i punti di forza sono maggiori rispetto ai punti di debolezza".

Settimo torinese e il più grande che L'Oréal ha nel mondo con una produzione di 300 milioni di pezzi di cui il 92% viene esportato in 32 paesi. "Siamo diventati lo stabilimento più produttivo al mondo grazie a ingenti investimenti nell'automatizzazione. Questo risultato non è dovuto solo ai nostri ingegneri ma anche grazie ad alcune aziende italiane, piccole imprese dell'Emilia Romagna specializzate nell'ingegnerizzazione dei processi. Il prodotto Ultradolce per questo motivo è passato da Varsavia a Settimo Torinese".

Veniamo all'occupazione giovanile, altro tema spinoso per la società italiana: "Dal nostro studio il 50% degli studenti vorrebbero iniziare in Italia la loro carriera professionale. Questo è un segnale importante che testimonia che la fuga dei cervelli non è ineluttabile. Quello che i giovani chiedono è, soprattutto, un datore di lavoro che li paghi in maniera adeguata. Per quanto ci riguarda l'anno scorso abbiamo assunto 50 persone, e quest'anno ne assumeremo altre 50".

Sempre in materia di occupazione, interessante l'innovazione che il gruppo francese sta introducendo. E parte da un presupposto: "È preferibile un rapporto di fiducia e non di controllo con i collaboratori". Da qui la decisione: "Ogni mese per due giorni ogni dipendente può lavorare da dove vuole. E per i dirigenti è più importante motivare che controllare le risorse. Il progetto è partito da poco ma sta già incontrando un buon riscontro".


Salvatore Sagone