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Bea Expo Festival. Il mercato degli eventi in Europa: il peggio è passato
Numerosi gli spunti interessanti emersi dalla tavola rotonda europea, a cui hanno partecipato esponenti delle principali associazioni di categoria. L’impatto della crisi sugli invetsimenti, le strategie per uscirne e le previsioni per il futuro i principali temi affrontati.
Uno spaccato molto interessante del mercato degli eventi in Europa è emerso dalla tavola rotonda internazionale tenutasi questa mattina durante la seconda giornata del Bea Expo Festival.
Moderata dal giornalista inglese Mike Fletcher, ha visto partecipare esponenti delle più importanti associazioni europee di categoria: Christoph Tessmar, congress manager di Sanofi-Aventis (Spagna), Philippe Fournier, presidente ANAé (Francia), Ana Grandia, presidente Club para la Excellencia, Gilles Morange, membro Consulta degli eventi (Italia), José Aguarod, editor di Grupo Eventoplus (Spagna), Rui Ochoa, managing director Festas & Eventos (Portogallo). L’impatto della crisi, il rapporto con i clienti e le prospettive per il futuro i temi principali che sono stati affrontati negli interventi.
Le conseguenze della crisi sul mercato nelle diverse nazioni
È un fatto che la crisi abbia colpito tutti i Paesi europei, anche se con modalità diverse a seconda dei Paesi. E il mercato degli eventi certamente non fa eccezione, anche se, tendenzialmente, la flessione è più bassa che per altri settori.
La Spagna senza dubbio è uno fra i più colpiti, anche se José Aguarod (nella foto) distingue fra due mercati: quello corporate, che senza dubbio ha sofferto, e quello congressuale, che invece ha esistito molto bene, e che tuttora riempie gli alberghi e le location in tutta la Spagna. “La flessione che ci si aspettava per quest’anno, stando a un’indagine che abbiamo svolto a inizio anno fra 150 agenzie, era del -15% - ha dichiarato -. Ma a fine anno vedremo se questo dato sarà confermato”.
“La crisi in Portogallo è una realtà dal diciassettesimo secolo - ha ironizzato Rui Ochoa - e questa crisi certo non ha fatto eccezione. Positivo però è il fatto che, anche grazie a nuovi collegamenti aerei con diverse città portoghesi, come Porto servita da Ryanair, si stiano sviluppando nuove mete e possibilità”. Un dato interessante arriva dalla Francia, dove le previsioni delle agenzie associate ad ANAé danno un -5% di flessione: una quota di non poco inferiore al -15% di tutto il mercato.
Budget più bassi
In Italia non si smette di dirlo: dopo la crisi nulla sarà più come nel passato. Ed è interessante vedere che ciò vale anche per gli altri Paesi europei. “Sicuramente non vedremo più i grandi eventi con grandi budget che avevamo nel passato - ha dichiarato Ana Grandia (Club para la Excellencia) - E sicuramente in Spagna la tendenza sarà di stare su investimenti più contenuti”.
Costituisce senza dubbio un problema la tendenza che si è affermata durante la crisi a fare eventi con budget più bassi. Come ha spiegato Gilles Morange: “Ora che i clienti si sono abituati a spendere meno ottenendo comunque progetti creativi, non saranno disposti a tornare a investire le cifre del passato”.
Tutto ciò si traduce in una forte pressione da parte dei clienti sulle agenzie, denunciata da Rui Ochoa (Festas & Eventos) e confermata da un rappresentante di azienda, Christoph Tessmar di Sanofi-Aventis Spagna (nella foto). “Senza dubbio facciamo pressione sulle agenzie, e sarà difficile tornare indietro - ha spiegato -. Se possiamo avere soluzioni valide con low budget, perché spendere di più?”.
Un altro impatto forte della crisi si è avuto anche sull’immagine dell’evento, come ha spiegato Philippe Fournier (ANAé): “Le aziende oggi quasi si vergognano di fare vedere che, in tempi economici difficili spendono per gli eventi”, ha commentato.
Una selezione naturale
Al di là dei numerosi effetti negativi, la crisi ha una conseguenza che da molte agenzie viene vissuta come positiva: un pulizia del mercato. “Negli anni scorsi sono nate moltissime realtà dal nulla, senza competenza, che hanno affollato il mercato, creando molta confusione – ha commentato Gilles Morange (nella foto) -. Sono però queste le strutture che con la crisi non riescono a sopravvivere, mentre le agenzie più solide, che hanno costruito la propria professionalità negli anni, sono quelle che continueranno a vivere”.
Fra le cause della nascita di nuove agenzie, in Italia come in altri Paesi, vi sono, secondo José Aguarod, anche molte mancanze delle realtà sul mercato, che non hanno svolto come dovevano il loro compito, e, allo stesso tempo, il fascino di grandi guadagni.
Dialogo e creatività le armi per la ripresa
Ma quali sono dunque le armi per reagire a questa crisi? “Il dialogo fra i diversi attori della filiera, agenzie, aziende e fornitori, è fondamentale per riuscire a venire fuori dal tunnel”, è convinto Morange. Così come è importante che le agenzie si propongano sempre più come consulenti ai clienti, facendo percepire, attraverso opere di educazione, il valore del proprio lavoro. Un problema da non sottovalutare è quello della gestione dei budget da parte degli uffici acquisti, che tendono spesso al ribasso, come testimoniato da Christoph Tessmar. “Quello che a noi sta a cuore come azienda è la qualità dell’evento - ha spiegato - e siamo spesso costretti a chiedere l’intervento dell’agenzia per riuscire a mediare”. Dialogo, dunque, e soprattutto creatività e originalità saranno gli elementi distintivi.
Una misurazione necessaria
Altro tema sensibile affrontato nella tavola rotonda è quello della misurazione dell’investimento, oggi più che mai utile ai clienti per capire il ritorno che l’attività svolta ha sui propri obiettivi. Ma se, come sostiene Founier, fornire questi strumenti è un dovere delle agenzie, spesso le aziende non sono disposte a ripensare a eventuali errori di investimento che hanno effettuati nel passato. “Gli strumenti di misurazione, comunque, devono essere definiti all’inizio, al momento della definizione del progetto”, spiega Rui Ochoa (nella foto).
La luce alla fine del tunnel
Nonostante tutto, sembra che il peggio sia passato, e tutti i partecipanti alla tavola rotonda sono concordi nell’affermare che il 2010 sarà senz’altro migliore dell’anno passato. Un segno eloquente sono gli alberghi e le location congressuali complete, in Italia come in Spagna e in Francia. Mentre per la Gran Bretagna fanno ben sperare le Olimpiadi del 2012 a Londra, che porteranno senza dubbio uno sviluppo importante.
Moderata dal giornalista inglese Mike Fletcher, ha visto partecipare esponenti delle più importanti associazioni europee di categoria: Christoph Tessmar, congress manager di Sanofi-Aventis (Spagna), Philippe Fournier, presidente ANAé (Francia), Ana Grandia, presidente Club para la Excellencia, Gilles Morange, membro Consulta degli eventi (Italia), José Aguarod, editor di Grupo Eventoplus (Spagna), Rui Ochoa, managing director Festas & Eventos (Portogallo). L’impatto della crisi, il rapporto con i clienti e le prospettive per il futuro i temi principali che sono stati affrontati negli interventi.
Le conseguenze della crisi sul mercato nelle diverse nazioni
È un fatto che la crisi abbia colpito tutti i Paesi europei, anche se con modalità diverse a seconda dei Paesi. E il mercato degli eventi certamente non fa eccezione, anche se, tendenzialmente, la flessione è più bassa che per altri settori.La Spagna senza dubbio è uno fra i più colpiti, anche se José Aguarod (nella foto) distingue fra due mercati: quello corporate, che senza dubbio ha sofferto, e quello congressuale, che invece ha esistito molto bene, e che tuttora riempie gli alberghi e le location in tutta la Spagna. “La flessione che ci si aspettava per quest’anno, stando a un’indagine che abbiamo svolto a inizio anno fra 150 agenzie, era del -15% - ha dichiarato -. Ma a fine anno vedremo se questo dato sarà confermato”.
“La crisi in Portogallo è una realtà dal diciassettesimo secolo - ha ironizzato Rui Ochoa - e questa crisi certo non ha fatto eccezione. Positivo però è il fatto che, anche grazie a nuovi collegamenti aerei con diverse città portoghesi, come Porto servita da Ryanair, si stiano sviluppando nuove mete e possibilità”. Un dato interessante arriva dalla Francia, dove le previsioni delle agenzie associate ad ANAé danno un -5% di flessione: una quota di non poco inferiore al -15% di tutto il mercato.
Budget più bassi
In Italia non si smette di dirlo: dopo la crisi nulla sarà più come nel passato. Ed è interessante vedere che ciò vale anche per gli altri Paesi europei. “Sicuramente non vedremo più i grandi eventi con grandi budget che avevamo nel passato - ha dichiarato Ana Grandia (Club para la Excellencia) - E sicuramente in Spagna la tendenza sarà di stare su investimenti più contenuti”.

Costituisce senza dubbio un problema la tendenza che si è affermata durante la crisi a fare eventi con budget più bassi. Come ha spiegato Gilles Morange: “Ora che i clienti si sono abituati a spendere meno ottenendo comunque progetti creativi, non saranno disposti a tornare a investire le cifre del passato”.
Tutto ciò si traduce in una forte pressione da parte dei clienti sulle agenzie, denunciata da Rui Ochoa (Festas & Eventos) e confermata da un rappresentante di azienda, Christoph Tessmar di Sanofi-Aventis Spagna (nella foto). “Senza dubbio facciamo pressione sulle agenzie, e sarà difficile tornare indietro - ha spiegato -. Se possiamo avere soluzioni valide con low budget, perché spendere di più?”.
Un altro impatto forte della crisi si è avuto anche sull’immagine dell’evento, come ha spiegato Philippe Fournier (ANAé): “Le aziende oggi quasi si vergognano di fare vedere che, in tempi economici difficili spendono per gli eventi”, ha commentato.
Una selezione naturale
Al di là dei numerosi effetti negativi, la crisi ha una conseguenza che da molte agenzie viene vissuta come positiva: un pulizia del mercato. “Negli anni scorsi sono nate moltissime realtà dal nulla, senza competenza, che hanno affollato il mercato, creando molta confusione – ha commentato Gilles Morange (nella foto) -. Sono però queste le strutture che con la crisi non riescono a sopravvivere, mentre le agenzie più solide, che hanno costruito la propria professionalità negli anni, sono quelle che continueranno a vivere”.Fra le cause della nascita di nuove agenzie, in Italia come in altri Paesi, vi sono, secondo José Aguarod, anche molte mancanze delle realtà sul mercato, che non hanno svolto come dovevano il loro compito, e, allo stesso tempo, il fascino di grandi guadagni.
Dialogo e creatività le armi per la ripresa
Ma quali sono dunque le armi per reagire a questa crisi? “Il dialogo fra i diversi attori della filiera, agenzie, aziende e fornitori, è fondamentale per riuscire a venire fuori dal tunnel”, è convinto Morange. Così come è importante che le agenzie si propongano sempre più come consulenti ai clienti, facendo percepire, attraverso opere di educazione, il valore del proprio lavoro. Un problema da non sottovalutare è quello della gestione dei budget da parte degli uffici acquisti, che tendono spesso al ribasso, come testimoniato da Christoph Tessmar. “Quello che a noi sta a cuore come azienda è la qualità dell’evento - ha spiegato - e siamo spesso costretti a chiedere l’intervento dell’agenzia per riuscire a mediare”. Dialogo, dunque, e soprattutto creatività e originalità saranno gli elementi distintivi.
Una misurazione necessaria
La luce alla fine del tunnel
Nonostante tutto, sembra che il peggio sia passato, e tutti i partecipanti alla tavola rotonda sono concordi nell’affermare che il 2010 sarà senz’altro migliore dell’anno passato. Un segno eloquente sono gli alberghi e le location congressuali complete, in Italia come in Spagna e in Francia. Mentre per la Gran Bretagna fanno ben sperare le Olimpiadi del 2012 a Londra, che porteranno senza dubbio uno sviluppo importante.

