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Italians Do It Better | La leggenda non si racconta, si costruisce. Parole e visioni di alcuni dei protagonisti della comunicazione italiana
Nel mondo della comunicazione, la parola ‘leggenda’ evoca storytelling, narrazioni amplificate, promesse che talvolta restano sospese. Ma per chi opera davvero in questo settore - imprenditori, creativi, editori - la leggenda non è un artificio: è il risultato di un lavoro quotidiano, coerente, misurabile. Nasce dalle azioni, prima ancora che dalle parole. È proprio questo che differenzia la ‘leggenda’ dal ‘mito’: l’avere un fondamento storico, l’essere fondata sui fatti che vengono raccontati, mentre il mito è una narrazione simbolica basata su fatti surreali.

È una convinzione condivisa dai player della comunicazione italiana che abbiamo interpellato, ciascuno con una storia diversa, ma accomunata da un’idea chiara: la leggenda non si proclama, si costruisce, giorno per giorno. E spesso nasce dal coraggio di fare ciò che non è mai stato fatto prima.
Per Andrea De Micheli, co-founder, chairman & ceo Casta Diva Group, la leggenda ha una base etica prima ancora che creativa: “Facciamo gli interessi dei nostri clienti, divertendoci e mantenendo la coscienza pulita”. Una dichiarazione che racchiude una visione precisa del fare impresa: il valore nasce dall’equilibrio tra risultati, piacere nel lavoro e responsabilità. In un mercato in continua accelerazione, è la coerenza nel tempo a trasformare un’azienda in un riferimento credibile.
Anche per Angelo Sajeva, consigliere delegato Class Editori, la leggenda è una costruzione che vive nel tempo lungo. “Autorevolezza che innova, creatività che connette” sintetizza un approccio editoriale che tiene insieme rigore e sperimentazione. L’autorevolezza non è mai statica: evolve, dialoga con i linguaggi contemporanei, crea connessioni. È questa capacità di rinnovarsi senza perdere identità a rendere un marchio davvero duraturo.
Uno sguardo più radicale arriva da Aldo Biasi, presidente e fondatore Aldo Biasi Comunicazione, che riduce il concetto di leggenda a un principio tanto semplice quanto potente: “Mai fatto prima”. In questa affermazione c’è l’essenza della comunicazione che lascia il segno: rompere schemi consolidati, evitare la replica rassicurante, scegliere la strada meno battuta. È nell’inedito, più che nella comfort zone, che si costruisce una reputazione destinata a durare. Una visione che dialoga perfettamente con l’approccio di Veronica Ponti, founder & ceo Twenty8 Studios. “Question what is. Provoke what could be. Make it magical”.
Qui la leggenda nasce dal dubbio, dalla vo- lontà di mettere in discussione lo stato delle cose per aprire nuovi scenari. La provocazione diventa metodo creativo, la magia l’effetto che si produce quando visione ed execution si incontrano, generando senso e possibilità. Più diretto e misurabile è l’approccio di Giorgio Brenna, chairman & ceo BRV7, che lega la leggenda alla concretezza dei risultati. “La leggenda nasce dai fatti. Nel nostro mondo tutto si può misurare, basta volerlo fare”. Nessun mito, nessuna narrazione autocelebrativa: il lavoro parla da sé. Il coraggio, “la firma del nostro lavoro”, è ciò che consente di seguire l’istinto senza perdere metodo, trasformando una visione personale in una struttura solida e riconoscibile. Alla dimensione del risultato si affianca quella del fare bene, come ricorda Paolo
La leggenda non è un artificio: è il risultato di un lavoro quotidiano, coerente, misurabile
Torchetti, owner e direttore creativo Changee: “Do good things and good things will happen”. Un principio che sposta il baricentro dalla sola performance alla qualità delle scelte. Fare le cose giuste – per i clienti, per le persone, per il contesto sociale – non è solo un valore etico, ma una strategia di lungo periodo. La leggenda, in questa prospettiva, è la conseguenza naturale di un approccio responsabile e consapevole.

A questa idea di costruzione concreta si affianca la visione di Next Different+Uniting, che sposta l’attenzione dalla singola impresa alla forza delle alleanze. “Storie imprenditoriali che si uniscono per costruire il futuro della comunicazione italiana” non è solo un payoff, ma una dichiarazione di intenti. Qui la leggenda nasce dall’incontro tra differenze, dalla capacità di fare sistema e di trasformare la contaminazione in valore.
È una prospettiva che risuona anche nelle parole di Francesco Gemelli e Alessandro Fellegara, co-founders Tribe Communication, per i quali il valore non è solo economico, ma soprattutto umano e professionale. Parlano di “capitale spirituale e professionale”: un patrimonio fatto di competenze, relazioni, visione. È questo capitale immateriale che consente di costruire progetti con un impatto reale e duraturo. In tutte queste esperienze, la leggenda non è un punto di partenza, ma una conseguenza. Nasce dall’etica, dall’innovazione autentica, dal coraggio di fare cose mai fatte prima, dalla responsabilità di fare del bene e farlo bene. E soprattutto nasce dal tempo: quello necessario perché i fatti si sedimentino, parlino, costruiscano fiducia. È lì, in quella stratificazione silenziosa, che la comunicazione smette di essere racconto e diventa storia.

