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Live Communication

Marco Balich si racconta a IF! Italians Festival: quei 'NO' che aiutano a crescere

Un talk dal titolo 'La potenza degli ostacoli. I No che nutrono le idee'. Protagonista il produttore delle cerimonie di Rio 2016 e presidente della Balich Worldwide Shows. Perché la carriera non è fatta solo di trionfi, ma anche di ostacoli. L'importante è rialzarsi.
 
IF! Italians Festival, l’evento dedicato alla migliore creatività italiana e internazionale ideato promosso da Adci Assocom in partnership con Google (Teatro Franco Parenti, Milano, 5-7 novembre), c'è spazio anche per gli eventi, che così dimostrano, ancora una volta e sempre più, la propria legittimità e maturità come strumento di comunicazione. 
 
Ad animare il festival, quindi, non sono stati soltanto personaggi dal mondo della pubblicità, della radio, delle associazioni e delle produzioni Tv, ma anche un esponente della live communication e degli eventi.
 
Sul palco del Teatro Franco Parenti di Milano, Alessandra Lanza, docente Master Marketing&Communication Università Bocconi, ha introdotto il presidente della Balich Worldwide Shows e ideatore dell'Albero della Vita di Expo 2015: "Quest'anno IF si concentrerà anche sul mondo dell'intrattenimento e degli eventi. Era importante avere qui Marco Balich per sottolineare il valore della creatività italiana a livello internazionale".
 
Balich, imprenditore e produttore, ha raccontato alla platea i 10 ostacoli che hanno cambiato la sua vita personale e lavorativa, in un excursus critico, quanto curioso e ricco di spunti di riflessione:

"1. 1985/89: Inizio a produrre concerti con 72 tournée in quattro anni, al termine dei quali porto un evento a Venezia con i Pink Floyd. Non avevamo calcolato la potenza attrattiva dell'evento, che portò 200mila persone da tutto il mondo, che quasi devastarono la città.

2. 1990/98: Produco e dirigo videoclip a Milano con tanti artisti italiani top-level. Diventai talmente presuntuoso da snobbare Baglioni: voleva una serie di attenzioni di troppo nei suoi videoclip che mi fecero rinunciare. In quel momento la mia carriera subì un crollo totale

3. Passo alla produzione in Tv, lato Mediaset: misi in gioco tanta passione, tante risorse psico-fisiche, ma qualcuno mi fece notare che, con molto meno, Tv Sorrisi e Canzoni faceva più audience. 

4. 1998: Da una mia idea nasce Heineken Jammin' Festival, con l'autodromo di Imola a fare da sfondo. Fu un successo pazzesco. Al 3° anno cambia il direttore marketing che promise modifiche radicali alla strategia del festival e soprattutto agli elementi del team ideatore, azzerando così le prospettive di espansione.

5. 2002: Inizia la mia carriera nella produzione di eventi. Entro in Filmmaster che mi apre le porte a livello internazionale. Arriva la possibilità di fare il closing alle olimpiadi statunitensi: poco dopo, però vi fu l'attacco alle Torri Gemelle e saltò la commessa.

6. 2006: Si replica l'occasione alle Olimpiadi di Torino 2006 per la firma delle cerimonie d’apertura e chiusura. Nonostante tanti uomini del nostro team si chiamarono fuori, abbiamo comunque portato a termine l'incarico, firmando uno dei migliori eventi olimpionici di sempre.

7. Arrivano le richieste di favori: mi chiama il sindaco di Venezia per fare il capodanno di Venezia. Mancava però il budget. L'idea era quella del bacio simultaneo. Si presentano 90mila volontari: il capodanno di Venezia è così tra i cinque trasmessi a livello globale.

8. Mi trovo di fronte a un vero ostacolo nella mia vita. La separazione da mia moglie. Qualche mese dopo mi chiamano per il Bicentenario a Città del Messico: 2 milioni di persone e critica positiva da tutto il mondo. 

9. 2014: Ecco dei problemi in carriera. Lascio Filmmaster e in seguito mi assegnano la produzione della cerimonia delle olimpiadi e paraolimpiadi di Sochi: budget 400 milioni di euro con l’osservazione attenta di Putin che creava un clima di tensione puro. Siamo stati sorprendenti anche in quel caso. 

10. 2015: Dissento le scelte artistiche di Expo. Il management voleva il Cirque du Soleil e Walt Disney, io chiedevo spazio al talento italiano. Stessa cosa per la cura del Padiglione Italia. Alla fine vinco io e mi lasciano carta bianca sui progetti. La stampa attacca fino allo stremo per investimenti e idea sul progetto. Il risultato finale, in questi sei mesi, credo siano stati evidenti.

E ora, sotto con Rio 2016. La sfida continua senza mai arrendersi, sempre osando scelte coraggiose".
 
A.R.