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Il video nell'era della nuova comunicazione
Nell'ambito della Settimana della comunicazione Karim Bartoletti, partner e ed executive producer Filmmaster, ha illustrato, citando case history eloquenti, come sia cambiato negli ultimi anni il mondo del video nella comunicazione, fra viralità e coinvolgimento del pubblico.
Un mondo della comunicazione che cambia alla velocità della luce, dove le tecnologie sono sempre più affinate e in cui cambiano rapidamente anche le dinamiche fra i diversi protagonisti. Questo il contesto in cui si inserisce l’evoluzione del video, come raccontato da Karim Bartoletti, partner ed executive producer Filmmaster oggi a un workshop nell’ambito della Settimana della Comunicazione.
“la comunicazione oggi è basata sul far parlare di sé - ha spiegato - e questo si riflette nella richiesta sempre più crescente di prodotti video, che circolano liberamente su piattaforme come YouTube, Facebook e altri social media. E la cosa più interessante è che chiunque può realizzarne, che sia un singolo individuo o un’azienda”.
L’arrivo di tecnologie sempre più sofisticate, poi, permette a chiunque lo voglia di poter realizzare prodotti sempre più affinati, diventando fotografo, regista, produttore. Basta che abbia la voglia di mettersi in gioco. E di fatti sono moltissimi i giovani talenti reperibili grazie ai nuovi strumenti della comunicazione.
Il virale che si afferma, ma che in Italia fatica
L’utilizzo del video nell’advertising passa, come è inevitabile che sia, anch’esso per il profondo mutamento che interessa il mondo della comunicazione. E nel passaggio da una comunicazione tradizionale a una non convenzionale, in cui il pubblico è coinvolto in prima persona, si aprono anche per questo strumento nuove strade. Ne sono un chiaro esempio i sempre più diffusi video virali, che circolano sulla rete grazie al passaparola. “Interessante è vedere come da qualche anno a questa parte questi prodotti siano riconosciuti come un nuovo modo di fare comunicazione - continua Bartoletti -. Ne sono una prova i diversi spot virali che hanno vinto al festival di Cannes: 'Evolution' di Dove, per la bellezza autentica, vincitore nel 2007, è il primo video nato non come spot televisivo a essere premiato alla grande kermesse pubblicitaria”. E due anni dopo è stata la volta del virale Philips, 'Carousel'.
Numerosi sono gli esempi citati da Bartoletti che dimostrano come oggi si sia affermato un nuovo modo di parlare del brand, coinvolgendo però in prima linea anche il pubblico. Dal recente progetto Parallel Lines di Philips allo spot più piccolo del mondo realizzato con un telefonino Nokia N8, al famoso spot Nike lanciato in occasione dei mondiali di calcio in anteprima su Facebook. Centrale in tutti questi prodotti, diversissimi fra loro, è l’immediatezza e la rapidità di circolazione dell’informazione.
“In Italia però il virale fatica ad affermarsi - afferma Bartoletti -, ed esiste solo per emulazione di quello che avviene all’estero. Sono pochi i clienti che lo chiedono per paura di dare un’immagine poco controllabile del proprio brand. L’errore di base che viene commesso è che sul web viene messo quello che va già in tv”.
Nuove dinamiche fra gli attori della comunicazione
Un discorso interessante emerso a latere del workshop, durante la sessione di domande, riguarda gli equilibri fra i diversi operatori della comunicazione, agenzie e case di produzione in prima linea. “mentre qualche tempo fa si è assistito alla nascita, in seno alle grandi agenzie, di diverse realtà con differenti specializzazioni, oggi che il non convenzionale sta di fatto diventando la norma, perché sempre più richiesto dai clienti, le agenzie tendono a riconcentrare tutte le competenze in casa. L’integrazione è diventata la parola d’ordine: non si ragiona più per competenze, ma per progetti a 360 gradi. Non è escluso, dunque, che nel prossimo futuro molte sigle rientrino nei grandi gruppi”.
Legata poi alla ‘democratizzazione’ della produzione di comunicazione,
Allo stesso modo, per Bartoletti, non è escluso che nel futuro i clienti si affidino la creatività di uno spot direttamente a chi lo realizza. “Non mi stupirei se un cliente mi chiedesse di trovare io dei creativi che pensano all’idea”, commenta.
Ilaria Myr
Ilaria Myr

