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ADCI: fari puntati su Equal. L’inclusione è una difesa civile. Premiati Saatchi & Saatchi e Think Cattleya per il progetto di Unicef "This Company is a Family"

Dall'evento del 17 aprile al CAM di Corso Garibaldi, Stefania Siani lancia l'allarme sul rischio di passi indietro nei temi D&I: «Dobbiamo presidiare gli obiettivi di Diversity & Inclusion contro ogni tentativo di declassare l’impatto sociale della nostra professione». Riflettori accesi sui vincitori 2025, sulle nuove frontiere del linguaggio con Parole Ostili e sull'evoluzione di una piattaforma che punta alla "resistenza creativa" contro ogni stereotipo.

Il 17 aprile, alle ore 18:45, la cornice del CAM di Corso Garibaldi a Milano ha ospitato l’appuntamento annuale dedicato al progetto Equal. In una sala gremita di professionisti e rappresentanti istituzionali, l’Art Directors Club Italiano ha fatto il punto su un’iniziativa che, nata nel 2017, ha saputo trasformarsi da premio a piattaforma di confronto per l’intera industria creativa.

L’incontro, moderato dai protagonisti della trasformazione culturale del Club, ha ribadito che l’inclusione non è un trend passeggero, ma una necessità civile in un momento storico in cui i diritti acquisiti sembrano essere messi nuovamente in discussione.

A dare il via ai lavori è stata Stefania Siani, Presidentessa ADCI e founder di Equal, che ha ripercorso la genesi del progetto citando un incontro fondamentale con Laura Boldrini nella "Sala delle Donne" a Roma, dove la mappatura delle posizioni istituzionali femminili mostrava ancora vuoti significativi.

"Chiesi se anche la pubblicità potesse avere un ruolo per scatenare nuove idee e immaginare un'avventura nuova per le donne. Da lì è nato il Premio Equal. Ad un certo punto ci eravamo quasi convinti che fosse diventato superfluo, che il pubblico fosse ormai allineato. Invece, i fatti recenti — come la cancellazione di reparti e bandi legati ai temi D&I (Diversity & Inclusion) all'inizio del 2025 — ci dimostrano che Equal serve ancora, e con più determinazione che mai. Dobbiamo presidiare questi obiettivi contro ogni tentativo di declassare l’impatto sociale della nostra professione."

I vincitori Equal 2025: il caso "This Company is a Family" di Saatchi & Saatchi e Think Cattleya

Sul palco di Corso Garibaldi sono stati presentati i vincitori dell’edizione 2025, esempi di come la creatività possa farsi carico di istanze sociali complesse senza perdere forza comunicativa.

Il regista Igor Borghi (Think Cattleya), ha raccontato il dietro le quinte del progetto realizzato per Unicef. Il film affronta il tema del welfare aziendale e delle politiche family friendly come diritti universali.

L’insight: Parlare a lavoratrici e lavoratori partendo da un "social brief" che tocca la quotidianità di chiunque viva l'azienda non solo come luogo di produzione, ma come spazio di vita e cura.

L'esecuzione: Una narrazione che punta al cuore, documentando pezzi reali di vita e gli sforzi di CEO e capi che scelgono di essere "una grande famiglia" non a parole, ma nei fatti.

Oltre il premio: formazione e linguaggio

L'incontro ha visto la partecipazione attiva di Diana De Marchi (Presidentessa Commissione Pari Opportunità Comune di Milano), che ha sottolineato l'alleanza strategica tra istituzioni e creativi per contrastare i pregiudizi.

Valentina AmentaEqual Representative ADCI, ha poi illustrato l'evoluzione della categoria: non più solo un riconoscimento speciale, ma un progetto a 360 gradi.

Francesca Martucci, PM & Business Partnership di Parole Ostili, ha portato l'attenzione sulla responsabilità del linguaggio, presentando la collaborazione con l'Inter. Attraverso la firma del "Manifesto della comunicazione non ostile" — prevista proprio a ridosso dell'evento a San Siro con il presidente Marotta — il progetto ha coinvolto il settore giovanile nerazzurro per ribaltare la concezione classica dell'esempio: in questo caso sono stati i più piccoli a insegnare agli adulti quali parole rendono bello il gioco.

Martucci ha poi lanciato un monito analizzando il lessico della cronaca sportiva attuale, ancora dominato da termini come "annientamento", "trincea" e "vendetta", ricordando che "allenare lo sguardo sul linguaggio è fondamentale per non essere complici dell'odio".

Verso il 2026: una sfida ancora aperta

L'evento si è concluso con una riflessione sulle nuove frontiere della discriminazione, evidenziando il "soffitto di cristallo" che ancora colpisce le donne nel settore dei podcast quando trattano temi come finanza o giurisprudenza.

Il messaggio finale emerso dall'incontro di Milano è un invito alla resistenza creativa: Equal continua a evolversi perché, finché esisterà una voce che non viene ascoltata o un bando che viene cancellato, il lavoro del Club e dell'intera industria non potrà dirsi concluso.