Editoriale

Cappuccino & cornetto. La guerra che scoppia

Nella sua rubrica quotidiana, Marco Ferri lascia la parola a una testimonianza diretta dal Libano. Laure Salloum, archeologa che vive a Beirut, scrive alla sua amica Marta Friel: "Non so se è possibile descrivere la situazione.. siamo isolati e aspettiamo la fine".

La signora Marta Friel ha girato a Repubblica.it questa lettera di una sua amica libanese. Dedico il mio spazio di oggi alla pubblicazione di codesta lettera, perché mi ha aiutato a capire quello che sta succedendo, la qual cosa spero si utile anche ai lettori della mia rubrica. Non sento il bisogno di commentarla. Il che è già un modo per commentarla. Beh, buona giornata.

"Ho appena ricevuto questa mail da una mia amica libanese, Laure Salloum, archeologa che vive a Beirut. 'Miei cari Amici, grazie per i vostri messaggi, le vostre mail e per avermi telefonato... Non so se è possibile descrivere la situazione.. siamo isolati e aspettiamo la fine. Le circostanze diventano ogni momento più intollerabili. Stanno massacrando e dilaniando il Libano nel XXI secolo, quando le democrazie del mondo chiamano i loro cittadini alla libertà di espressione, di comunicazione e di pace. Sono stati bombardati 4 aeroporti, 7 porti, le riserve di petrolio, di benzina e di gas; le centrali elettriche, i ponti che collegano le diverse regioni. Numerose famiglie sono state uccise mentre dormivano da missili che hanno colpito le loro case. Autobus pieni di passeggeri sono stati bombardati sulle autostrade. Tutto questo sta succedendo veramente mentre tutti guardano e nessuno reagisce. Il Libano sta morendo: per favore fate qualcosa per fermare questa atrocità'". Marta Friel

marco.ferri@loweworldwide.com