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Appello di Paolo Zona contro la messa in liquidazione del Convention bureau nazionale
Dalla Fira Gran Via di Barcellona, dove ieri è iniziata la fiera EIBTM (uno dei due principali appuntamenti europei per la meeting & incentive industry), il presidente di Federcongressi&eventi Paolo Zona così reagisce alle voci secondo cui sarebbe imminente la messa in liquidazione del Convention Bureau Italia, sotto la cui egida è coordinata la presenza del nostro Paese alla stessa EIBTM.
«Per vie non ufficiali ma degne della massima fiducia ho ragione di pensare che ci sia la volontà diffusa di mettere in liquidazione il Convention Bureau Italia, fortemente voluto da Federcongressi&eventi, che in questi giorni, proprio nel luogo da cui sto parlando (lo stand italiano alla fiera di Barcellona) sta dando una bella ed efficiente prova di sé, consentendo alla nostra meeting industry di presentarsi alla platea internazionale dei top buyer con la stessa immagine coordinata, unitaria e razionale tipica sino a ieri solo dei nostri grandi concorrenti.
Grazie al Convention Bureau, finalmente anche l’Italia ha la vetrina che si merita, priva della sovrapposizione dei marchi che nelle scorse edizioni sopperivano alla mancanza di un ente di rappresentanza commerciale verso l’estero. Ebbene, oggi che questo ente c’è e ha faticosamente conquistato una sua efficace operatività, con una prontezza tutta italiana se ne chiede subito la chiusura. A questa nefanda prospettiva l’associazione che rappresento e l’intera comunità italiana degli operatori meeting & incentive dicono di no!
Pronuncio queste parole al termine di una lunga e costruttiva riunione con il direttore generale del CB Italia Patrick Hoffnung e con parte del suo staff, durante la quale abbiamo condiviso le linee operative per il 2012. Non è eliminando la struttura che si risolve il problema degli sprechi e della mala gestione di cui è stata oggetto – cose che peraltro io fui il primo a denunciare in tempi non sospetti (venendo per questa ragione espulso dal Consiglio d’Amministrazione, sei mesi orsono) – perché in tal modo si butta via il bambino insieme all’acqua sporca».
«Se davvero si vuole cambiare direzione e dare al turismo congressuale ciò di cui ha bisogno, allora occorre semmai cambiare la governance del CB, mettendola nelle condizioni di lavorare seriamente e con la massima efficacia. Nel dettaglio, occorre: 1) cambiare il CdA; 2) nominare subito il Comitato tecnico; 3) coinvolgere attivamente i rappresentanti del settore; 4) varare un vero piano industriale per il 2012».
«Altro che cancellazione, altro che azzeramento. Del CB nazionale c’è bisogno assoluto: la sua fine sarebbe un passo indietro assai pericoloso soprattutto ora, nel pieno di una crisi finanziaria gravissima per superare la quale gli operatori hanno bisogno di un sostegno e di un indirizzo. Richiamo le istituzioni e tutte le parti sociali a voler considerare questo mio appello e trarne un atteggiamento più serio a vantaggio di tutti».

