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Verybello.it, c'è qualcuno? L'agonia del portale a 45 giorni da Expo 2015
Le sette lingue, oltre all'italiano, in cui doveva essere tradotto entro l'inizio di febbraio, non sono operative, mentre a livello social è un flop totale. Il portale, nato tra le polemiche, delude aspettative e utenti.
2.710 'Mi piace' (a oggi) sulla pagina Facebook e 3.055 follower sull'account Twitter.
Questi i numeri dell'insuccesso social del sito Verybello.it, il portale lanciato lo scorso 24 gennaio dal Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini con la promessa di farsi collettore di eventi e iniziative in occasione dell'Esposizione Universale (vedi notizie correlate a fondo pagina).
In totale, volendo ottimisticamente pensare che si tratti di due comunità social distinte, si tratta di neanche 6.000 persone, che in confronto ai 20 milioni di visitatori attesi a Milano per il grande evento in programma dal 1° maggio al 31 ottobre, di cui 7 italiani, sono davvero un'infima parte.
In totale, volendo ottimisticamente pensare che si tratti di due comunità social distinte, si tratta di neanche 6.000 persone, che in confronto ai 20 milioni di visitatori attesi a Milano per il grande evento in programma dal 1° maggio al 31 ottobre, di cui 7 italiani, sono davvero un'infima parte.
Sarà che il sito è ancora in versione Beta, ovvero provvisoria, oppure sarà dovuto al fatto che le sette lingue - inglese, russo, portoghese, cinese, spagnolo, tedesco e francese -, oltre all'italiano, in cui doveva essere tradotto il portale "entro i primi di febbraio", come promesso in sede di presentazione, non sono ancora operative, a soli 46 giorni da Expo 2015.
Oppure, ancora, sarà perché il portale ha tutta l'aria di un progetto abbandonato su un binario morto: si pensi che su Facebook l'ultimo aggiornamento è datato 26 gennaio 2015, e riporta la foto di copertina del portale, mentre su Twitter non vi è neppure un cinguettio ad allietare il silenzio della pagina.
Sarà anche costato 35.000 euro, meno dei milioni spesi per Italia.it, altra vergogna digitale, ma, viene da commentare, sempre troppi per il servizio reso. Anche se le promosse, specie se istituzionali, non hanno prezzo.
Chiara Pozzoli


